Il questore: «Chi sa, collabori»
Cuglieri: ieri il rito riparatore dopo il furto sacrilego nella chiesa di San Quirico
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CUGLIERI. Davanti alla folla di fedeli che ha riempito la chiesa di San Quirico, il vescovo di Alghero Bosa, Mauro Maria Morfino, ha officiato l’atteso rito di riparazione per la profanazione del tabernacolo, dal quale sono state asportate due pissidi contenenti ostie consacrate. Ad assisterlo nella celebrazione il parroco di Cuglieri, don Mario Piras, un sacerdote della diocesi e il diacono permanente Nanni Delogu.
La celebrazione ha preso il via con l’aspersione del tabernacolo, poi è proseguita con le preghiere previste dal rito.
Nella sua omelia il vescovo ha sottolineato più volte l’importanza che riveste per i cristiani la «disponibilità quotidiana dell’eucarestia. Ci sono ancora martiri nel mondo – ha sottolineato monsignor Morfino – che rischiano, e in molti casi perdono la vita per testimoniare l’amore verso il corpo di Cristo».
Non ma i fatto accenno a messe sataniche il vescovo, ma ha detto che la profanazione del tabernacolo costituisce un fatto gravissimo. «A fare le indagini - ha detto ancora il vescovo - ci penseranno gli investigatori. Per noi questo è il momento di pregare soprattutto per chi si è reso colpevole del gesto. Se si tratta di un fatto commesso, o commissionato da qualcuno che è qui preghiamo perché la luce di Dio invada il suo cuore, si penta e compia un gesto riparatore».
«Mangiare il Corpo di Cristo - ha detto ancora Morfino - significa vivere gli stessi sentimenti di Gesù. È facile rimanere in comunione con Lui quando siamo all’interno della chiesa. Il senso più profondo dell’eucarestia dobbiamo viverlo quando siamo fuori. Troppo spesso la profaniamo con i nostri comportamenti non solidali con chi soffre, o verso i poveri».
Il questore Giovanni Aliquò, a conclusione del rito, ha sottolineato la gravità dell’atto sacrilego: «La costituzione italiana sancisce il diritto di ognuno a professare liberamente la propria religione. Invito tutti ad avere fiducia nelle forze dell’ordine e a collaborare indicandoci il modo per arrivare a chi ha compiuto il gesto».
Piero Marongiu
La celebrazione ha preso il via con l’aspersione del tabernacolo, poi è proseguita con le preghiere previste dal rito.
Nella sua omelia il vescovo ha sottolineato più volte l’importanza che riveste per i cristiani la «disponibilità quotidiana dell’eucarestia. Ci sono ancora martiri nel mondo – ha sottolineato monsignor Morfino – che rischiano, e in molti casi perdono la vita per testimoniare l’amore verso il corpo di Cristo».
Non ma i fatto accenno a messe sataniche il vescovo, ma ha detto che la profanazione del tabernacolo costituisce un fatto gravissimo. «A fare le indagini - ha detto ancora il vescovo - ci penseranno gli investigatori. Per noi questo è il momento di pregare soprattutto per chi si è reso colpevole del gesto. Se si tratta di un fatto commesso, o commissionato da qualcuno che è qui preghiamo perché la luce di Dio invada il suo cuore, si penta e compia un gesto riparatore».
«Mangiare il Corpo di Cristo - ha detto ancora Morfino - significa vivere gli stessi sentimenti di Gesù. È facile rimanere in comunione con Lui quando siamo all’interno della chiesa. Il senso più profondo dell’eucarestia dobbiamo viverlo quando siamo fuori. Troppo spesso la profaniamo con i nostri comportamenti non solidali con chi soffre, o verso i poveri».
Il questore Giovanni Aliquò, a conclusione del rito, ha sottolineato la gravità dell’atto sacrilego: «La costituzione italiana sancisce il diritto di ognuno a professare liberamente la propria religione. Invito tutti ad avere fiducia nelle forze dell’ordine e a collaborare indicandoci il modo per arrivare a chi ha compiuto il gesto».
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