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Oristano

Oristano est concilia la storia col futuro

di Enrico Carta
Oristano est concilia la storia col futuro

Il progetto finanziato dalla Presidenza del Consiglio nella visione dell’architetto Stefano Boeri: «Genererà energia diffusa»

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ORISTANO. L’ex sindaco Guido Tendas l’aveva definito due anni fa come il “Piano Marshall” per la città. Da giovedì ha un nuovo sponsor il progetto Oristano Est, che ha incassato – pur tra la necessità di fare verifiche non è la prima volta che lo annuncia pubblicamente – l’appoggio del sindaco attuale Andrea Lutzu. E se lo sponsor a cui si fa riferimento è l’architetto di fama mondiale, Stefano Boeri, la bontà del progetto dovrebbe essere certificata al di là di ogni ragionevole dubbio. Di parte, certo dal momento che lo organizzava l’associazione SardegnaEuropa, ma il convegno che l’ha visto ospite all’Hospitalis Sancti Antoni è servito per illustrare i dettagli del programma urbanistico per la periferia est e rilanciare i sogni di sviluppo della città attraverso il new deal oristanese, per utilizzare un altro termine che ha segnato una florida stagione politica ed economica negli Stati Uniti, quella di Franklin Delano Roosevelt. L’incontro è servito anche per catapultare la città “lenta” all’interno di un’idea di sviluppo al quale, colpevolmente, in questi ultimi due anni ha guardato in parte con distacco.

E il new deal, la nuova frontiera, rilancia i sogni di rigenerazione mantenendo l’urbanistica al centro dell’intero progetto che avrà inevitabilmente ricadute economiche di peso visto che tra pubblico e privato, il volume di opere, anche attraverso il moltiplicatore del Fondo Creo, salirà sino a sfiorare i 55 milioni come ha ricordato l’ex assessore Giuseppina Uda.

Ma ovviamente la star della serata, introdotta dagli architetti a capo del pool di progettisti Gianfranco Sanna e Silvia Serreli, è stato Stefano Boeri. «La visione del futuro torna in primo piano», ha detto e lo farà seguendo tre grandi direttrici sulle quali si innesterà il progetto. Il primo passo è quello del intreccio vitale «tra la città, la natura e la sfera rurale». Il piano si innesta infatti su un tessuto urbanizzato, ma spesso caratterizzato dai vuoti determinati dagli edifici oggi in abbandono e allo stesso tempo va a conglobare le zone dove si svolgono ore le attività rurali, in particolare quelle delle risaie. «Quei vuoti causati dall’abbandono di grandi infrastrutture del passato, oggi sono grandi opportunità per le periferie, che hanno un significato diverso da quello del passato e non vanno più considerate solamente come le zone più distanti dal centro, ma come quelle che, all’interno del tessuto urbano, si caratterizzano per l’assenza di servizi».

È qui che si innesta il grande investimento finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e sul quale Oristano ha fatto la sua scommessa sino a vincere la prima parte che assegnava i fondi. Ora la sfida continuerà con l’attuazione del progetto che Stefano Boeri ha riletto all’interno della «sfida urbanistica non più governabile partendo dal centro città. Oristano Est e i suoi progetti sono sistemi territoriali di bordo. Quello di parco (si estenderà da Silì sino alle rive dello stagno di Santa Giusta, ndr) è un concetto generale, ma in questo caso, pur con tutte le sue varietà, racconterà la sfida delle biodiversità su cui si stanno confrontando le grandi metropoli. La biodiversità è anche varietà di paesaggi e di culture».

Lungo quel margine su cui nascerà il parco urbano, si confrontano tutti i tipi di paesaggio: ambientale, culturale e sociale. «Non è semplice trasformare spazi così diversi – ha detto Stefano Boeri –, ma questo è un grande progetto e una sfida per il futuro che genererà energia diffusa. Quel bordo va riempito di elementi di centralità». E da lì Oristano smetterà di essere una serie di quartieri slacciati l’uno dall’altro. Proprio da lì, attraverso l’urbanistica, come ha affermato in chiusura del dibattito l’ex presidente della giunta regionale Renato Soru, «passa il rilancio dell’economia. Oristano Est ci costringerà a un ripensamento in meglio della città e del lavoro dentro la città. Abbiamo nascosto le parti migliori di noi stessi e allora riapriamoli questi spazi che saranno un lievito di modernità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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