La Nuova Sardegna

Oristano

Bici vietate in centro, tanti no

di Davide Pinna
Bici vietate in centro, tanti no

La delibera della giunta suscita proteste. In molti invocano più controlli, ma c’è chi è d’accordo

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ORISTANO. Per ora è solo una delibera di giunta, manca l'esecutività, che arriverà solo quando il sindaco emetterà l'ordinanza che obbligherà i ciclisti oristanesi a condurre il proprio mezzo a mano nelle vie pedonali del centro storico. E infatti a poche ore dalla diffusione della notizia la situazione in piazza Roma e via Dritta non sembra essere cambiata di molto: i gruppi di ragazzini in bicicletta ci sono, anche quelli più piccoli che giocano sotto o intorno alla torre di Mariano II; anche la maggior parte degli adulti passa tranquilla in sella, ma il numero di quelli che la conducono a mano sembra leggermente aumentato. Stefano Tamponi, un giovane padre con sua figlia – tutt'e due sono in bicicletta – dice: «Inutile cercare di risolvere con un divieto. Il fatto è solo che la gente corre, e allora bisognerebbe multare chi corre». Molti altri passanti sono della stessa opinione, anche se c'è qualche divergenza per quanto riguarda la fascia d'età che raggruppa i ciclisti più spericolati: Fausto Piras, che sta portando il suo cagnolino a passeggio in piazza Roma, dice che «Basterebbe un po' di educazione in più, soprattutto per i più giovani che non si preoccupano dei pedoni»; Maria Elena Virdis, residente di via Dritta invece punta il dito contro i più grandi: «Io abito qua in centro, vedo gli adulti che corrono in bici. Ci vorrebbero più buonsenso, più educazione e multe per i grandi che vanno troppo veloci». Sul discorso dell'educazione ci tornano in molti, come Francesco Pettinau, fresco di laurea in giurisprudenza che la bici la usa spesso in città: «Capisco il problema, ma non condivido la soluzione. I limiti ci sono e i vigili dovrebbero farli rispettare; servirebbe un po' più educazione stradale le elementari e alle medie.Le bici lasciate senza alcuna regola sono un pericolo, ma l'educazione civica serve proprio a migliorare queste asprezze». Anche Simona Putzolu, giovane insegnante di italiano e storia in un istituto superiore della provincia, la bicicletta la usa anche se non in città; lei crede che il provvedimento sia nato sull'onda di alcuni incidenti fra ciclisti e pedoni negli ultimi tempi: «Se usassimo lo stesso criterio di fronte alle tante persone investite dalle auto in città, dovremmo ritenere che limiti, multe e controlli non siano sufficienti e perciò vietare l'uso delle auto!». C'è però anche chi pensa che in fondo la misura non sia così draconiana. Michele Oro, che studia giurisprudenza a Cagliari, ci dice che in effetti ci sono ciclisti troppo spericolati, anche il sabato sera quando le strade sono molto più gremite; Elena Sofia Fratini e Marcello Solinas, anche loro studenti a Cagliari, nella facoltà di medicina, sottolineano come in fondo la delibera riguardi poche vie: «Alla fine non è un sacrificio così grande per i ciclisti; a percorrere via Dritta da un capo all'altro conducendo la bici a mano ci si mette meno di un minuto»; poi c'è il signor Antonino Orrù che sta conducendo la sua bicicletta a piedi, in via Garibaldi: «Non sapevo niente – dice – ma non mi sembra grave. Io, da sempre, appena arrivo in centro smonto e porto la bicicletta a piedi». Il capannello degli anziani di piazza Eleonora invece ha una posizione molto più netta: «Questa è area pedonale, non devono passare perché è pericoloso» dicono all'unisono.

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