La Nuova Sardegna

Oristano

Un mese senza cure: la richiesta d’aiuto di una donna malata

di Michela Cuccu

Per due gravi patologie le viene dato il farmaco equivalente Ma lei ha un’intolleranza e quindi non lo può assumere

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ORISTANO. «Di quel farmaco ho necessità assoluta. Solo che la farmacia dell’ospedale san Martino da un mese non lo ha più a disposizione. O meglio, ha solamente l’equivalente, che non posso assumere perché sono allergica ad alcuni eccipienti». È il racconto di una giovane madre colpita da una rara forma di malattia autoimmune. In Sardegna pare che di casi come il suo, con il Lupus e la Sclerosi multipla assieme, ne esista solamente un altro. Per continuare a vivere, ogni giorno deve assumere una serie di farmaci compreso un antirigetto, che anche se lei non ha subito un trapianto di organi, le è indispensabile.

I problemi sono iniziati qualche giorno fa quando, a sorpresa, dalla farmacia dell’ospedale, dove periodicamente si reca a ritirare le terapie, ha scoperto che proprio quella medicina, che le è indispensabile, non c’è più. Eppure, persino lo specialista del Policlinico universitario di Cagliari dove la signora è in cura, si premurava sempre, nella prescrizione, di indicare il farmaco non generico. Lo potrebbe acquistare, certo, ma la terapia per un solo mese le costerebbe più di 500 euro. «Cifra impossibile per chi, come me, vive di stipendio», commenta. A questo punto non le è rimasto che raccontare la sua storia al giornale, in forma comprensibilmente anonima.

Alla Assl la vicenda della paziente la conoscono bene. Spiegano che, sì, fino a qualche tempo fa, potevano distribuire anche il farmaco non equivalente, ma che le forniture sono regolate dagli appalti, e che l’azienda che ultimamente se l’è aggiudicato, fornisce la specialità, ma solo nella versione “equivalente”, che certo costa meno, dunque, consente un risparmio alle casse della sanità pubblica.

Il problema però è che evidentemente, non tutti i pazienti possono assumere i farmaci equivalenti, che hanno lo stesso principio attivo della medicina “di marca”, ma possono cambiare gli additivi. Un problema che in realtà il sistema sanitario pubblico ha previsto. In questo caso, come spiegano dagli uffici della Assl, il paziente o il medico possono compilare una scheda di segnalazione. Una volta presa in carico, l’istanza viene esaminata da una commissione regionale e se l’esito è positivo, alla farmacia ospedaliera di riferimento viene data disposizione di fornire al paziente quel farmaco preciso e non più l’equivalente.

Insomma, un sistema impeccabile. Peccato che la burocrazia, anche quella sanitaria, abbia qualche falla nella comunicazione. «Nessuno mi aveva mai parlato di moduli da compilare e di istanze – dice la paziente – non me lo ha mai detto il medico, forse convinto che una situazione del genere non si sarebbe mai potuta verificare. Non me lo hanno detto neppure alla farmacia dell’ospedale, nonostante, a suo tempo avessi fatto presente come l’equivalente, che avevo assunto in precedenza, mi avesse creato dei problemi. Se fossi stata informata, avrei certamente presentato l’istanza per tempo, così da non avere problemi. Perché nel frattempo io non ho più le mie medicine. Che dovrò acquistare, a meno di dover rinunciare a curarmi».

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