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Oristano

Calunnia da incubo per un oristanese, dicono che è in carcere ma lui è libero

di Michela Cuccu
Calunnia da incubo per un oristanese, dicono che è in carcere ma lui è libero

L’assurda storia capitata a un pizzaiolo che per molti era in manette per droga. In realtà non ha avuto alcun problema e continua a lavorare, ma non più sereno

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ORISTANO. «La calunnia è un venticello...», così inizia l’aria de “Il barbiere di Siviglia”. Come nella celebre opera di Gioacchino Rossini, anche in questo caso le dicerie e il passa parola rischiano di essere prese per verità quando di vero non c’è nulla. Con effetti deleteri soprattutto per la reputazione di chi è falsamente accusato. È quello che sta accadendo a Marco Montanelli, 39 anni, titolare della pizzeria Take Away in via Aristana. Da quando in città si è diffusa la voce, del tutto priva di fondamento, del suo arresto per spaccio di droga e ricettazione, la vita sua e della sua famiglia è diventata un inferno.

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«È successo tutto due domeniche fa mentre ero al mare con mia moglie e i nostri due bambini – racconta Marco Montanelli –. Lì incontriamo un amico che mi guarda come se avesse di fronte un fantasma. Gli chiedo cosa stesse accadendo e lui a sua volta, mi dice ma scusa: non eri stato arrestato per una storia di droga? Io a questo punto quasi scoppio a ridere. Penso a uno scherzo, di pessimo gusto, comunque uno scherzo – racconta il pizzaiolo – ma poche ore più tardi mi rendo conto che le cose non stavano affatto così». Rientrata a casa, la famiglia riceve una raffica di telefonate, da parte di amici e parenti che chiedono dell’arresto.

All’inizio, Marco Montanelli e la moglie Anna Maria Casula decidono di lasciar correre. «Certo, facciamo qualche indagine tipo, verificare se qualcosa sia stata scritta sui quotidiani, chiediamo ai conoscenti – raccontano – ma l’unica cosa che veniamo a sapere è che forse tutto è nato dal fatto che qualche sera prima fosse stata notata un’auto dei carabinieri parcheggiata vicino al mio locale». Poi, quando le telefonate si fanno più frequenti, quando si sentono gli occhi addosso persino nell’accompagnare i figli a scuola e soprattutto, quando tanta gente li avvicina e, parlando sottovoce, con domande tipo: «Ma allora, era vero?», la coppia decide di prendere provvedimenti.

«Ci siamo rivolti ad alcuni amici dei carabinieri e della polizia, ci hanno spiegato che non potevamo fare nulla, semplicemente perché non si trova un responsabile – racconta ancora Marco Montanelli –. Paradossalmente, anche se questa è l’epoca dei social network e le fake news circolano soprattutto attraverso internet, la diceria si è invece sparsa nel modo tradizionale: di bocca in bocca», proprio come cantava Fabrizio De André nella sua famosa canzone.

Marco Montanelli allarga le braccia: «Ho capito di non potermi difendere. Se avessi presentato una querela avrei rischiato a mia volta un’accusa di calunnia. Per questo mi sono rivolto a voi del giornale. Scrivetelo che io non sono mai stato arrestato, che con questa storia c’entro e che continuo a lavorare, tutti i giorni, da mattina a tarda sera, nella mia pizzeria».
 

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