L’ultimatum dei cavalieri: «Così niente Sartiglia»
di Enrico Carta
Gruppo compatto dopo la riunione di venerdì notte: «Non saliamo in sella» Il presidente Castagna: «Non faremo nulla in più di ciò che impone la legge»
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ORISTANO. A un passo dallo stop. Come nel 1980. Trentotto anni dopo, la Sartiglia è vicina come non mai allo sciopero. I cavalieri sono pronti a incrociare le braccia, a non indossare maschera e vestiti tradizionali, persino a non salire in sella. Sanno che recheranno un grande dispiacere ai due capicorsa che dovranno guidare le giostre dell’11 e del 13 febbraio e ai quali verrà inevitabilmente rovinata la festa, ma anche Antonio Giandolfi e Andrea Solinas sembrano ben consapevoli che l’orientamento della quasi totalità dei loro compagni porta in un’unica direzione. Dopo vari tentennamenti, il gruppo dei 126 sembra davvero a un passo dal più clamoroso dei gesti.
Come nel 1980. Non è una novità perché anche in passato ci furono azioni di protesta, la più clamorosa delle quali avvenne nel 1980 quando i cavalieri, che allora protestavano per l’assenza di una qualsiasi parvenza di rimborso delle notevoli spese che devono affrontare annualmente, decisero di sfilare in via Duomo per rendere omaggio ai due componidori senza però cimentarsi nella corsa alla stella e nella successiva corsa delle pariglie in via Mazzini. Nel 2010, sempre per una questione di rimborsi non pagati, i cavalieri operarono uno sciopero a metà. Il martedì di carnevale, la corsa alla stella si svolse regolarmente, ma appena giunti in via Mazzini il gruppo si rifiutò di eseguire le classiche evoluzioni delle pariglie limitandosi a una passerella di fronte all’incredulo pubblico che li aveva aspettati per ore e che aveva anche pagato il biglietto per un posto nei palchi.
Neanche la sfilata. Stavolta si potrebbe andare addirittura oltre. Oristano si potrebbe scordare persino di ammirare il corteo a cavallo in via Duomo e via Mazzini perché l’intenzione è quella di stare a casa. Quando tutto sembrava essere a un passo dalla soluzione, quando le polemiche parevano placate e ci si preparava all’incontro chiarificatore di mercoledì con il sindaco, qualcosa deve aver convinto l’associazione dei cavalieri a gettare, sul tavolo della partita che va avanti da settimane, la carta che spariglia.
I perché della protesta. Il motivo ancora non è chiarissimo e verrà esplicitato solo al termine dei prossimi incontri. Dalle dichiarazioni del presidente dei cavalieri, Francesco Castagna, si capisce però che è una concatenazione di fattori ad aver convinto un po’ tutti ad arrivare o per lo meno annunciare lo strappo: «Noi facciamo ciò che la legge prevede, non una sola cosa in più. Nell’ultima riunione tra di noi è emerso chiaramente che ci si sta dimenticando del ruolo fondamentale e imprescindibile dei cavalieri in questa manifestazione. Noi siamo la Sartiglia e a queste condizioni la Sartiglia non la facciamo. In queste settimane nessuno si è schierato dalla nostra parte, mi chiedo dove sia Oristano in questa vicenda. Se Oristano non risponde, vuol dire che noi staremo a casa. Siamo stati lasciati soli e allora non abbiamo altra arma per far sentire la nostra voce di fronte a una serie di situazioni che non ci piacciono e di limitazioni che, secondo noi, vanno al di là di ciò che la legge impone».
Non solo antidoping. Si potrebbe facilmente ricondurre tutto alla questione dell’antidoping obbligatorio, ma i motivi sono molti di più. Nella lista dei perché del malcontento vanno inseriti i miseri rimborsi che con ritardo biblico arrivano nelle loro tasche a fronte dei quasi tremila euro che si spendono per prepararsi e partecipare alla Sartiglia. Si aggiunga poi la scarsa vicinanza che i cavalieri hanno avvertito in questi giorni dalla città che poi non manca di riversarsi in piazza nei giorni della festa. E si metta nel calderone anche il fatto che, piaccia o non piaccia, attorno alla giostra si muove una fetta di economia oristanese che di certo a febbraio non avrebbe altre possibilità di introiti. Gli spazi perché la protesta rientri ci sono ancora, ma sono piuttosto angusti. E stavolta, non sembra di assistere al solito inconcludente “al lupo, al lupo”. Stavolta qualcuno vestirà i panni dell’agnello, sperando che quel qualcuno alla fine non sia la Sartiglia.
Come nel 1980. Non è una novità perché anche in passato ci furono azioni di protesta, la più clamorosa delle quali avvenne nel 1980 quando i cavalieri, che allora protestavano per l’assenza di una qualsiasi parvenza di rimborso delle notevoli spese che devono affrontare annualmente, decisero di sfilare in via Duomo per rendere omaggio ai due componidori senza però cimentarsi nella corsa alla stella e nella successiva corsa delle pariglie in via Mazzini. Nel 2010, sempre per una questione di rimborsi non pagati, i cavalieri operarono uno sciopero a metà. Il martedì di carnevale, la corsa alla stella si svolse regolarmente, ma appena giunti in via Mazzini il gruppo si rifiutò di eseguire le classiche evoluzioni delle pariglie limitandosi a una passerella di fronte all’incredulo pubblico che li aveva aspettati per ore e che aveva anche pagato il biglietto per un posto nei palchi.
Neanche la sfilata. Stavolta si potrebbe andare addirittura oltre. Oristano si potrebbe scordare persino di ammirare il corteo a cavallo in via Duomo e via Mazzini perché l’intenzione è quella di stare a casa. Quando tutto sembrava essere a un passo dalla soluzione, quando le polemiche parevano placate e ci si preparava all’incontro chiarificatore di mercoledì con il sindaco, qualcosa deve aver convinto l’associazione dei cavalieri a gettare, sul tavolo della partita che va avanti da settimane, la carta che spariglia.
I perché della protesta. Il motivo ancora non è chiarissimo e verrà esplicitato solo al termine dei prossimi incontri. Dalle dichiarazioni del presidente dei cavalieri, Francesco Castagna, si capisce però che è una concatenazione di fattori ad aver convinto un po’ tutti ad arrivare o per lo meno annunciare lo strappo: «Noi facciamo ciò che la legge prevede, non una sola cosa in più. Nell’ultima riunione tra di noi è emerso chiaramente che ci si sta dimenticando del ruolo fondamentale e imprescindibile dei cavalieri in questa manifestazione. Noi siamo la Sartiglia e a queste condizioni la Sartiglia non la facciamo. In queste settimane nessuno si è schierato dalla nostra parte, mi chiedo dove sia Oristano in questa vicenda. Se Oristano non risponde, vuol dire che noi staremo a casa. Siamo stati lasciati soli e allora non abbiamo altra arma per far sentire la nostra voce di fronte a una serie di situazioni che non ci piacciono e di limitazioni che, secondo noi, vanno al di là di ciò che la legge impone».
Non solo antidoping. Si potrebbe facilmente ricondurre tutto alla questione dell’antidoping obbligatorio, ma i motivi sono molti di più. Nella lista dei perché del malcontento vanno inseriti i miseri rimborsi che con ritardo biblico arrivano nelle loro tasche a fronte dei quasi tremila euro che si spendono per prepararsi e partecipare alla Sartiglia. Si aggiunga poi la scarsa vicinanza che i cavalieri hanno avvertito in questi giorni dalla città che poi non manca di riversarsi in piazza nei giorni della festa. E si metta nel calderone anche il fatto che, piaccia o non piaccia, attorno alla giostra si muove una fetta di economia oristanese che di certo a febbraio non avrebbe altre possibilità di introiti. Gli spazi perché la protesta rientri ci sono ancora, ma sono piuttosto angusti. E stavolta, non sembra di assistere al solito inconcludente “al lupo, al lupo”. Stavolta qualcuno vestirà i panni dell’agnello, sperando che quel qualcuno alla fine non sia la Sartiglia.
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