Oristano, Sartiglia a pagamento: dubbi e consensi
di Davide Pinna
Le reazioni all’idea di contingentare gli ingressi sui percorsi della stella e delle pariglie: «Ma non deve vincere la paura»
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ORISTANO. Fino a qualche decennio fa sul percorso della Sartiglia c’era solo la tribuna del gremio, in via Duomo davanti all’episcopio. Poi ne venne aggiunta una sul lato opposto della strada e poi con gli anni vennero installate su tutto il percorso.
Dall’edizione 2018 invece gli ingressi potrebbero essere regolamentati e a pagamento su tutto il percorso. Quindi anche per gli spettatori in piedi.
A giustificare questa soluzione l'inasprimento delle misure di sicurezza che hanno fatto seguito alla circolare Gabrielli, sull’onda dell’indignazione per i fatti di piazza San Carlo a Torino in occasione della finale di Champions League (un morto e centinaia di feriti come conseguenza di una calca provocata da una deflagrazione che aveva diffuso il panico).
Le ipotesi sul tavolo sono il biglietto nominale a pagamento (anche se a una cifra simbolica) valido solo per un determinato settore e numero chiuso per gli accessi al percorso.
La risposta dei cittadini oristanesi, quando ancora non c'è niente di definitivo, è già molto polemica. In piazza Roma c'è il solito capannello di signori anziani, fra loro Giuseppe Pinna che dice: «La Sartiglia è stata snaturata, da tradizione a evento turistico. Se tornasse ad essere un momento tradizionale però, allora accetterei queste misure di sicurezza».
E sull'aspetto tradizionale si concentra anche la signora Maria Mura, che fa shopping con un'amica: «La Sartiglia è una cosa popolare e non ha senso sconvolgere le tradizioni, considerato che Oristano non è di sicuro nell'occhio del ciclone per quanto riguarda l'emergenza terrorismo».
Seduto nei tavolini all'aperto di Piazza Eleonora c'è Chicchino Tomasi, ex pugile molto presente nell'ambiente della giostra equestre: «Se fatto a scopo di protezione, può anche andar bene, ma il rischio è che le persone non vengano più a vedere la corsa. Gli spettatori dei paesi stanno già diminuendo da qualche anno e poi non è giusto che gli oristanesi paghino una cifra, anche se simbolica. In fondo è una festa, e con tutti questi controlli il brio che la caratterizza rischia di scomparire».
Sulla stessa linea il giovane studente Federico Castangia: «L'atmosfera della festa verrebbe rovinata, le persone devono essere libere di spostarsi». Fra i giovani però non tutti sono contrari, Enrico Blumenthal, anche lui studente, sottolinea come le limitazioni «permetterebbero di controllare meglio tutti quegli sbandati che magari rischiano di invadere il percorso, mettendo a rischio l'incolumità propria e dei corridori».
Di parere opposto Mattia Murru, rappresentante d’istituto al Classico: «La Sartiglia è una manifestazione storica e popolare, la selezione a pagamento e a numero chiuso non va bene, perché da sempre tutti hanno potuto assistere alla corsa».
Fausto Piras, che sta portando a passeggio il suo cagnolino, punta l'attenzione sulla necessità di non lasciarsi sopraffare dal timore: «La Sartiglia senza pubblico non ha senso, è vero che il rischio c'è – anche se in Sardegna è limitato – ma non deve vincere la paura».
Sul rispetto delle tradizioni si concentra anche Carmelo Corriga: «Stanno rovinando tutto, la Sartiglia è sempre stata libera e non deve cambiare, anche per rispetto a chi l'ha fatta per tanti anni spendendo tanti soldi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Dall’edizione 2018 invece gli ingressi potrebbero essere regolamentati e a pagamento su tutto il percorso. Quindi anche per gli spettatori in piedi.
A giustificare questa soluzione l'inasprimento delle misure di sicurezza che hanno fatto seguito alla circolare Gabrielli, sull’onda dell’indignazione per i fatti di piazza San Carlo a Torino in occasione della finale di Champions League (un morto e centinaia di feriti come conseguenza di una calca provocata da una deflagrazione che aveva diffuso il panico).
Le ipotesi sul tavolo sono il biglietto nominale a pagamento (anche se a una cifra simbolica) valido solo per un determinato settore e numero chiuso per gli accessi al percorso.
La risposta dei cittadini oristanesi, quando ancora non c'è niente di definitivo, è già molto polemica. In piazza Roma c'è il solito capannello di signori anziani, fra loro Giuseppe Pinna che dice: «La Sartiglia è stata snaturata, da tradizione a evento turistico. Se tornasse ad essere un momento tradizionale però, allora accetterei queste misure di sicurezza».
E sull'aspetto tradizionale si concentra anche la signora Maria Mura, che fa shopping con un'amica: «La Sartiglia è una cosa popolare e non ha senso sconvolgere le tradizioni, considerato che Oristano non è di sicuro nell'occhio del ciclone per quanto riguarda l'emergenza terrorismo».
Seduto nei tavolini all'aperto di Piazza Eleonora c'è Chicchino Tomasi, ex pugile molto presente nell'ambiente della giostra equestre: «Se fatto a scopo di protezione, può anche andar bene, ma il rischio è che le persone non vengano più a vedere la corsa. Gli spettatori dei paesi stanno già diminuendo da qualche anno e poi non è giusto che gli oristanesi paghino una cifra, anche se simbolica. In fondo è una festa, e con tutti questi controlli il brio che la caratterizza rischia di scomparire».
Sulla stessa linea il giovane studente Federico Castangia: «L'atmosfera della festa verrebbe rovinata, le persone devono essere libere di spostarsi». Fra i giovani però non tutti sono contrari, Enrico Blumenthal, anche lui studente, sottolinea come le limitazioni «permetterebbero di controllare meglio tutti quegli sbandati che magari rischiano di invadere il percorso, mettendo a rischio l'incolumità propria e dei corridori».
Di parere opposto Mattia Murru, rappresentante d’istituto al Classico: «La Sartiglia è una manifestazione storica e popolare, la selezione a pagamento e a numero chiuso non va bene, perché da sempre tutti hanno potuto assistere alla corsa».
Fausto Piras, che sta portando a passeggio il suo cagnolino, punta l'attenzione sulla necessità di non lasciarsi sopraffare dal timore: «La Sartiglia senza pubblico non ha senso, è vero che il rischio c'è – anche se in Sardegna è limitato – ma non deve vincere la paura».
Sul rispetto delle tradizioni si concentra anche Carmelo Corriga: «Stanno rovinando tutto, la Sartiglia è sempre stata libera e non deve cambiare, anche per rispetto a chi l'ha fatta per tanti anni spendendo tanti soldi».
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