La Nuova Sardegna

Oristano

una passione nata nel 1800 

Nelle sale di Palazzo Parpaglia dove rivive l’antica Tharros

Nelle sale di Palazzo Parpaglia dove rivive l’antica Tharros

ORISTANO. Tutto nacque dalla passione di un giovane avvocato di Seneghe, Efisio Pischedda. Nella seconda metà del 1800 : «A Oristano si erano formate le più cospicue collezioni di antichità tharrensi,...

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ORISTANO. Tutto nacque dalla passione di un giovane avvocato di Seneghe, Efisio Pischedda. Nella seconda metà del 1800 : «A Oristano si erano formate le più cospicue collezioni di antichità tharrensi, fra le quali quelle del giudice Francesco Spano, dei nobili Paolo Spano, Salvatore Carta e quella dell’antiquario Giovannico Busachi. Una parte fu acquistata dal museo di Cagliari, mentre un’altra parte restò ad Oristano». Così il sito web dell’Antiquarium Arborense racconta le origini del museo. Quella parte di reperti che rimase a Oristano andò a costituire «la più vasta raccolta privata di antichità esistente in Sardegna». L’autore di questa operazione fu proprio l’avvocato Pischedda.

Una collezione che si ampliò perché Efisio Pischedda ottenne dal ministero l’autorizzazione per poter scavare «nella necropoli meridionale di Tharros e della vasta (e intatta) necropoli settentrionale presso il villaggio di San Giovanni di Sinis, arricchendo la propria collezione dei corredi di decine di tombe fenicie, con vasi locali, ceramica d’importazione greca ed etrusca, armi in ferro, oreficerie, gioielli in argento, scarabei».

Dopo la morte di Pischedda, avvenuta nel 1930, il Soprintendente, Doro Levi «ottenne dal Comune di Oristano l’impegno per l’acquisto dell’importante collezione, che costituì il fondo comunale dell’Antiquarium Arborense, dal 1938».

Ancora oggi la collezione è la base robusta sulla quale poggia il museo. Negli anni altre collezioni andaro ad aggiungersi: la Angelo Carta, la Titino Sanna Delogu, la Peppetto Pau, la Cominacini-Boy e la Vitiello-D’Urso, l’ultima acquisita.

In tutto circa 10.000 pezzi a cui si aggiungono beni culturali (in particolare altri 10.000 beni archeologici) pertinenti al patrimonio indisponibile dello Stato.

Nella Sala retabli sono esposte tavole pittoriche del Quattro- Cinquecento, tra cui il retablo di San Martino (XV secolo), il retablo del Santo Cristo (1533) di Pietro Cavaro, e il retablo della Madonna dei Consiglieri (1565) di Antioco Mainas. Al primo piano si possono ammirare due plastici: il lastico ricostruttivo della città di Oristano nel XIV secolo (periodo giudicale), e il plastico della città di Tharros nel IV secolo d.C.

L’Antiquarium Arborense, inoltre, è uno dei pochi musei in Sardegna a disporre di una sezione espositiva dedicata ai non vedenti e agli ipovedenti,

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