La Nuova Sardegna

Oristano

Rischio alluvioni, definiti i parametri per gli allarmi a Bosa

di Alessandro Farina

Riunione per i limiti del deflusso dalla diga di Monte Crispu L’impianto sino al collaudo avrà le paratie sempre aperte

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BOSA. La questione arriverà presto in consiglio comunale, perché i parametri di cui si è discusso martedì nell’aula consiliare di piazza Carmine, alla presenza di funzionari della protezione civile regionale, amministratori, forze dell’ordine, tecnici e protezione civile comunale, andranno messi nero su bianco nell’aggiornamento del Piano di protezione civile comunale vigente. Sulla diga di Monte Crispu la certezza nelle decisioni deve essere massima, soprattutto sulla definizione delle soglie di allarme registrate dai sensori che monitorano i flussi in uscita dalla diga in particolari condizioni meteo di allarme idrogeologico, che saranno utili per prendere decisioni sul campo, sulla base anche di alcuni documenti e studi: a partire dalla decisione della giunta regionale nel giugno 2017, per finire ad uno studio che riporta i dati delle quantità d’aqua in ingresso e in uscita nella diga di Monte Crispu, elaborati tenendo conto dei cinque anni presi in esame dai tecnici del Centro funzionale decentrato di Cagliari. Il cui settore idrogeologico era rappresentato dagli ingegneri Salvatore Cinus e Francesco Tola, dal collega Antonio Usai del settore pianificazione e gestione emergenze e da Caterina Visan e Pietro Massidda della Sala Operativa di Cagliari. Alla presenza del sindaco Luigi Mastino, amministratori e tecnici del Comune, comandanti della stazione Carabinieri Gavino Graziano, Brigata della Guardia di Finanza Francesco Deriu, Comitato della Croce Rossa di Bosa Salvatore Deriu, Barracelli di Bosa Francesco Pinna. Argomento della riunione è concordare la soglia di metri cubi in uscita dalla diga di Monte Crispu che andrà comunicata al Comune, per avviare le azioni di protezione civile necessarie alla tutela dei cittadini. Questa soglia scaturisce dai dati idrometrici registrati fra il 2012 ed il 2017 nella diga di Monte Crispu. Le cui paratie sono, e resteranno fino al collaudo, sempre aperte. Anche se di fatto la diga permette già una reale azione di laminazione: cioè di graduale rilascio di quantità d’acqua, che permette un altrettanto graduale viaggio dell’acqua fino alla foce del Temo. In concreto, un primo avviso dalla Sala operativa della protezione civile regionale al sindaco arriverà quando dalla diga la fuoriuscita sarà di 176 metri cubi d’acqua al secondo. Da quel momento il flusso sarà costantemente monitorato, con bollettini che segnaleranno di ora in ora la portata del deflusso, con allerte a 200, 300, 400 e 500 metri cubi in uscita al secondo. Queste le informazioni sulle quali potrà contare la sala operativa del Coc, utili a prendere decisioni che dovranno tenere conto anche delle segnalazioni sul campo. Per stabilire ad esempio, un’eventuale ordine di evacuazione dai piani bassi delle case in alcuni rioni cittadini, a rischio esondazione del Temo.

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