San vero milis
Abuso d’ufficio, chiesta la doppia condanna a 18 mesi
SAN VERO MILIS. Una casa, una condanna. Forse due se i giudici riterranno che ci siano ancora gli estremi per arrivare a una sentenza di colpevolezza nei confronti dei due imputati. Questi ultimi, in...
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SAN VERO MILIS. Una casa, una condanna. Forse due se i giudici riterranno che ci siano ancora gli estremi per arrivare a una sentenza di colpevolezza nei confronti dei due imputati. Questi ultimi, in realtà, sono stati già giudicati e proprio su questo punto le strade di accusa e difesa si separano perché per il pubblico ministero dal primo processo si genera il secondo, mentre per gli avvocati il caso si è chiuso con la prima sentenza.
Questione complessa che sarà affrontata dai giudici il 21 novembre, data dell’udienza fissata per le repliche e per la sentenza. Il caso vede sul banco degli imputati l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, Vincenzo Caria, e il costruttore e proprietario dell’immobile al centro della vicenda, Giovanni Lochi. I due erano stati già giudicati per abuso edilizio allorché furono riscontrate irregolarità nella procedura con la quale si stavano ultimando dei lavori di ristrutturazione di un vecchio stabile nella località marina di S’Arena Scoada.
Secondo il pubblico ministero i lavori avevano bisogno di permessi ben precisi per cui si sarebbe proceduto in violazione delle norme edilizie.
Condannato per l’abuso edilizio il dirigente Vincenzo Caria, i due imputati si sono ritrovati a dover fare i conti con un secondo processo e un nuovo capo d’imputazione. Il pubblico ministero contesta infatti anche l’abuso d’ufficio in concorso perché i lavori erano andati avanti attraverso il via libera del responsabile dell’Ufficio tecnico in assenza delle concessioni necessarie. Si sarebbe quindi violata due volte la legge, in ambito edilizio e prima ancora attraverso un atto pubblico non regolare.
Per questo è stata chiesta la condanna a un anno e mezzo sulla quale i giudici si esprimeranno l’11 novembre. Ma gli stessi giudici dovranno rispondere anche a quanto fatto notare dagli avvocati difensori Anna Laura Lutzu, Basilio Brodu e Marcello Mereu. Per quanto questo processo si generi dal precedente, è pur vero che i due imputati sono stati giudicati in precedenza e per legge non si può perseguire una persona due volte per gli stessi fatt. Chi avrà ragione?
Questione complessa che sarà affrontata dai giudici il 21 novembre, data dell’udienza fissata per le repliche e per la sentenza. Il caso vede sul banco degli imputati l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, Vincenzo Caria, e il costruttore e proprietario dell’immobile al centro della vicenda, Giovanni Lochi. I due erano stati già giudicati per abuso edilizio allorché furono riscontrate irregolarità nella procedura con la quale si stavano ultimando dei lavori di ristrutturazione di un vecchio stabile nella località marina di S’Arena Scoada.
Secondo il pubblico ministero i lavori avevano bisogno di permessi ben precisi per cui si sarebbe proceduto in violazione delle norme edilizie.
Condannato per l’abuso edilizio il dirigente Vincenzo Caria, i due imputati si sono ritrovati a dover fare i conti con un secondo processo e un nuovo capo d’imputazione. Il pubblico ministero contesta infatti anche l’abuso d’ufficio in concorso perché i lavori erano andati avanti attraverso il via libera del responsabile dell’Ufficio tecnico in assenza delle concessioni necessarie. Si sarebbe quindi violata due volte la legge, in ambito edilizio e prima ancora attraverso un atto pubblico non regolare.
Per questo è stata chiesta la condanna a un anno e mezzo sulla quale i giudici si esprimeranno l’11 novembre. Ma gli stessi giudici dovranno rispondere anche a quanto fatto notare dagli avvocati difensori Anna Laura Lutzu, Basilio Brodu e Marcello Mereu. Per quanto questo processo si generi dal precedente, è pur vero che i due imputati sono stati giudicati in precedenza e per legge non si può perseguire una persona due volte per gli stessi fatt. Chi avrà ragione?
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