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Oristano

Fenosu, i nuovi progetti Volare basso per rinascere

di Roberto Petretto
 Fenosu, i nuovi progetti Volare basso per rinascere

Niente scalo passeggeri: una scuola per piloti e tecnici, droni e ricerca L’Enac rimprovera la Regione: «Attuare subito il Piano dei trasporti»

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ORISTANO. Dal momento che si parla di aeroporti, si può ben dire che i nuovi proprietari della società di gestione di Fenosu “volano basso”. Niente proclami, obiettivi per ora minimi, attenzione ai conti e all’esigenza di “stabilizzare” l’azienda. Quindi, giusto per evitare “voli” pindarici, non ci saranno collegamenti di linea da Fenosu, per nessuna destinazione, né ora né in un futuro prossimo. «Non lo escludiamo a priori, chissà, più avanti, se le condizioni generali dovessero cambiare...». Parola di Giacomo Cao, rappresentante del Distretto aerospaziale della Sardegna che ieri, insieme all’altro socio di questa avventura, Riccardo Faticoni di AeroNike, ha illustrato i programmi della nuova Sogeaor. Al loro fianco,, in una saletta dell’aeroporto di Fenosu, massimo Torrente, amministratore straordinario della Provincia, Andrea Lutzu, sindaco di Oristano, il curatore fallimentare Alberto Annis e il rappresentante dell’Enac, Marco di Giugno.

Prima uscita ufficiale per un passaggio di consegne tra i soci pubblici che avevano fondato la società e i nuovi soci privati, che la hanno rilevata dopo un percorso che tutti hanno definito «difficile e ricco di ostacoli». Cosa hanno acquistato il Dass e l’AeroNike? La disponibilità di quasi tutta la struttura aeroportuale (escluso il settore occupato dal 7° Reparto volo della polizia di Stato) in concessione demaniale, qualche debito residuo (il grosso dei sei milioni di “buco” è stato sistemato durante il lavoro del liquidatore Alberto Annis, che ha evitato il fallimento della società), una pista in buone condizioni lunga poco più di 1.200 metri e un equipaggiamento tecnologico che viene descritto come perfettamente efficiente.

Su questo aeroporto potranno operare velivoli con un peso massimo al decollo di 5.700 chilogrammi: lo ha specificato Marco di Giugno dell’Enac, l’Ente nazionale aviazione civile che regola tutte le attività di volo in Italia (escluse quelle militari). Insomma, non ci saranno voli di linea, ma neanche grossi aerei e neppure il vecchio Fokker utilizzato per la breve e onerosa esperienza di FlyOristano.

Il futuro di Fenosu, al momento, è legato a altre prospettive. La più immediata sembra essere quella legata all’Aeronike che punta a trasferire la base logistica della propria flotta (4 bimotori Partenavia P68 e un drone Aibot X6) da Bologna, dove usufruisce ora degli interventi di manutenzione, a Fenosu. Più avanti forse una scuola di volo, ricerca aerospaziale. Si guarda con interesse al traffico delle merci e all'utilizzo dello scalo come sede per attività di Protezione civile e per l’elisoccorso regionale. Ma la Regione deve fare qualcosa in più. È stato il rappresentante bdell’Enac, di Giugno, a avanzare qualche critica: «Lo Stato ha fatto quello che doveva fare, mentre la Regione è indietro. Bisogna dare attuazione al Piano regionale dei trasporti per dare dignità ai cinque aeroporti sardi».

In questo senso i nuovi proprietari della Sogear hanno già chiesto, ieri mattina, appena prima della conferenza stampa di presentazione, degli incontri all’assessore regionale ai Trasporti e ai suoi colleghi alla Sanità (per il servizio di elisoccorso) e all’Ambiente (per la protezione civile).

La voglia di fare c’è ed è tanta: «Oristano una prestigiosa scuola di volo nazionale -ò ha detto Riccardo Faticoni -. C'è un grande bisogno di nuovi piloti e di tecnici aeronautici in tutto il mondo e Fenosu può davvero diventare una importante sede di formazione a livello internazionale».

A Fenosu ci sarà spazio anche per le attività legate al paracadutismo e per i piloti privati, mentre Giacomo Cao ha descritto lo scalo come la sede ideale per lo sviluppo delle ricerche nel settore aerospaziale. Ha voluto sottolineare che gli studi «non avranno alcuna relazione con scenari di guerra neppure simulata» e che «potranno determinare importanti ricadute economiche e occupazionali».

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