Comuni, tanti dubbi sulla fusione
di Maria Antonietta Cossu
Abbasanta: nel dibattito con tre sindaci per ora prevale la prudenza anche tra i favorevoli
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ABBASANTA. Ci sono i contenuti, c'è la disponibilità al confronto, c’è la partecipazione popolare ma mancano le larghe intese istituzionali e soprattutto non esiste uno strumento legislativo che disciplini il processo della fusione dei Comuni. Il primo ostacolo potrebbe essere superato costruendo il consenso sul territorio, poiché un peso preponderante sulla questione l’avrà senza dubbio la volontà popolare. A colmare la lacuna in campo normativo potrà essere solo il legislatore regionale, al quale i sostenitori del progetto sull’unificazione amministrativa di Abbasanta, Ghilarza e Norbello hanno provato a dare un input. Impulso derivato dalla proposta di legge presentata ieri dal gruppo di governo locale nel corso di un affollato convegno sull’istituzione di un unico soggetto amministrativo. Per chi vuole superare i campanili è una questione di lungimiranza e un atto di responsabilità: «L’esigenza di parlare di fusione nasce da un problema ineludibile della politica, dal dovere di pensare a come garantire un futuro alle nostre comunità», ha detto il consigliere Gian Valerio Sanna. «I nostri comuni devono riprogettare la macchina amministrativa in modo da garantire le specializzazioni e le competitività di cui abbiamo bisogno declinando questa strada in fattori di vantaggio, pur conservando le municipalità storiche». Il processo si fonderà sulla massima condivisione da parte delle comunità locali, aspetto richiamato anche nel testo di legge, che subordina la fusione all’esito di un referendum popolare. In gioco c’è un maggior potere negoziale nei confronti di Stato e Regione rispetto a quanto i singoli Comuni potranno mai esercitare per ottenere risorse e servizi.
A confermarlo è il coordinatore nazionale di Fusione di Comuni Sergio Luigino. «I piccoli enti non sono più competitivi sul mercato della pubblica amministrazione. La fusione invece comporta incentivi finanziari, risparmi strutturali e la possibilità di fare investimenti, incrementare il livello dei servizi e di abbassare la pressione fiscale». Il dibattito ha confermato le divergenze d’opinione fra i rappresentanti istituzionali dei tre paesi. Norbello si attesta su una posizione radicale. «La mia amministrazione è contraria», ha asserito il sindaco Matteo Manca, contestato dalla platea per il tenore di alcune affermazioni. «Oggi lo Stato dà lo zuccherino ma successivamente toglierà i fondi». Meno radicale il primo cittadino di Ghilarza, disposto ad aderire ma non acriticamente. «Sono teoricamente favorevole, purché questo non diventi un semplice atto amministrativo ma un percorso di crescita sociale e culturale», ha dichiarato Alessandro Defrassu. Il presidente della commissione regionale Autonomia ha raccolto le istanze sull’ elaborazione di uno strumento legislativo ad hoc « Su questa proposta di legge si può ragionare e sono disposto ad apporre tecnicamente la firma per aprire una discussione in Consiglio regionale. E’ finito il paradigma della moltiplicazione dei centri di costo. Oggi vince chi coopera con le realtà circostanti perché l’obiettivo non è competere con il Comune vicino ma con realtà europee», ha rilevato Francesco Agus.
A confermarlo è il coordinatore nazionale di Fusione di Comuni Sergio Luigino. «I piccoli enti non sono più competitivi sul mercato della pubblica amministrazione. La fusione invece comporta incentivi finanziari, risparmi strutturali e la possibilità di fare investimenti, incrementare il livello dei servizi e di abbassare la pressione fiscale». Il dibattito ha confermato le divergenze d’opinione fra i rappresentanti istituzionali dei tre paesi. Norbello si attesta su una posizione radicale. «La mia amministrazione è contraria», ha asserito il sindaco Matteo Manca, contestato dalla platea per il tenore di alcune affermazioni. «Oggi lo Stato dà lo zuccherino ma successivamente toglierà i fondi». Meno radicale il primo cittadino di Ghilarza, disposto ad aderire ma non acriticamente. «Sono teoricamente favorevole, purché questo non diventi un semplice atto amministrativo ma un percorso di crescita sociale e culturale», ha dichiarato Alessandro Defrassu. Il presidente della commissione regionale Autonomia ha raccolto le istanze sull’ elaborazione di uno strumento legislativo ad hoc « Su questa proposta di legge si può ragionare e sono disposto ad apporre tecnicamente la firma per aprire una discussione in Consiglio regionale. E’ finito il paradigma della moltiplicazione dei centri di costo. Oggi vince chi coopera con le realtà circostanti perché l’obiettivo non è competere con il Comune vicino ma con realtà europee», ha rilevato Francesco Agus.
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