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Oristano

Reti abbandonate, dalla Regione i fondi per l’area di Managu

Reti abbandonate, dalla Regione i fondi per l’area di Managu

Bosa, 250mila euro per la bonifica del tratto di mare L’impianto, nato negli anni Novanta, era da tempo dismesso

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BOSA. Per bonificare lo specchio di mare vicino a Porto Managu dagli ingombranti e pericolosi resti dell’impianto di itticoltura abbandonato, la Regione Sardegna ha finalmente stanziato 250mila euro. Una guerra decennale quella per far tornare le azzurre e limpide acque dove si specchia l’incontaminato territorio in cui nidifica l’unica colonia autoctona di Grifone in Italia. Fatta di tante piccole e grandi battaglie, considerato l’impegno della Guardia Costiera di Bosa, del Comune, con diverse interrogazioni in consiglio regionale. Obiettivo, cancellare l’ultima eredità di quella che nella metà degli anni ’90 era una delle scommesse dell’economia locale, poi trasformatasi in un incubo per la marineria da pesca e per quella da diporto, con decine di piccoli e grandi pezzi galleggianti trascinati dal mare e disseminati lungo la costa fra Marrargiu e Turas. Cessata l’attività di itticoltura nel quadrilatero marino vicino ad una delle perle della costa del Grifone, la baia di porto Managu, sono rimasti pesi morti, catene, elementi semisommersi. Queste le incognite tra fondale e pelo d’acqua che hanno spinto più volte l’Ufficio Circondariale Marittimo di Bosa a reiterare le ordinanze di divieto di transito, ancoraggio, pesca e qualsiasi altra attività di superficie e subacquea. Le buone notizie qualche mese fa, quando la giunta regionale, dopo varie sollecitazioni in arrivo da Bosa, ha deciso di destinare 250mila euro per i lavori di rimozione e messa in sicurezza dell’area. Somma da reperire nel bilancio dell’ente territoriale, di cui è stato necessario attendere il via libera al bilancio, prima del ritorno in giunta ed il definitivo via libera, su proposta dell'assessore all'Agricoltura Pier Luigi Caria. «Grazie alle risorse stanziate dal Consiglio Regionale e alla stipula di una convenzione con il Comune di Bosa, si dà soluzione a un problema che si protrae dal 2007, da quando l’impianto di acquacoltura cessò la sua attività e fu lasciato in stato di abbandono. La totale assenza di attività e un impianto privo di segnalazioni e di controllo creava potenziali situazioni di pericolo per la navigazione e di inquinamento ambientale», spiega lo stesso Caria, nelle motivazioni alla concessione del consistente finanziamento di fondi pubblici. Perché il mare di Bosa torni finalmente ad essere totalmente libero dall’incognita del vecchio manufatto inutilizzato e pericoloso non resta quindi che attendere l’iter comunale necessario a trovare una ditta specializzata in bonifiche marine. Che spazzi via, insieme ai resti dell’impianto, anche un decennio di discussioni e polemiche.(al.fa.)

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