le due realtà
Le aree del Consorzio vicine ai terreni coltivati
ORISTANO. Due mondi, due universi paralleli destinati a non incontrarsi. Anche se qualcuno vorrebbe creare occasioni di incontro. C’è il consorzio industriale, che, come dice il nome di industrie si...
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ORISTANO. Due mondi, due universi paralleli destinati a non incontrarsi. Anche se qualcuno vorrebbe creare occasioni di incontro. C’è il consorzio industriale, che, come dice il nome di industrie si occupa e di processi produttivi che solitamente rientrano entro accettabili parametri ambientali solo in virtù di processi complessi, costosi e da tenere sotto costante controllo. Dall’altra c’è il mondo dell’agricoltura e della zootecnia, che non necessariamente rappresenta un modello dove tutto sano e non provoca danni. Anche l’agricoltura inquina e il compendio di Arborea è da anni monitorato per l’alto livello di inquinamento del suolo da nitrati. Però, dopo anni in cui il problema ambientale era sottostimato e trascurato, da tempo a Arborea ci si è accorti che, se si vuole stare su un mercato sempre più attento alla qualità, è necessario prestare la stessa attenzione per le conseguenze che l’impatto dell’attività umana ha sull’ambiente. Anche quando si coltiva un campo o si allevano mucche.
Però il Consorzio industriale è una presenza dalla quale non si può prescindere. Il Cipor ha competenza su un territorio che ha una superficie complessiva di circa 1.151 ettari. È diviso in tre corpi. Quello nord, che ospita il maggior numero di aziende e insediamenti, oltre a varie strutture di servizio, conta su un centinaio di attività presenti. Il corpo centrale è quello tra lo stagno di Santa Giusta e il mare (una quarantina di aziende in questa fetta di territorio).
C’è poi il corpo sud: «è prevalentemente destinato ad iniziative legate al settore agricolo e dei trasporti - si legge nel sito del Consorzio -. Le aree ricadenti in tale comparto hanno una superficie complessiva di circa 56 ettari, 46 dei quali destinati ad attività produttive. Sono attualmente localizzate ed operative due aziende».
56 ettari che hanno come vicini i territori di Arborea a Marrubiu, mentre poco lontano c’è il Terralbese, dalla vocazione ugualmente agricola.
Il Consorzio industriale non si metterà mai a produrre fragole o mozzarelle, così come impensabile che il sistema agricolo e di allevamento tra Arborea e Terralba possa accettare di convivere gomito a gomito con attività inquinanti. Ma l’obiezione sarà: un impianto per lo smaltimento delle carcasse animali non inquina. (r.pe.)
Però il Consorzio industriale è una presenza dalla quale non si può prescindere. Il Cipor ha competenza su un territorio che ha una superficie complessiva di circa 1.151 ettari. È diviso in tre corpi. Quello nord, che ospita il maggior numero di aziende e insediamenti, oltre a varie strutture di servizio, conta su un centinaio di attività presenti. Il corpo centrale è quello tra lo stagno di Santa Giusta e il mare (una quarantina di aziende in questa fetta di territorio).
C’è poi il corpo sud: «è prevalentemente destinato ad iniziative legate al settore agricolo e dei trasporti - si legge nel sito del Consorzio -. Le aree ricadenti in tale comparto hanno una superficie complessiva di circa 56 ettari, 46 dei quali destinati ad attività produttive. Sono attualmente localizzate ed operative due aziende».
56 ettari che hanno come vicini i territori di Arborea a Marrubiu, mentre poco lontano c’è il Terralbese, dalla vocazione ugualmente agricola.
Il Consorzio industriale non si metterà mai a produrre fragole o mozzarelle, così come impensabile che il sistema agricolo e di allevamento tra Arborea e Terralba possa accettare di convivere gomito a gomito con attività inquinanti. Ma l’obiezione sarà: un impianto per lo smaltimento delle carcasse animali non inquina. (r.pe.)
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