Bosa, un indagato per i post di De Peddis
di Simonetta Selloni
Mesi di indagini della Procura che però chiede l’archiviazione: «Indizi portano all’identificazione, ma è difficile da provare»
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BOSA. Da qualche tempo è sparito: il pettegolezzo bosano non si alimenta più dei post di tal “Gaetano de Peddis”. Per settimane e mesi l’anonimo che si celava dietro il falso profilo Facebook aveva imperversato lanciando illazioni e seminando sospetti, soprattutto verso l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Mastino.
Poi qualcosa è successo. Forse le indagini avviate dalla procura della Repubblica di Oristano, sulla base della querela presentata dal sindaco Mastino, hanno raggiunto almeno l’obiettivo di fermare l’untore telematico. Il sostituto procuratore Armando Mammone è convinto di sapere chi sia il responsabile dei post anonimi, tanto da aver anche indagato una persona. Ma dopo mesi di accertamenti è stato lo stesso magistrato inquirente a chiedere l’archiviazione del procedimento perché l’utilizzo di connessioni internet pubbliche rende difficoltosa la dimostrazione della responsabilità dello stesso, anche se dalle indagini sono emersi indizi che portano all’identificazione dell’autore degli scritti diffamatori.
La Procura ha svolto indagini minuziose. Ha acquisito informazioni al team di sicurezza di Facebook, ha effettuato verifiche sul traffico internet con TelecomItalia, ha sollecitato dettagli sui “file di log” a Google. Una volta identificato il personaggio sospetto, ha anche monitorato i suoi spostamenti, arrivando ad accertare che il profilo Facebook “Gaetano de Peddis” era stato creato su Facebook durante un soggiorno londinese dell’indagato, nell’estate del 2016. Altri post sarebbero partiti, secondo le indagini della procura, da postazioni wi-fi pubbliche.
L’indagato era stato anche convocato dalla polizia giudiziaria, ma con l’assistenza del proprio legale di fiducia aveva scelto di non rispondere in attesa di conoscere i contenuti degli atti.
Nel mondo del web è però difficile arrivare a conclusioni certe e inoppugnabili e lo stesso pubblico ministero ha capito che la ricostruzione fatta, pur con forti sospetti a carico dell’indagato, difficilmente avrebbe retto all’onere della prova in giudizio. Quindi dopo qualche mese è arrivata la richiesta di archiviazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Poi qualcosa è successo. Forse le indagini avviate dalla procura della Repubblica di Oristano, sulla base della querela presentata dal sindaco Mastino, hanno raggiunto almeno l’obiettivo di fermare l’untore telematico. Il sostituto procuratore Armando Mammone è convinto di sapere chi sia il responsabile dei post anonimi, tanto da aver anche indagato una persona. Ma dopo mesi di accertamenti è stato lo stesso magistrato inquirente a chiedere l’archiviazione del procedimento perché l’utilizzo di connessioni internet pubbliche rende difficoltosa la dimostrazione della responsabilità dello stesso, anche se dalle indagini sono emersi indizi che portano all’identificazione dell’autore degli scritti diffamatori.
La Procura ha svolto indagini minuziose. Ha acquisito informazioni al team di sicurezza di Facebook, ha effettuato verifiche sul traffico internet con TelecomItalia, ha sollecitato dettagli sui “file di log” a Google. Una volta identificato il personaggio sospetto, ha anche monitorato i suoi spostamenti, arrivando ad accertare che il profilo Facebook “Gaetano de Peddis” era stato creato su Facebook durante un soggiorno londinese dell’indagato, nell’estate del 2016. Altri post sarebbero partiti, secondo le indagini della procura, da postazioni wi-fi pubbliche.
L’indagato era stato anche convocato dalla polizia giudiziaria, ma con l’assistenza del proprio legale di fiducia aveva scelto di non rispondere in attesa di conoscere i contenuti degli atti.
Nel mondo del web è però difficile arrivare a conclusioni certe e inoppugnabili e lo stesso pubblico ministero ha capito che la ricostruzione fatta, pur con forti sospetti a carico dell’indagato, difficilmente avrebbe retto all’onere della prova in giudizio. Quindi dopo qualche mese è arrivata la richiesta di archiviazione.
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