La Nuova Sardegna

Oristano

Cavalcaferrovia con rifiuti pericolosi

di Simonetta Selloni
Cavalcaferrovia con rifiuti pericolosi

Simaxis, dopo un anno anche l’Arpas ne ammette la presenza: ma il cantiere non è mai stato posto sotto sequestro

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SIMAXIS. Il cantiere del cavalcaferrovia sulla Statale 388 all’altezza di Simaxis poggia su un sito contaminato, per la presenza di diverse tipologie di rifiuti, alcuni dei quali pericolosi, tra i quali amianto, con concentrazioni siginificative dei parametri di Berillio, cobalto e zinco. Ora lo dice anche l’Arpas, finalmente, dopo un anno di segnalazioni e richieste di intervento da parte della ditta Cidieffe Costruzioni di Colico, appaltatrice dei lavori, rivolte – e rimaste inascoltate – anche alla Asl, Ufficio del lavoro, Comuni di Simaxis e Oristano, Provincia e persino Procura della Repubblica alla quale ha presentato un esposto anche l’Associazione regionale ex esposti amianto.

Un anno di ritardo. Il sopralluogo dell’Arpas, bisogna sottolinearlo, arriva soltanto dopo che nello scorso mese di aprile i carabinieri di Simaxis avevano inviato un sollecito, sottolineando che la presenza di amianto e agenti inquinanti era stata segnalata dalla Cidieffe già dal 22 giugno dello scorso anno. Nel frattempo il proprietario del cantiere e committente dei lavori, Rete ferroviaria italiana, informato della situazione, ha risposto con una risoluzione del contratto con la Cidieffe a fronte della richiesta di variante da parte dell’impresa che segnalava la presenza nel cantiere di rifiuti pericolosi e ben diversi dai materiali ghiaiosi e sabbiosi indicati da Rfi.

Paga solo Cidieffe. È poi singolare che la stessa Arpas, che pure (il 26 giugno scorso) ha compiuto il sopralluogo, concluda sulla necessità che “rilevata la situazione di potenziale contaminazione sul sito... il soggetto obbligato (Rfi ndr) deve attivare le procedure previste» per la bonifica, fondandosi sui risultati dell’accertamento tecnico preventivo disposto dal Tribunale di Cagliari su richiesta della Cidieffe. Questo accertamento, cui si era opposta Rfi, è costato ad oggi oltre 22mila euro, tra parcella del consulente (17mila euro) e spese (ossia analisi, altri 6500 euro). Pagati esclusivamente dalla Cidieffe Costruzioni.

Materiali pericolosi. La presenza dei materiali pericolosi viene certificata dal consulente tecnico. «Le indagini eseguite hanno confermato, sia nell’area delimitata dal nastro, sia al di sotto del piano di lavoro per la realizzazione dei jet-grouting, per una profondità ulteriore di un metro, la presenza di materiali non assimilabili a terre e rocce di scavo e classificabili come rifiuti pericolosi contenenti amianto. L’accertata presenza di materiali non assimilabili a terre e rocce di scavo, classificabili come rifiuti pericolosi contenenti amianto, non essendo stata prevista in progetto, non consente la prosecuzione dei lavori secondo le previsioni progettuali». Questa era la tesi della Cidieffe, che infatti chiedeva una perizia di variante alla quale Rfi ha sempre risposto picche.

Cantiere mai sequestrato. La segnalazione del ritroamento dell’amianto risale al 22 giugno 2016. La Cidieffe, attraverso il suo procuratore, ingegner Rolando Crespi, ha inviato comunicazioni certificate a tutti i soggetti interessati: Rfi, ma anche Asl, Ufficio del lavoro, Arpas, Carabinieri (anche il Nucleo operativo ecologico). La Procura è stata imvestita da ben due esposti. Nessuno ha mai messo il cantiere sotto sequestro, nessuno ha fermato i lavori. Lo stop è intervenuto solo per via del contenzioso, ma il cantiere è stato sempre nella disponibilità della Cidieffe che lo ha riconsegnato il 5 settembre scorso a Rfi solo dopo che il legale di Rete ferroviaria aveva inviato una richiesta in tal senso. E solo dopo che tutti gli atti che non erano stati compiuti prima, ad esempio il verbale di consistenza dei lavori richiesto da Cidieffe e alla fine stilato dal Consulente del tribunale, sono stati redatti.



Tonnellate di rifiuti. Se soltanto ci si ferma all’area di scavo, per un solo metro sotto il piano lavori, ci si rende conto che bisognerà bonficare almento 5/6mila metri quadri che assommano ad almeno 12mila tonnellate di rifiuti. Questo senza considerare che tutto il cantiere insiste su una ex cava profonda almeno venti metri. Ora bisognerà capire chi imporrà a Rfi la bonifica. La rimozione e lo smaltimento dei rifiuti lo aveva ingiunto a Rfi un’ordinanza del sindaco di Simaxis (non pervenuto il Comune di Oristano, nel ci territorio insiste per metà il cantiere). Ma era bastata la protesta di Rfi secondo la quale l’appaltatore, ossia la Cidieffe, non aveva consegnato il cantiere, per far revocare l’ordinanza. Ora è tutto fermo, i rifiuti pericolosi sono lì. Con tutta l’ufficialità del caso, certificazioni alla mano. Un anno dopo, il re è nudo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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