Un orto in carcere: preparare i detenuti al ritorno alla libertà
di Michela Cuccu
Nella casa circondariale di Massama si coltiva la verdura Presto anche un giardino intitolato a Falcone e Borsellino
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ORISTANO. Se un carcere di massima sicurezza diventa anche un orto. Succede a Massama, primo caso a livello nazionale, dove, attraverso la collaborazione con la Cooperativa sociale Il Seme, dodici detenuti, sei dei quali ex 41 bis, sono impegnati nella coltivazione di verdure che una volta raccolte e confezionate, saranno messe in vendita all’esterno.
Il progetto sarà presentato ufficialmente solo fra qualche mese, ma già poco prima di Natale, sono iniziati i lavori di fresatura dei terreni e installazione del sistema di irrigazione nei cinque ettari interni alle mura della struttura detentiva. Nella parte racchiusa dalle mura perimetrali, l’orto sarà coltivato dai detenuti comuni, mentre, nella parte più interna lavoreranno gli ex 41 bis.
Non saranno coltivati solo ortaggi: all’interno del carcere sorgerà anche un giardino con alberi e fiori. Il giardino, che verrà realizzato proprio dai detenuti in regime di massima sicurezza, nell’ala prospiciente l’ingresso della direzione, sarà inaugurato in primavera e dedicato alla memoria dei magistrati uccisi dalla mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Antonello Comina è il presidente della Cooperativa Il Seme, che da dodici anni porta avanti progetti per il reinserimento sociale dei detenuti. Spiega come le attività non siano unicamente di agricoltura sociale ma spaziano anche all’archeologia con i cantieri di scavo a Mont’e Prama, Fordongianus e Santa Giusta, solo per indicare i siti più conosciuti dove gli archeologi della Sovrintendenza si sono potuti avvalere anche del lavoro dei detenuti.
«La Sardegna in questo senso è all’avanguardia a livello nazionale: è anche l’unica Regione ad aver inserito una voce di finanziamento specifico nel proprio Bilancio che consente l’accreditamento diretto ad alcune delle strutture che si occupano di reinserimento sociale dei detenuti», dice.
La realizzazione dell’orto sociale nel carcere di Massama, che, è stato battezzato “Dentro e fuori le mura” ad indicare, come spiega ancora Comina, «che dal carcere non usciranno unicamente gli ortaggi, ma anche gli stessi detenuti, che una volta espiata la condanna avranno una possibilità in più per iniziare una nuova vita da uomini liberi, avendo appunto conseguito e maturato specifiche capacità lavorative».
Ogni giorno le squadre di detenuti provetti ortolani vengono seguiti da un tecnico che una volta alla settimana, è anche affiancato da un operatore sociale. Dentro il carcere sarà allestito anche un laboratorio di confezionamento degli ortaggi che saranno commercializzati nel giardino-mercato “Madre Terra”.
«È un lavoro complesso e non certo facile e bisogna crederci per ottenere dei risultati – dice Comina – in questo dobbiamo riconoscere l’apertura e la disponibilità dimostrata dal direttore del carcere, Pierluigi Farci, che ha fatto in modo che questi progetti diventassero realtà».
Il programma, autofinanziato, è stato possibile grazie alle economie che la cooperativa è riuscita ad attuare all’interno dei diversi programmi di reinserimento sociale che porta avanti con il finanziamento della Regione e della Fondazione di Sardegna. «La vendita all’esterno dei prodotti dell’orto fra le mura, consentirà anche di autofinanziare le borse-lavoro che daranno la possibilità ai detenuti di partecipare al progetto, senza costi a carico della società» dice ancora Comina che anticipa un altro progetto: l’arte dentro le mura. La prossima estate quattro detenuti, affiancati da altrettanti artisti, realizzeranno delle installazioni destinate ad essere esposte nei centri urbani.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il progetto sarà presentato ufficialmente solo fra qualche mese, ma già poco prima di Natale, sono iniziati i lavori di fresatura dei terreni e installazione del sistema di irrigazione nei cinque ettari interni alle mura della struttura detentiva. Nella parte racchiusa dalle mura perimetrali, l’orto sarà coltivato dai detenuti comuni, mentre, nella parte più interna lavoreranno gli ex 41 bis.
Non saranno coltivati solo ortaggi: all’interno del carcere sorgerà anche un giardino con alberi e fiori. Il giardino, che verrà realizzato proprio dai detenuti in regime di massima sicurezza, nell’ala prospiciente l’ingresso della direzione, sarà inaugurato in primavera e dedicato alla memoria dei magistrati uccisi dalla mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Antonello Comina è il presidente della Cooperativa Il Seme, che da dodici anni porta avanti progetti per il reinserimento sociale dei detenuti. Spiega come le attività non siano unicamente di agricoltura sociale ma spaziano anche all’archeologia con i cantieri di scavo a Mont’e Prama, Fordongianus e Santa Giusta, solo per indicare i siti più conosciuti dove gli archeologi della Sovrintendenza si sono potuti avvalere anche del lavoro dei detenuti.
«La Sardegna in questo senso è all’avanguardia a livello nazionale: è anche l’unica Regione ad aver inserito una voce di finanziamento specifico nel proprio Bilancio che consente l’accreditamento diretto ad alcune delle strutture che si occupano di reinserimento sociale dei detenuti», dice.
La realizzazione dell’orto sociale nel carcere di Massama, che, è stato battezzato “Dentro e fuori le mura” ad indicare, come spiega ancora Comina, «che dal carcere non usciranno unicamente gli ortaggi, ma anche gli stessi detenuti, che una volta espiata la condanna avranno una possibilità in più per iniziare una nuova vita da uomini liberi, avendo appunto conseguito e maturato specifiche capacità lavorative».
Ogni giorno le squadre di detenuti provetti ortolani vengono seguiti da un tecnico che una volta alla settimana, è anche affiancato da un operatore sociale. Dentro il carcere sarà allestito anche un laboratorio di confezionamento degli ortaggi che saranno commercializzati nel giardino-mercato “Madre Terra”.
«È un lavoro complesso e non certo facile e bisogna crederci per ottenere dei risultati – dice Comina – in questo dobbiamo riconoscere l’apertura e la disponibilità dimostrata dal direttore del carcere, Pierluigi Farci, che ha fatto in modo che questi progetti diventassero realtà».
Il programma, autofinanziato, è stato possibile grazie alle economie che la cooperativa è riuscita ad attuare all’interno dei diversi programmi di reinserimento sociale che porta avanti con il finanziamento della Regione e della Fondazione di Sardegna. «La vendita all’esterno dei prodotti dell’orto fra le mura, consentirà anche di autofinanziare le borse-lavoro che daranno la possibilità ai detenuti di partecipare al progetto, senza costi a carico della società» dice ancora Comina che anticipa un altro progetto: l’arte dentro le mura. La prossima estate quattro detenuti, affiancati da altrettanti artisti, realizzeranno delle installazioni destinate ad essere esposte nei centri urbani.
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