Parroco sotto accusa: pena troppo bassa no al patteggiamento

Marrubiu, don Antonello Cattide accusato di diffamazione Il giudice rimanda gli atti al pm: non bastano 22mila euro

MARRUBIU. La pena è troppo bassa e così don Antonello Cattide, ex parroco di Marrubiu, non se la cava con un patteggiamento di 22mila euro. La pena doveva essere sostitutiva di quella detentiva – naturalmente sarebbe stata sospesa – di quattro mesi a cui andava aggiunta la diminuzione di un terzo per la scelta del rito alternativo al processo. Il problema è che il giudice per le udienze preliminari Silvia Palmas ha detto no, rimandando gli atti del procedimento al pubblico ministero Marco De Crescenzo per rivedere alcuni aspetti non secondari del capo d’imputazione.

Il reato contestato al sacerdote rimane quello di diffamazione, la novità è che, per il giudice, le attenuanti generiche non vanno concesse e la diffamazione dev’essere considerata aggravata al pari di quella che viene contestata alla stampa. Questo perché l’utilizzo di un social network come whatsapp per diffondere il pensiero al vetriolo finito poi sotto accusa, viene considerato meritorio di aggravante.

Insomma, bisogna stabilire una pena adeguata al reato commesso per cui si salirà rispetto a quella prospettata ieri in udienza e già annunciata nei mesi scorsi, dopo che don Antonello Cattide era stato individuato come il responsabile del messaggio anonimo con cui si attribuivano virtù, non esattamente consone con la decenza, al sindaco Andrea Santucciu, all’assessore Doriano Sollai, alla figlia di quest’ultimo Valentina, al capogruppo della maggioranza Gabriele Basciu, a sua moglie Marina Pilloni, ai figli Giacomo e Irene, a Raffaele Zedda e al giornalista Antonio Pintori.

Questi si sarebbero dovuti costituire parte civile assistiti dagli avvocati Anna Maria Uras, Gesuino Loi, Monica Masia e Adriano Sollai, ma dovranno attendere perché in questa fase processuale la costituzione non è stata ammessa. Avranno eventualmente spazio in una causa civile, successiva però al patteggiamento di don Antonello Cattide il quale deve fare nuovamente i conti. O meglio li faranno per lui il pubblico ministero e gli avvocati difensori Gianfranco Siuni e Antonella Mugheddu che dovranno quindi rivedere la pena. A incastrare l’ex parroco era stato il computer. Era quello che si trovava nella casa parrocchiale e così gli inquirenti erano risaliti a don Cattide. Questi dapprima aveva confessato e ammesso le sue colpe, successivamente aveva rivisto la sua versione spiegando di essersi caricato sulle sue larghe spalle le responsabilità dello scritto anonimo spinto da cristiana misericordia. La confessione doveva servire per coprire i veri autori – non li ha mai indicati – della diffamazione ed evitare loro il tortuoso percorso della giustizia umana che invece affronterà proprio il sacerdote.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes