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Oristano

l’assl ribatte: «Nessuna discriminazione» 

La denuncia di un ragazzo: «Rifiutato il mio sangue perché sono omosessuale»

di Enrico Carta
La denuncia di un ragazzo: «Rifiutato il mio sangue perché sono omosessuale»

Dopo la denuncia l'assl ribatte: "Non c'è stata alcuna discriminazione"

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ORISTANO. Non nasconde i suoi orientamenti sessuali, forse perché vive e lavora in un paese tollerante come l’Olanda. Ma ora è convinto che questa sua chiarezza gli sia costata una discriminazione da parte di un addetto del Centro prelievi dell'ospedale San Martino di Oristano. «Mi è stata negata la possibilità di donare sangue perché sono gay», denuncia Andrea Pisano, 25enne oristanese, danzatore freelance che lavora a Amsterdam.

Netta la replica dell’Azienda socio sanitaria: «Il candidato donatore ha compilato un questionario dal quale risulta una risposta che lo esclude automaticamente». Senza discriminazioni sull’orientamento sessuale. Tutto comincia quando Andrea, rientrato a Oristano per le vacanze, decide di andare a donare il sangue al San Martino. Al rientro a casa si sfoga con un post su Facebook: «Complimenti al centro donazione Oristano: “io non posso prenderle il sangue perché non so che cosa lei faccia ad Amsterdam”».

Come sempre accade all’aspirante donatore è stato fatto compilare un questionario: «Alla domanda “Ha avuto partner occasionali?” io ho risposto così “Si” - racconta Andrea -. Ma ho avuto il partner quattro mesi fa. Quindi io ora posso donare perché il periodo finestra è di quattro mesi. Ho fatto le analisi al Servizio sanitario locale di Amsterdam come di routine, due volte all’anno, ogni sei mesi, il 21 dicembre 2017 e ho ricevuto i risultati, tutti negativi, il 26 dicembre 2017. Quindi io posso donare e posso mostrare il referto online”».

Ma di fronte a questa ipotesi l’addetto del servizio avrebbe opposto un netto rifiuto: «Mi ha detto che il periodo finestra è di 6 mesi. In Italia il periodo finestra è di 4 mesi».

Non si tratterebbe però, secondo il ragazzo oristanese, solo di una questione di interpretazione delle norme: «Sono stato trattato malissimo sin dal primo momento in cui sono entrato. Ho detto “buongiorno” e non ho avuto nessuna risposta. Poi ho aggiunto: “Ma nessuno è venuto a donare?” E lui: “guardi che non sono tutti come lei”, calcando l’accento sul “lei”. Ho chiesto spiegazioni: “Prego?”. Ma lui ha glissato».

Poi la cosa è degenerata: «Mi è dispiaciuto molto per come la situazione si è sviluppata, con urla e parolacce. Però mi sono sentito veramente toccato».

Il post di denuncia del ragazzo è rimbalzato sui social per tutta la serata, tanto che l’Assl è stata costretta a intervenire con una nota con la propria versione dei fatti: «Il candidato donatore non è stato ammesso alla donazione del sangue in quanto dal questionario da egli stesso compilato e conservato agli atti – questionario previsto dal decreto del Ministero della salute del 2 novembre 2015, in cui sono contenuti i requisiti di qualità e sicurezza per la donazione del sangue – è risultato un motivo di esclusione dalla donazione».

L’azienda sanitaria ricorda che, nel caso in cui risultino dal questionario motivi di esclusione, il medico ha il dovere di non accettare il sangue «per non pregiudicare la salute dello stesso donatore o del ricevente».

L’Assl precisa inoltre che «né nel caso in questione, né in nessun altro caso, è stato o viene richiesto al candidato donatore l’orientamento sessuale, peraltro assolutamente ininfluente ai fini della donazione».


 

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