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Arrivano le prime risposte dagli scavi di Cobulas

Arrivano le prime risposte dagli scavi di Cobulas

MILIS. Grazie al lavoro avviato dagli archeologi nel 2014, il complesso nuragico di Cobulas-Cuccuru de is zanas si sta rivelando fonte di preziose informazioni sia per quanto riguarda la vita e le...

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MILIS. Grazie al lavoro avviato dagli archeologi nel 2014, il complesso nuragico di Cobulas-Cuccuru de is zanas si sta rivelando fonte di preziose informazioni sia per quanto riguarda la vita e le abitudini degli antichi abitanti del sito che per gli importanti reperti che sta restituendo.

La campagna di scavo di quest’anno, iniziata la prima settimana di settembre, coordinata dall’archeologo Giuseppe Maisola con la direzione scientifica di Pier Paolo Spano, entrambi dell’Università di Sassari, è finanziata interamente dal Comune di Milis, che offre anche vitto e alloggio a una ventina di persone tra archeologi e studenti.

L’obiettivo degli scavi in corso è quello di consolidare e restaurare le strutture riportate alla luce negli anni precedenti. «I lavori che stiamo effettuando - spiega Giuseppe Maisola - sono fondamentali per la tutela e la conservazione dei resti archeologici, anche in prospettiva della realizzazione di un percorso di fruizione dell’area, che potrà essere una realtà già alla fine di questa campagna».

Dei lavori di consolidamento e restauro si stanno occupando gli architetti Donatella de Rinaldis e Gabriele Manca, due professionisti con ampia esperienza nei siti archeologic. Oltre alle strutture, gli archeologi stanno effettuando operazioni di restauro, affidate nello specifico a Stefano Casu (diplomato presso il prestigioso opificio delle pietre dure di Firenze), anche sui reperti rinvenuti finora.

«Gli scavi di quest’anno - dice ancora Maisola -, stanno regalando grandi soddisfazioni. Tra queste la scoperta, all’interno del paramento murario settentrionale del nuraghe, di una probabile stipe votiva, cioè di un deposito di ex-voto come oggetti in terracotta raffiguranti la divinità, bruciaprofumi, contenitori in ceramica usati durante i rituali, risalente ad un periodo tra l’età ellenistica e l’età romana. Questo attesta con certezza il riutilizzo di una parte del nuraghe come santuario legato a divinità agrarie Demetra e Kore».

Gli scavi in corso, tra l’altro, stanno ponendo in luce il monumento in tutta la sua imponenza e importanza. Altro aspetto da sottolineare riguarda la volontà dell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Sergio Vacca, di individuare uno spazio tra gli immobili di proprietà comunale per l’esposizione dei reperti provenienti da Cobulas.

Pi. Ma.

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