Progetto cardoncello l’entusiasmo nei campi
di Maria Antonietta Cossu
Paulilatino, una rete di 20 imprese impegnate nella coltivazione del fungo Non solo tecniche colturali: anche promozione e marketing come armi vincenti
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PAULILATINO. Se dici cardoncello dici spirito di aggregazione, capacità d’impresa, voglia di investire sul territorio: indicazioni che portano dritto alle campagne del paese, dove sta crescendo un progetto sulla coltivazione e la commercializzazione della varietà micologica tipica della zona. Un’idea lanciata dalla Coldiretti di Oristano e sposata da una ventina di produttori locali, che contando esclusivamente sulle loro finanze si sono formati e hanno avviato le rispettive imprese. Il piccolo consorzio agricolo ha intrapreso quest’ avventura pochi mesi fa sotto la guida di un tecnico agronomo e oggi ha già un disciplinare, un marchio d’origine, Tziu Feùrra, e un contratto di fornitura con una rete di distribuzione regionale. In base agli accordi la produzione prevista per il primo anno di attività è di quaranta quintali. L’associazione temporanea d’impresa nella quale sono confluite le sei aziende locali gestirà tutti gli aspetti legati al marketing e alla produzione, con la possibilità di piazzare sul mercato quantità via via superiori, in misura proporzionale alla domanda. «Stiamo riproducendo ciò che la natura ha creato. Nessun concime naturale o chimico è ammesso, solo terra locale e acqua», ha spiegato il responsabile di Campagna Amica, Serafino Mura, rilevando come questo metodo assimili il prodotto spontaneo a quello coltivato fino quasi a confonderli. Questa prerogativa potrebbe fare la differenza nell’ ambito della commercializzazione, unitamente alla certificazione del prodotto. Un altro punto di forza è il gioco di squadra, come ha sottolineato il presidente provinciale di Coldiretti, Giovanni Murru «Questo progetto ha il merito di ricreare sul territorio qualcosa che sta scomparendo: il tessuto delle piccole e medie imprese, che andando insieme sul mercato acquistano maggior potere contrattuale». Una sfida raccolta da un buon numero di giovani desiderosi di mettersi in gioco. «È importante creare delle opportunità lavorative in un territorio che non ne offre molte e che spinge molti di noi ad andarsene», commenta Francesca Sanna, studentessa universitaria, rappresentante di una significativa quota rosa all’interno dell’Ati.
Le imprenditrici sono quattro, tutte animate da entusiasmo e spirito d’intraprendenza. Alla stregua dei colleghi maschi, anche dei meno giovani, come Massimo Urgu, 52enne con lo spirito imprenditoriale di un ragazzino.
Le imprenditrici sono quattro, tutte animate da entusiasmo e spirito d’intraprendenza. Alla stregua dei colleghi maschi, anche dei meno giovani, come Massimo Urgu, 52enne con lo spirito imprenditoriale di un ragazzino.
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