Senza giornalisti e tecnici si spegne il tg di Nova

«Ci siamo dimessi in blocco dopo un anno senza stipendi». In onda solo repliche La proprietà è pronta a vendere la storica emittente locale nata nel 1984

ORISTANO. Il segnale va e viene. Quel che da parecchie settimane invece non c’è più è la voce dei giornalisti. Svanita assieme alla sigla del telegiornale che ha accompagnato gli oristanesi. Un tempo si chiamava Tele Nova, ultimamente era diventata Nova Tv, ma, al di là del mutato nome di battesimo, era il punto di riferimento televisivo di un intero territorio. Tanto è durata, con alterne fortune, la vicenda della tv locale per la quale ora si cercano nuovi proprietari, difficili da trovare vista la situazione economica non certo rassicurante. Nata nel 1984 sotto l’ala protettrice dell’allora potentissima Democrazia Cristiana oristanese, aveva iniziato le trasmissioni giornalistiche tre anni più tardi. In realtà, qualcosa ancora si può vedere, ma dagli schermi arrivano per lo più repliche o trasmissioni legate ai bandi regionali in favore della lingua sarda. Tutto il resto è ormai un ricordo.

Addio in massa. Intanto si sono dimessi tutti e tre i giornalisti – il direttore Giorgio Mastino e le colleghe Marianna Guarna e Alessandra Porcu – che ancora componevano la redazione un tempo ben più popolata. Contemporaneamente anche quattro tecnici, tra cui gli oristanesi Antonio Pinna, Antonio Vece e Simone Nanni, hanno gettato la spugna. Non sono solo posti di lavoro che spariscono, è anche una voce importante dell’informazione che si spegne. La decisione, per chi conoscesse le dinamiche interne alla tv gestita dalla Amal che fa capo alla cooperativa La Memoria Storica, non può certo essere definita come il classico fulmine a ciel sereno. Da anni era iniziata una progressiva riduzione dell’organico, cui era seguita la cassa integrazione, sino ad arrivare a ridurre a nove ore settimanali l’orario di lavoro. A ciò, particolare non certo secondario, va aggiunto il fatto che l’azienda non garantiva più il pagamento degli stipendi: a ottobre si era infatti raggiunto il poco prestigioso traguardo di un anno di arretrati.

Acquirenti cercasi. La proprietà o per lo meno una parte importante di essa non fa mistero di aver avvertito la tv come un peso alle attività della Memoria Storica, da sempre orientata verso altre iniziative nel campo dei beni culturali, della ricerca e dell’archivistica. Susanna Naitza, amministratrice di Nova Tv lo chiarisce senza troppi giri di parole: «Non abbiamo più interessi verso un settore difficile, in crisi da anni che non ci ha mai portato vantaggi. Siamo pronti a vendere l’attività e abbiamo già in corso una serie di contatti». Sempre che qualcuno davvero disposto a comprare ci sia perché la situazione economica non è delle migliori. Solo tra stipendi arretrati e tfr da pagare al personale che si è dimesso, si superano i 200mila euro cui vanno aggiunte altre voci di passivo. La proprietà sa di aver comunque per le mani un nome di prestigio che può far da richiamo a chi volesse subentrare nella gestione.

Speranze di rinascita. Intanto chi è andato via non demorde e la speranza che ci siano spazi per una rinascita pervade un po’ tutti, a cominciare dall’ex direttore Giorgio Mastino: «La televisione per una grossa fetta di popolazione è ancora un punto di riferimento. Ovviamente senza il telegiornale, che per anni è stato di ottimo livello, diventa tutto più complicato. Devono cambiare i presupposti perché abbiamo vissuto una situazione troppo prolungata di crisi». Sei anni di cassa integrazione e oltre un anno con orario ridotto non hanno consentito di risollevare la testa. Pure Antonio Pinna, storico cameraman e tecnico è convinto che gli spazi per la risalita ci siano ancora: «Può funzionare bene se una tv locale come Nova si dimensiona correttamente. Deve essere una tv con un segnale a diffusione regionale che però si occupi in maniera esclusiva della realtà locale. Non serve mettersi in competizione con altre tv ben più strutturate». Speranza che nutre anche Marianna Guarna dopo diciassette anni di redazione: «Dispiace non solo per il lavoro perso. Dispiace perché credo tuttora che ci siano possibilità di rilancio. Certo non ci hanno aiutato alcune politiche regionali e altre scelte gestionali, ma quel che più lascia perplessi è il silenzio generale del territorio che prima faceva la fila per trovare spazi su Nova».

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