Cabras, i pescatori di ricci divisi su quote e periodi
di Piero Marongiu
Le due associazioni si scambiano accuse su come tutelare ambiente e pescato Al centro della contesa il personale presente sulle barche appoggio
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CABRAS. È guerra verbale tra i ricciai cabraresi che pescano all’interno dell’Area marina protetta. Le rivendicazioni espresse qualche giorno fa da Giacomo Bilancetta, portavoce di una delle due associazioni di pescatori subacquei, il quale ha definito illegale l’esclusione dalla quota di 500 ricci giornalieri dell’eventuale assistente che rimane in appoggio a bordo della barca. Rivendicazioni che, oltre al sindaco Cristiano Carrus, non sono piaciute neppure a Davide Bichi, presidente dell’Unione pescatori subacquei professionisti. «Non capiamo come l’altra associazione dei subacquei autorizzati alla pesca dei ricci in Amp (il riferimento è a Bilancetta) – esordisce Bichi – abbia modificato il proprio orientamento, visto che fino a qualche mese fa invocavano il blocco totale della pesca dei ricci almeno per un anno. Adesso invece minacciano di ricorrere al Tar se non verrà concesso anche a chi è in appoggio sulla barca di prendere i 500 ricci. Una richiesta quanto meno incomprensibile, visto che, anche in altre Amp, come Alghero, il quantitativo numerico previsto viene ritenuto soddisfacente per tutti». Leonardo Mura, presidente dell’associazione pescatori subacquei del nord Sardegna, conferma. «Noi seguiamo le regole previste nel decreto regionale, che prevedono venti giornate di pesca in Amp spalmate nell’arco temporale di apertura della stessa – dice Mura – possiamo prelevare un massimo di 600 ricci a persona e nel numero è compreso anche chi svolge la funzione di appoggio in barca». Nell’Area marina protetta cabrarese la presenza della risorsa, anche se di poco, è in calo da diversi anni. Per questo motivo le norme che ne regolamentano il prelevamento sono restrittive. «Sappiamo da sempre - riprende Bichi - che in Amp ci sono delle limitazioni, e nessuno di noi ha da obiettare: la tutela dell’ambiente e della risorsa è giusto che vengano messe al primo posto. Anche noi abbiamo imbarcazioni e operatori che lavorano in Amp, e tutti siamo d’accordo con le norme previste attualmente. Siamo stati attaccati più volte anche sui social solo perché abbiamo chiesto di poter lavorare, visto che abbiamo famiglie da mantenere. Chissà perché i difensori a oltranza, che citavano a esempio l’altra associazione perché chiedeva il blocco della pesca per un anno, adesso che la stessa associazione chiede di raddoppiare le quote da prelevare stanno zitti». Bilancetta però non ci sta a passare per quello che vuole pescare a oltranza: «La nostra linea non è mai cambiata – dice – chiediamo per quale motivo, se si possono pescare 500 ricci a persona, da quel numero viene escluso chi rimane a bordo della barca».
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