Hospice, malati terminali senza una casa
di Enrico Carta
Pronta da circa un anno, la struttura di via Michele Pira doveva ospitare pazienti colpiti da patologie irreversibili
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ORISTANO. Porte chiuse. Dopo un anno di attesa, l’intero territorio resta senza un presidio sanitario fondamentale. Mentre ci si strappa le vesti per evitare la chiusura di reparti sottodimensionati con un’utenza assai ridotta, l’Hospice per malati terminali di via Michele Pira è scomparso dai radar delle esigenze della sanità oristanese. La Assl attende, la Regione non finanzia, i consiglieri regionali tacciono, il Comune non fiata.
La legge regionale. La legge regionale prevede l’incremento rispetto ai tre attualmente presenti in Sardegna, ma l’abilità della politica nel tenere chiusa la struttura oristanese farebbe invidia alle doti acrobatiche di un equilibrista. Infatti anche questa vicenda, come tante altre, si gioca sul filo in modo da evitare di passare come i responsabili di turno di quella che al momento è un’assurda incompiuta.
La storia dell’Hospice. L’Hospice nacque grazie a un’idea della precendente amministrazione comunale che aveva sentito la necessità di avviare un confronto con l’Assl per trovare uno spazio da destinare ai malati terminali. Oggi, questi sono costretti a migrare verso strutture che si trovano fuori provincia o a trovare – quando possibile cioè quasi mai – la disponibilità di un’assistenza domestica o ancora ad avere un ricovero nei posti letto delle strutture ospedaliere. La cosa più semplice appare quella dell’apertura di una struttura pronta ormai da un anno. Per cederla alla Assl, il Comune aveva stipulato con l’Azienda socio sanitaria una permuta consistita nello scambio di terreni e proprietà. All’Assl era andata l’area un tempo comunale che si trova nei pressi del poliambulatorio di via Michele Pira, dove oggi l’Hospice aspetta solo il giro di chiave per far partire l’attività visto che la struttura è pronta da tempo.
Assl, Regione, Comune. La stessa Assl aveva inserito nel bilancio preventivo del 2016 l’apertura dell’Hospice per i malati terminali inserendo la voce di spesa di un milione e 400mila, ma poi non ha dato seguito alle parole. Nel frattempo la Regione (tra i banchi del Consiglio siedono tra l’altro due esponenti del Pd e quindi della maggioranza: Antonio Solinas e Mario Tendas), incredibilmente sbadata, si dimentica di finanziare la struttura che necessita del lavoro di tre medici, nove infermieri, otto operatori socio sanitari a cui vanno aggiunti i servizi di guardiania e di pulizia indispensabili per garantire il funzionamento. Intanto, mentre in Comune la nuova giunta non ha «ancora affrontato l’argomento» come dice l’assessora ai Servizi sociali Gianna De Lorenzo, si potrebbe obiettare che la cifra da investire in un servizio sanitario di questo tipo è alquanto elevata, ma sarebbe una risposta che ha il fiato cortissimo.
Costi e dovere morale. Prima di tutto non va dimenticato il dovere morale di dare assistenza degna a chi è alle prese con l’evolversi di malattie particolarmente gravi. Il secondo aspetto, riguarda proprio la questione economica. Conti alla mano, esiste davvero la certezza che tenendo chiuso l’Hospice ci sia un risparmio? Le spese per garantire l’assistenza domiciliare o per garantire un ricovero ospedaliero ai malati terminali sono ben più elevate rispetto a quelle che si andrebbero ad affrontare nel nuovo spazio creato appositamente per loro. Da ultimo, la motivazione più banale che contiene in sé anche la risposta: perché prevedere la nascita di un Hospice, effettuare la permuta, spendere quasi un milione per edificarlo e poi lasciarlo chiuso?
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La legge regionale. La legge regionale prevede l’incremento rispetto ai tre attualmente presenti in Sardegna, ma l’abilità della politica nel tenere chiusa la struttura oristanese farebbe invidia alle doti acrobatiche di un equilibrista. Infatti anche questa vicenda, come tante altre, si gioca sul filo in modo da evitare di passare come i responsabili di turno di quella che al momento è un’assurda incompiuta.
La storia dell’Hospice. L’Hospice nacque grazie a un’idea della precendente amministrazione comunale che aveva sentito la necessità di avviare un confronto con l’Assl per trovare uno spazio da destinare ai malati terminali. Oggi, questi sono costretti a migrare verso strutture che si trovano fuori provincia o a trovare – quando possibile cioè quasi mai – la disponibilità di un’assistenza domestica o ancora ad avere un ricovero nei posti letto delle strutture ospedaliere. La cosa più semplice appare quella dell’apertura di una struttura pronta ormai da un anno. Per cederla alla Assl, il Comune aveva stipulato con l’Azienda socio sanitaria una permuta consistita nello scambio di terreni e proprietà. All’Assl era andata l’area un tempo comunale che si trova nei pressi del poliambulatorio di via Michele Pira, dove oggi l’Hospice aspetta solo il giro di chiave per far partire l’attività visto che la struttura è pronta da tempo.
Assl, Regione, Comune. La stessa Assl aveva inserito nel bilancio preventivo del 2016 l’apertura dell’Hospice per i malati terminali inserendo la voce di spesa di un milione e 400mila, ma poi non ha dato seguito alle parole. Nel frattempo la Regione (tra i banchi del Consiglio siedono tra l’altro due esponenti del Pd e quindi della maggioranza: Antonio Solinas e Mario Tendas), incredibilmente sbadata, si dimentica di finanziare la struttura che necessita del lavoro di tre medici, nove infermieri, otto operatori socio sanitari a cui vanno aggiunti i servizi di guardiania e di pulizia indispensabili per garantire il funzionamento. Intanto, mentre in Comune la nuova giunta non ha «ancora affrontato l’argomento» come dice l’assessora ai Servizi sociali Gianna De Lorenzo, si potrebbe obiettare che la cifra da investire in un servizio sanitario di questo tipo è alquanto elevata, ma sarebbe una risposta che ha il fiato cortissimo.
Costi e dovere morale. Prima di tutto non va dimenticato il dovere morale di dare assistenza degna a chi è alle prese con l’evolversi di malattie particolarmente gravi. Il secondo aspetto, riguarda proprio la questione economica. Conti alla mano, esiste davvero la certezza che tenendo chiuso l’Hospice ci sia un risparmio? Le spese per garantire l’assistenza domiciliare o per garantire un ricovero ospedaliero ai malati terminali sono ben più elevate rispetto a quelle che si andrebbero ad affrontare nel nuovo spazio creato appositamente per loro. Da ultimo, la motivazione più banale che contiene in sé anche la risposta: perché prevedere la nascita di un Hospice, effettuare la permuta, spendere quasi un milione per edificarlo e poi lasciarlo chiuso?
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