Assetto idrogeologico: punti critici ad Abbasanta
di Maria Antonietta Cossu
Il consiglio comunale vota la revisione del piano che ora dovrà andare in Regione Le zone più esposte al rischio allagamento si trovano vicino al canale tombato
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ABBASANTA. Il territorio di Abbasanta è quasi totalmente al riparo dal rischio di frane, ma presenta criticità dal punto di vista idraulico, in alcuni casi anche di elevata intensità. È quanto emerge dallo studio condotto in vista dell’aggiornamento del Piano di assetto idrogeologico, che ha comportato l’introduzione di una variante.
La modifica è appena passata al vaglio del consiglio comunale per l’adozione e presto sarà sottoposta al parere dell’Agenzia del Distretto idrografico, dopodiché ritornerà in aula per l’adozione definitiva. La necessità di aggiornare il documento, che sarà assimilato nel Piano urbanistico intercomunale cui stanno lavorando Abbasanta e Norbello, si era fatta pressante per l’esigenza di introdurre nuove norme di salvaguardia e per il forte condizionamento all’attività edificatoria esercitato dai vincoli che gravano su alcuni quartieri dell’abitato e sull’area artigianale.
Lacci che potrebbero essere allentati con la realizzazione di opere di mitigazione del rischio idrogeologico, possibili solo con l’entrata in vigore della variante Pai. «L’obiettivo è di cercare di rimuovere i vincoli urbanistici che limitano qualunque iniziativa di residenti e imprenditori, così da dare a tutti i cittadini le stesse possibilità», ha spiegato il consigliere Gian Valerio Sanna.
Le zone più esposte al rischio di allagamenti si trovano in corrispondenza del canale tombato, che si snoda dalla vallata di Chenale alla stazione dei treni, e dell’alveo scoperto che dalla ferrovia prosegue verso la 131 passando per il distretto delle attività produttive. Lungo quell’itinerario si alternano diversi gradi di rischio idraulico, che in alcuni punti raggiunge anche il livello massimo. La stessa situazione è stata riscontrata in prossimità di Losa, del rio Bonorchis e del rio San Leonardo.
Per realizzare gli interventi che consentirebbero di ridurre al minimo le situazioni negative è stata stimata una spesa di 2,8 milioni di euro. Il Comune può contare su poco meno della metà delle risorse: un finanziamento di 300mila euro è già impegnato per interventi di mitigazione, mentre è di poche settimane fa la concessione di un milione di euro da parte della Regione per la realizzazione di un bacino di laminazione che ridurrà la portata d’acqua del canale tombato e dei corsi a valle della 131.
La situazione è più tranquilla sul piano dell’assetto geologico: il sistema basaltico su cui si estendono l’agglomerato urbano e il comprensorio rurale di Abbasanta non presenta infatti elementi di potenziale pericolo.
La modifica è appena passata al vaglio del consiglio comunale per l’adozione e presto sarà sottoposta al parere dell’Agenzia del Distretto idrografico, dopodiché ritornerà in aula per l’adozione definitiva. La necessità di aggiornare il documento, che sarà assimilato nel Piano urbanistico intercomunale cui stanno lavorando Abbasanta e Norbello, si era fatta pressante per l’esigenza di introdurre nuove norme di salvaguardia e per il forte condizionamento all’attività edificatoria esercitato dai vincoli che gravano su alcuni quartieri dell’abitato e sull’area artigianale.
Lacci che potrebbero essere allentati con la realizzazione di opere di mitigazione del rischio idrogeologico, possibili solo con l’entrata in vigore della variante Pai. «L’obiettivo è di cercare di rimuovere i vincoli urbanistici che limitano qualunque iniziativa di residenti e imprenditori, così da dare a tutti i cittadini le stesse possibilità», ha spiegato il consigliere Gian Valerio Sanna.
Le zone più esposte al rischio di allagamenti si trovano in corrispondenza del canale tombato, che si snoda dalla vallata di Chenale alla stazione dei treni, e dell’alveo scoperto che dalla ferrovia prosegue verso la 131 passando per il distretto delle attività produttive. Lungo quell’itinerario si alternano diversi gradi di rischio idraulico, che in alcuni punti raggiunge anche il livello massimo. La stessa situazione è stata riscontrata in prossimità di Losa, del rio Bonorchis e del rio San Leonardo.
Per realizzare gli interventi che consentirebbero di ridurre al minimo le situazioni negative è stata stimata una spesa di 2,8 milioni di euro. Il Comune può contare su poco meno della metà delle risorse: un finanziamento di 300mila euro è già impegnato per interventi di mitigazione, mentre è di poche settimane fa la concessione di un milione di euro da parte della Regione per la realizzazione di un bacino di laminazione che ridurrà la portata d’acqua del canale tombato e dei corsi a valle della 131.
La situazione è più tranquilla sul piano dell’assetto geologico: il sistema basaltico su cui si estendono l’agglomerato urbano e il comprensorio rurale di Abbasanta non presenta infatti elementi di potenziale pericolo.
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