Cama, condannato il costruttore
di Michela Cuccu
Nove mesi a Giovanni Lochi. Struttura dissequestrata: parti abusive da demolire
2 MINUTI DI LETTURA
ORISTANO. Solo una parte delle ristrutturazioni dell'ex hotel Cama avvennero abusivamente e per questo dovranno essere demolite dal costruttore Giovanni Lochi, condannato a nove mesi di reclusione.
Si è conclusa così, con una sentenza più mite rispetto alle richieste del pubblico ministero Andrea Chelo, che aveva sollecitato per l'architetto Lochi, unico imputato al processo, una pena di un anno e dieci mesi di reclusione. Nel primo pomeriggio di ieri, il giudice Monocratico Elisa Marras, ha emesso una sentenza di condanna per abuso edilizio, senza però la pena pecuniaria, come era invece stata sollecitata dall'accusa. Bisognerà attendere due mesi, quando saranno pubblicate le motivazioni della sentenza, per sapere quali parti dell'ex Cama verranno abbattute. Nel frattempo, il giudice ha anche disposto il dissequestro dello stabile, cui la magistratura aveva apposto i sigilli a gennaio del 2016. Dunque, l'architetto Giovani Lochi, rientrerà in possesso dell'ex albergo, costruito con i finanziamenti per i Mondiali di calcio del 1990, ora diventato un palazzo con numerosi appartamenti. La trasformazione dello stabile, avvenuta tra il 2012 e il 2015, ma le contestazioni che erano state mosse al costruttore riguardano un periodo precedente. Un processo lungo quasi due anni che si è sviluppato su due tesi contrapposte: da un lato, la pubblica accusa che in base degli esiti delle indagini affidate alla sezione di polizia del Corpo Forestale e alla successiva perizia tecnica, che sosteneva come Giovanni Lochi avrebbe dichiarato falsamente una volumetria superiore a quella reale. L’avrebbe fatto nella Dichiarazione unica per le attività produttive del 2008 e del 2010. Questo gli avrebbe consentito poi di ottenere il permesso per una cubatura superiore nel momento in cui, col cambio di destinazione d’uso, fu acconsentita la trasformazione in appartamenti. L’altra contestazione riguardava il mancato rispetto dell'arretramento di un metro e mezzo delle nuove cubature per mantenere la distanza della costruzione dalle facciate degli edifici prospicienti e dagli spazi pubblici. Secondo i legali del costruttore, gli avvocati Basilio Brodu e Marcello Mereu, che si erano avvalsi della consulenza tecnica all'ex assessore all'Urbanistica, Gianvalerio Sanna, ogni opera realizzata era stata legittimata da atti successivi a quelli contestati e la valutazione andava fatta in base alle norme vigenti al momento dell’attuazione delle opere, mentre l’unica tavola progettuale con dati errati non poteva essere considerata come quella valida in mezzo a tante altre.
Si è conclusa così, con una sentenza più mite rispetto alle richieste del pubblico ministero Andrea Chelo, che aveva sollecitato per l'architetto Lochi, unico imputato al processo, una pena di un anno e dieci mesi di reclusione. Nel primo pomeriggio di ieri, il giudice Monocratico Elisa Marras, ha emesso una sentenza di condanna per abuso edilizio, senza però la pena pecuniaria, come era invece stata sollecitata dall'accusa. Bisognerà attendere due mesi, quando saranno pubblicate le motivazioni della sentenza, per sapere quali parti dell'ex Cama verranno abbattute. Nel frattempo, il giudice ha anche disposto il dissequestro dello stabile, cui la magistratura aveva apposto i sigilli a gennaio del 2016. Dunque, l'architetto Giovani Lochi, rientrerà in possesso dell'ex albergo, costruito con i finanziamenti per i Mondiali di calcio del 1990, ora diventato un palazzo con numerosi appartamenti. La trasformazione dello stabile, avvenuta tra il 2012 e il 2015, ma le contestazioni che erano state mosse al costruttore riguardano un periodo precedente. Un processo lungo quasi due anni che si è sviluppato su due tesi contrapposte: da un lato, la pubblica accusa che in base degli esiti delle indagini affidate alla sezione di polizia del Corpo Forestale e alla successiva perizia tecnica, che sosteneva come Giovanni Lochi avrebbe dichiarato falsamente una volumetria superiore a quella reale. L’avrebbe fatto nella Dichiarazione unica per le attività produttive del 2008 e del 2010. Questo gli avrebbe consentito poi di ottenere il permesso per una cubatura superiore nel momento in cui, col cambio di destinazione d’uso, fu acconsentita la trasformazione in appartamenti. L’altra contestazione riguardava il mancato rispetto dell'arretramento di un metro e mezzo delle nuove cubature per mantenere la distanza della costruzione dalle facciate degli edifici prospicienti e dagli spazi pubblici. Secondo i legali del costruttore, gli avvocati Basilio Brodu e Marcello Mereu, che si erano avvalsi della consulenza tecnica all'ex assessore all'Urbanistica, Gianvalerio Sanna, ogni opera realizzata era stata legittimata da atti successivi a quelli contestati e la valutazione andava fatta in base alle norme vigenti al momento dell’attuazione delle opere, mentre l’unica tavola progettuale con dati errati non poteva essere considerata come quella valida in mezzo a tante altre.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
