La Nuova Sardegna

Oristano

Suicidi, il grido di dolore del vescovo

di Mario Girau
Suicidi, il grido di dolore del vescovo

Ales, padre Roberto Carboni denuncia la crescita del fenomeno e propone un fronte comune tra Chiesa, società e stampa

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ALES. È un invito a riflettere, ma soprattutto un grido di dolore quello del vescovo di Ales-Terralba, padre Roberto Carboni, di fronte al fenomeno del suicidio di giovani e anziani che in pochi mesi ha interessato alcuni comuni del territorio. Secondo alcuni dati risalenti a qualche anno fa il Medio Campidano è la provincia italiana con la media più alta di persone che si tolgono la vita: 13,5 per 100 mila abitanti.

Numeri preoccupanti che diventano drammatici per la Sardegna che registra un tasso di circa 20,4 casi per 100mila abitanti fra gli uomini e 4,5 casi per 100mila abitanti fra le donne ( media nazionale: 9,3)

Il vescovo alerese, in occasione della festa di san Francesco di Salese, patrono dei giornalisti, ieri ha parlato davanti a redattori e collaboratori del periodico diocesano “Nuovo Cammino”, al presidente regionale Ucsi, del messaggio papale “ La verità vi farà liberi. Fake news e giornalismo di pace”. La voglia di cercare e di capire un fenomeno sconvolgente ha preso il sopravvento. Nell’ultima parte dell’incontro con la stampa il report di padre Carboni sulla realtà pastorale della sua diocesi.

«Ciò che accade nel cuore di una persona che tenta o realizza il suicidio è realtà complessa e misteriosa. In passato, come psicologo, ho avvicinato diverse persone che hanno sfiorato o indugiato sulle idee suicide. Quello che è certo – ha detto il presule – è che queste idee trovano terreno fertile nel disagio, nella depressione, a sua volta originata ad esempio dalla mancanza di lavoro, dai problemi sociali , dall’angustia esistenziale».

Suicidi che interpellano la Chiesa. «Dobbiamo chiederci che cosa sta succedendo, come possiamo aiutare questi ragazzi, perché spesso giovani non ancorati alla vita della comunità, ma proprio per questo più necessitati della nostra presenza che deve uscire, farsi prossima, ascoltare, accogliere». Padre Roberto Carboni propone un lavoro sinergico tra Chiesa, forze sociali, stampa, «non solo per individuare o curare un sintomo ma per capirlo nella sua radice».

Tra i compiti del vescovo, rendersi conto, guardare, vigilare, avvisare del pericolo. Il presule alerese nel 2017 l’ha fatto puntando il radar sulle 57 parrocchie della diocesi dislocate in 49 centri abitati del Guspinese, Marmilla e Terralbese e sull’associazionismo cattolico. Particolare attenzione al pianeta giovani, per far emergere il disagio che i ragazzi vivono spesso senza parlarne con nessuno. «Alcuni insegnanti e amici dei giovani che l’anno scorso si sono tolti la vita insistono – ha aggiunto padre Carboni – su questo elemento: erano normali ragazzi che hanno iniziato chiudersi e isolarsi».

Occhio attento della Chiesa al mondo del lavoro. Tra i motivi del disagio non solo dei giovani, ma anche degli adulti, il presule alerese mette anche «l’ambiente depressivo caratterizzato dalla mancanza del lavoro nel territorio». Nel Medio Campidano la disoccupazione degli adulti supera il 15% e quella giovanile va oltre il 70 per cento.

La Chiesa non ha ricette sicuramente vincenti contro il disagio. L’unica leva possibile è la solidarietà, quella organizzata dalla Caritas pronta a innescare processi che portino a responsabilizzare le persone rispetto al lavoro. Il delegati diocesano Caritas, don Angelo Pittau, con l’ok del vescovo Carboni ha aperto il cantiere della “salute alla famiglia”, motore della società e della Chiesa. Iniziative di sostegno ai giovani nuclei familiari sono stati avviate a Guspini, Villacidro e tra qualche mese anche ad Ales, nei locali dell’ex centro di formazione professionale Enaip. La lotta all’isolamento dei piccoli centri della Marmilla e del Medio Campidano passa anche attraverso la rivitalizzazione delle parrocchie, rimaste – dopo la chiusura di scuole, caserme, uffici postali, Asl – gli unici centri di aggregazione sociale. Ci vorrebbero più preti giovani: 40 dei 60 sacerdoti della diocesi hanno oltre 70 anni.

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