La Nuova Sardegna

Oristano

Idrocarburi sotto terra: bonifica con nuovi sistemi

di Davide Pinna
Idrocarburi sotto terra: bonifica con nuovi sistemi

In piazza Manno la lotta contro i residui lasciati dal distributore dismesso Ok ad un progetto innovativo: batteri per “aggredire” le sostanze inquinanti

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ORISTANO. Ormai fanno quasi parte dell'arredo urbano e tanti cittadini, soprattutto i più giovani, non sanno neanche quale funzione svolgano. Si tratta delle centraline situate all'angolo fra piazza Manno e via Solferino, preposte al monitoraggio delle operazioni di bonifica della falda e del terreno sottostanti, dove nel 2003 si rintracciarono livelli di idrocarburi troppo elevati, lasciati in eredità dalla ormai dismessa stazione di servizio dell’Agip. Fin dal 2006, quando sono entrate a pieno regime, hanno monitorato i risultati della bonifica svolta attraverso il sistema del “pump and treat”. In sostanza il sistema prevede il pompaggio in superficie delle acque inquinate, che vengono poi trattate.

La procedura è lunga, le centraline hanno mostrato miglioramenti, ma quando si è provato a spegnerle, tra il 2013 e il 2014, per verificare la situazione, gli indicatori hanno ripreso a salire. Ora il Comune, attraverso una determina del 5 ottobre scorso ha approvato il verbale della conferenza dei servizi che si è svolta il 5 settembre, dando il via libera a una variante del progetto di bonifica proposta da Syndial, che ha inviato la proposta il 12 maggio. È una società del gruppo Eni che si occupa appunto della bonifica e del risanamento dei siti che hanno registrato l'innalzamento dei livelli di inquinamento a seguito dell’attività dell’Ente Nazionale Idrocarburi che un tempo gestiva direttamente le attività dell’Agip.

La variante prevede in sostanza un aggiornamento tecnologico delle procedure di bonifica che, come dichiara l’ingegnere comunale Giangavino Pilu che si occupa della delicata questione, sono rimaste le stesse fin dall’inizio delle operazioni. Verrà così introdotto l’utilizzo del sistema di “air sparging”, altro termine tecnico in lingua inglese che in realtà non è di difficile comprensione, ma che va spiegato nel dettaglio. Questo consiste nell’immissione di ossigeno e prodotti chimici specifici nella falda, allo scopo di favorire l’azione di quei batteri che naturalmente svolgono il lavoro di degradazione dell’agente inquinante, in questo caso gli idrocarburi. La tecnica è generalmente sconsigliata in presenza di edifici circostanti quando l’inquinamento è determinato per lo più da idrocarburi leggeri, perché a causa della loro natura volatile potrebbero diffondersi sotto forma di vapori nelle abitazioni. In questo caso però il problema non si pone, dal momento che, come spiega l'ingegner Pilu, «L’inquinamento è dato da idrocarburi pesanti».

L’obiettivo di questa variante è dunque quello di utilizzare un sistema più efficiente, sperando di accorciare i tempi delle bonifiche. Tra i risultati immediati dovrebbe anche esserci la sostituzione dell’impianto attuale, molto ingombrante anche dal punto di vista estetico, con uno più piccolo.

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