termodinamico
Ambientalisti divisi sull’impianto a San Quirico
ORISTANO. Ambientalisti contro sull’impianto termodinamico a San Quirico. La consulta Ambiente e territorio della Sardegna, insieme al Gruppo di Intervento Giuridico, WWf e Italia Nostra-Federparchi...
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ORISTANO. Ambientalisti contro sull’impianto termodinamico a San Quirico. La consulta Ambiente e territorio della Sardegna, insieme al Gruppo di Intervento Giuridico, WWf e Italia Nostra-Federparchi criticano Legambiente e ribadiscono l’opposizione all’impianto.
«La positiva valutazione d’impatto ambientale seguita dal via libera della Giunta Regionale, sull’impianto termodinamico di S. Quirico che dovrebbe nascere ai piedi del Monte Arci, su terreni agricoli, con produzione energetica ibrida da collettori parabolici lineari e centrale a biomasse, impianti industriali non di supporto all’agricoltura, ha prepotentemente riportato alla ribalta il tema della produzione energetica in Sardegna. Che la produzione da fonti rinnovabili vada preferita ed incentivata a discapito di quella da fonti fossili – riporta una nota a firma delle associazioni ambientaliste – non è certo in discussione; concordiamo perciò con l’affermazione dello stesso Rubbia, Premio Nobel per la Fisica nel 1984 e padre del termodinamico il quale, in una recente intervista, ha dichiarato che bisogna ridurre il consumo dei combustibili fossili e le immissioni in atmosfera di CO2».
Il punto nodale della questione, secondo i firmatari della nota è però diverso. «Ci meraviglia che un’associazione “ambientalista” come Legambiente non l’abbia colto, mostrando di “guardare il dito quando il saggio indica la luna”.
A prescindere dalla validità della tecnologia in questione e dalle valutazioni comparativesui vari tipi di produzione da fonti rinnovabili, a noi preme porre l’attenzione su dove questi impianti produttivi vengano collocati, quale sia il loro impatto ambientale e paesaggistico, se servano davvero a ridurre la produzione da combustibili fossili e se siano necessari per la nostra Isola nell’ottica di un quadro produttivo complessivo e coerente. Questioni che attengono alla sfera politica e non certo a quella tecnica; a scelte che dovrebbero riaffermare il primato del bene collettivo rispetto agli interessi economici dei privati per garantire ai Sardi tutti vantaggi in termini di tutela ambientale e della salute ma anche in termine economici. Occorrerebbe una politica energetica seria, al pari di una seria politica agricola, così che a nessuno venga in mente di sostituire le aree coltivabili con impianti di produzione energetica di qualsiasi tipo, di affittare o comprare terre fertili per creare megaparchi eolicici, fotovoltaici o termodinamici che riempiono le tasche solo delle società investitrici. Non è un NO alle fonti rinnovabili; é un SI ad un modello socioeconomico alternativo basato su un uso sostenibile del territorio e su una pianificazione di lungo termine dell’agricoltura e della produzione energetica».(g.cen.)
«La positiva valutazione d’impatto ambientale seguita dal via libera della Giunta Regionale, sull’impianto termodinamico di S. Quirico che dovrebbe nascere ai piedi del Monte Arci, su terreni agricoli, con produzione energetica ibrida da collettori parabolici lineari e centrale a biomasse, impianti industriali non di supporto all’agricoltura, ha prepotentemente riportato alla ribalta il tema della produzione energetica in Sardegna. Che la produzione da fonti rinnovabili vada preferita ed incentivata a discapito di quella da fonti fossili – riporta una nota a firma delle associazioni ambientaliste – non è certo in discussione; concordiamo perciò con l’affermazione dello stesso Rubbia, Premio Nobel per la Fisica nel 1984 e padre del termodinamico il quale, in una recente intervista, ha dichiarato che bisogna ridurre il consumo dei combustibili fossili e le immissioni in atmosfera di CO2».
Il punto nodale della questione, secondo i firmatari della nota è però diverso. «Ci meraviglia che un’associazione “ambientalista” come Legambiente non l’abbia colto, mostrando di “guardare il dito quando il saggio indica la luna”.
A prescindere dalla validità della tecnologia in questione e dalle valutazioni comparativesui vari tipi di produzione da fonti rinnovabili, a noi preme porre l’attenzione su dove questi impianti produttivi vengano collocati, quale sia il loro impatto ambientale e paesaggistico, se servano davvero a ridurre la produzione da combustibili fossili e se siano necessari per la nostra Isola nell’ottica di un quadro produttivo complessivo e coerente. Questioni che attengono alla sfera politica e non certo a quella tecnica; a scelte che dovrebbero riaffermare il primato del bene collettivo rispetto agli interessi economici dei privati per garantire ai Sardi tutti vantaggi in termini di tutela ambientale e della salute ma anche in termine economici. Occorrerebbe una politica energetica seria, al pari di una seria politica agricola, così che a nessuno venga in mente di sostituire le aree coltivabili con impianti di produzione energetica di qualsiasi tipo, di affittare o comprare terre fertili per creare megaparchi eolicici, fotovoltaici o termodinamici che riempiono le tasche solo delle società investitrici. Non è un NO alle fonti rinnovabili; é un SI ad un modello socioeconomico alternativo basato su un uso sostenibile del territorio e su una pianificazione di lungo termine dell’agricoltura e della produzione energetica».(g.cen.)
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