Bici vietate in centro, tanti no
di Davide Pinna
La delibera della giunta suscita proteste. In molti invocano più controlli, ma c’è chi è d’accordo
3 MINUTI DI LETTURA
ORISTANO. Per ora è solo una delibera di giunta, manca l'esecutività, che arriverà solo quando il sindaco emetterà l'ordinanza che obbligherà i ciclisti oristanesi a condurre il proprio mezzo a mano nelle vie pedonali del centro storico. E infatti a poche ore dalla diffusione della notizia la situazione in piazza Roma e via Dritta non sembra essere cambiata di molto: i gruppi di ragazzini in bicicletta ci sono, anche quelli più piccoli che giocano sotto o intorno alla torre di Mariano II; anche la maggior parte degli adulti passa tranquilla in sella, ma il numero di quelli che la conducono a mano sembra leggermente aumentato. Stefano Tamponi, un giovane padre con sua figlia – tutt'e due sono in bicicletta – dice: «Inutile cercare di risolvere con un divieto. Il fatto è solo che la gente corre, e allora bisognerebbe multare chi corre». Molti altri passanti sono della stessa opinione, anche se c'è qualche divergenza per quanto riguarda la fascia d'età che raggruppa i ciclisti più spericolati: Fausto Piras, che sta portando il suo cagnolino a passeggio in piazza Roma, dice che «Basterebbe un po' di educazione in più, soprattutto per i più giovani che non si preoccupano dei pedoni»; Maria Elena Virdis, residente di via Dritta invece punta il dito contro i più grandi: «Io abito qua in centro, vedo gli adulti che corrono in bici. Ci vorrebbero più buonsenso, più educazione e multe per i grandi che vanno troppo veloci». Sul discorso dell'educazione ci tornano in molti, come Francesco Pettinau, fresco di laurea in giurisprudenza che la bici la usa spesso in città: «Capisco il problema, ma non condivido la soluzione. I limiti ci sono e i vigili dovrebbero farli rispettare; servirebbe un po' più educazione stradale le elementari e alle medie.Le bici lasciate senza alcuna regola sono un pericolo, ma l'educazione civica serve proprio a migliorare queste asprezze». Anche Simona Putzolu, giovane insegnante di italiano e storia in un istituto superiore della provincia, la bicicletta la usa anche se non in città; lei crede che il provvedimento sia nato sull'onda di alcuni incidenti fra ciclisti e pedoni negli ultimi tempi: «Se usassimo lo stesso criterio di fronte alle tante persone investite dalle auto in città, dovremmo ritenere che limiti, multe e controlli non siano sufficienti e perciò vietare l'uso delle auto!». C'è però anche chi pensa che in fondo la misura non sia così draconiana. Michele Oro, che studia giurisprudenza a Cagliari, ci dice che in effetti ci sono ciclisti troppo spericolati, anche il sabato sera quando le strade sono molto più gremite; Elena Sofia Fratini e Marcello Solinas, anche loro studenti a Cagliari, nella facoltà di medicina, sottolineano come in fondo la delibera riguardi poche vie: «Alla fine non è un sacrificio così grande per i ciclisti; a percorrere via Dritta da un capo all'altro conducendo la bici a mano ci si mette meno di un minuto»; poi c'è il signor Antonino Orrù che sta conducendo la sua bicicletta a piedi, in via Garibaldi: «Non sapevo niente – dice – ma non mi sembra grave. Io, da sempre, appena arrivo in centro smonto e porto la bicicletta a piedi». Il capannello degli anziani di piazza Eleonora invece ha una posizione molto più netta: «Questa è area pedonale, non devono passare perché è pericoloso» dicono all'unisono.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
