Processo per Capu d’Aspu, di scena la difesa
Bosa, alcuni testimoni hanno riferito sull’operato dell’ex sindaco Casula: pienamente legittimo
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BOSA. Di scena i consulenti della difesa, in tribunale a Oristano al processo per l’appalto da 12 milioni sulla modifica allo sbarramento naturale alla foce del Temo a Capu d’Aspu. La questione è incentrata sulle modifiche alle quote batimetriche del fondale, lavori che, sostiene il pm Armando Mammone, nemmeno finitorno. Questo nonostante la conclusione venne certificata dalla commissione di collaudo, composta dagli ingegneri Tonino Manca, Piero Dau e Antonello Garau; l’ingegnere Salvatore Bisanti, responsabile dell’impresa Research che si aggiudicò i lavori, e l’ingegegnere cagliaritano Paolo Gaviano che dei lavori era direttore imputati di truffa.
Ieri si è però parlato della posizione di Piero Casula, l’ex sindaco di Bosa che risponde di reati connessi con la gestione dell’appalto. Sulla stessa posizione c’è anche l’ex geometra comunale Luciano Baldino, responsabile del procedimento. Anche una dipendente comunale, Rita Motzo, è imputata. Ieri ha deposto Arturo Bianco, esperto del funzionamento delle pubbliche amministrazioni. Doveva rispondere sul fatto che il Comune di Bosa bandì un concorso vinto dal geometra Baldino, che era già pensionato dell’ente, e che secondo l’accusa sarebbe stato in qualche modo ricollocato al suo posto perché Casula potesse gestire meglio l’appalto di lavori a Capu d’Aspu e ottenerne un vantaggio elettorale. Ma la procedura attraverso la quale venn riassunto Baldino, ha spiegato l’esperto, fino al 2012 era del tutto ammissibile. In seguito la legge cambiò, ma nel 2011, tempo al quale risalgono i fatti contestati, un ente poteva assumere un ex dipendente nel suo ruolo. Il processo proseguirà il 17 ottobre con altri consulenti della difesa, rappresentata dagli avvocati Gianfranco Siuni, Roberto Dau, Franco Luigi Satta, Guido Manca Bitti, Speranza Benenati, mentre il Comune di Bosa si è costituito parte civile attraverso l’avvocato Antonio Falchi.
Ieri si è però parlato della posizione di Piero Casula, l’ex sindaco di Bosa che risponde di reati connessi con la gestione dell’appalto. Sulla stessa posizione c’è anche l’ex geometra comunale Luciano Baldino, responsabile del procedimento. Anche una dipendente comunale, Rita Motzo, è imputata. Ieri ha deposto Arturo Bianco, esperto del funzionamento delle pubbliche amministrazioni. Doveva rispondere sul fatto che il Comune di Bosa bandì un concorso vinto dal geometra Baldino, che era già pensionato dell’ente, e che secondo l’accusa sarebbe stato in qualche modo ricollocato al suo posto perché Casula potesse gestire meglio l’appalto di lavori a Capu d’Aspu e ottenerne un vantaggio elettorale. Ma la procedura attraverso la quale venn riassunto Baldino, ha spiegato l’esperto, fino al 2012 era del tutto ammissibile. In seguito la legge cambiò, ma nel 2011, tempo al quale risalgono i fatti contestati, un ente poteva assumere un ex dipendente nel suo ruolo. Il processo proseguirà il 17 ottobre con altri consulenti della difesa, rappresentata dagli avvocati Gianfranco Siuni, Roberto Dau, Franco Luigi Satta, Guido Manca Bitti, Speranza Benenati, mentre il Comune di Bosa si è costituito parte civile attraverso l’avvocato Antonio Falchi.
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