Sospensione illegittima, Assl sconfitta
Il medico sindacalista Alessandro Percivalle (Cimo) fu punito per 30 giorni. Il giudice gli dà ragione
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ORISTANO. La battaglia tra il medico Alessandro Percivalle e la Assl finisce con la vittoria del primo. Il giudice del lavoro dà ragione al dipendente e chiude con una sentenza molto netta la vicenda nata all’indomani di una segnalazione che lo stesso medico aveva fatto alla stampa nel 2013 quando denunciò la sospetta presenza di un ratto o comunque di qualche animale a far da ospite indesiderato nel reparto di radiologia dell’ospedale San Martino. Da quella segnalazione pubblica nacque una battaglia legale che ha avuto la sua conclusione solo nei giorni scorsi, con il giudice Salvatore Carboni che ha dato ragione al medico.
Tutto era iniziato quindi con la pubblica denuncia di una condizione igienica ritenuta non adeguata all’interno del reparto di radiologia. Alessandro Percivalle, oltre che da medico, l’aveva portata all’attenzione generale utilizzando il suo ruolo da sindacalista. Era infatti segretario provinciale del Cimo, rappresentanza sindacale dei medici ospedalieri. La denuncia aveva generato la reazione della direzione della Assl, allora come oggi nelle mani di Mariano Meloni. La decisione presa dalla commissione disciplinare, presieduta da Marco Biagini, era stata drastica: sospensione dal lavoro per un mese e niente stipendio. La Assl poi si era riservata di richiedere il risarcimento per i danni d’immagine ritenendo la notizia diffusa da Alessandro Percivalle priva di fondamento.
A quel punto la strada era segnata e portava diritta in tribunale perché quello della sospensione dal lavoro di un sindacalista era un caso che meritava tutta l’attenzione del giudice al quale puntualmente Alessandro Percivalle si era rivolto, presentando contemporaneamente anche due denunce penali. L’attenzione era però concentrata per lo più sulla causa di lavoro che ha avuto esito favorevole per il medico che da due anni ricopre anche il ruolo di rappresentante della sicurezza dei medici all’interno dell’ospedale. Tornando alla vicenda giudiziaria, la sentenza chiarisce che la sua segnalazione era legittima. L’aveva cioè fatta non nel suo ruolo di dipendente dell’Assl, ma in quello di sindacalista a tutela quindi del personale che nel reparto lavorava e degli utenti della struttura.
La reazione del segretario regionale del Cimo, Luigi Mascia, arriva immediata: «È stato riaffermato il diritto del sindacalista alla critica, mentre secondo l’amministrazione sarebbe dovuto essere esclusivamente un dipendente senza diritti. È la legge invece che garantisce al sindacalista di svolgere la propria attività, legge che l’azienda ha in quel momento calpestato». Il caso è chiuso. (e.c.)
Tutto era iniziato quindi con la pubblica denuncia di una condizione igienica ritenuta non adeguata all’interno del reparto di radiologia. Alessandro Percivalle, oltre che da medico, l’aveva portata all’attenzione generale utilizzando il suo ruolo da sindacalista. Era infatti segretario provinciale del Cimo, rappresentanza sindacale dei medici ospedalieri. La denuncia aveva generato la reazione della direzione della Assl, allora come oggi nelle mani di Mariano Meloni. La decisione presa dalla commissione disciplinare, presieduta da Marco Biagini, era stata drastica: sospensione dal lavoro per un mese e niente stipendio. La Assl poi si era riservata di richiedere il risarcimento per i danni d’immagine ritenendo la notizia diffusa da Alessandro Percivalle priva di fondamento.
A quel punto la strada era segnata e portava diritta in tribunale perché quello della sospensione dal lavoro di un sindacalista era un caso che meritava tutta l’attenzione del giudice al quale puntualmente Alessandro Percivalle si era rivolto, presentando contemporaneamente anche due denunce penali. L’attenzione era però concentrata per lo più sulla causa di lavoro che ha avuto esito favorevole per il medico che da due anni ricopre anche il ruolo di rappresentante della sicurezza dei medici all’interno dell’ospedale. Tornando alla vicenda giudiziaria, la sentenza chiarisce che la sua segnalazione era legittima. L’aveva cioè fatta non nel suo ruolo di dipendente dell’Assl, ma in quello di sindacalista a tutela quindi del personale che nel reparto lavorava e degli utenti della struttura.
La reazione del segretario regionale del Cimo, Luigi Mascia, arriva immediata: «È stato riaffermato il diritto del sindacalista alla critica, mentre secondo l’amministrazione sarebbe dovuto essere esclusivamente un dipendente senza diritti. È la legge invece che garantisce al sindacalista di svolgere la propria attività, legge che l’azienda ha in quel momento calpestato». Il caso è chiuso. (e.c.)
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