Carnevale sul Temo l’allegra variante del Karrasegare 2018
di Alessandro Farina
Bosa, grande successo ieri sera di “Un fiume di maschere” Serata nel segno delle cantine aperte, festa fino a martedì
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BOSA. Uno scenario mozzafiato, malgrado l’aria frizzantina di febbraio, ha accolto decine di maschere sul Temo. La prima edizione di “Un fiume di maschere” ideata e organizzata dall’associazione NuAdventure con l’apporto della Canottieri Sannio, dell’associazione Karrasegare ‘Osincu ed il patrocinio del Comune, supera a pieni voti la prova e si candida a diventare una delle perle del Carnevale, invernale e molto probabilmente estivo. In molti si sono ritrovati sulle sponde tra i Lungotemo De Gasperi e Scherer per salutare i coraggiosi naviganti mascherati. A precedere l’allegra compagnia fluviale il colorato gruppo di Takabanda, che ha regalato la colonna sonora. Quindi canoe e gommoni a fare da allegra scorta al natante. Location le Conce, i palazzi ottocenteschi sul Lungotemo, il ponte in trachite e la collina di Serravalle, con lo scenario di Cattedrale, quartiere medievale di Sa Costa e Castello sullo sfondo. Un fiume di maschere, meta anche di gruppi in arrivo con pullman dal Sud Sardegna, si candida quindi con tutti i crismi del successo a fare da apripista alla già fortunata e doppiamente decennale serata del sabato di carnevale, con dall’imbrunire via Carmine ed il Corso che si animano per Cantine in maschera. Un appuntamento ormai consolidato del Karrasegare ‘Osincu, foriero anche di soddisfazioni per gli operatori dell’accoglienza, considerato che in molti prenotano una stanza in albergo o in uno dei tanti B&B di Bosa visto che la festa va avanti fino a notte inoltrata tra le mura storiche della città. Questo pomeriggio un altro appuntamento, quello legato alla spontaneità del teatro di strada alla bosana, con la cerimonia di premiazione del concorso La maschera più bella e La maschera più simpatica, bandito dall’assessorato comunale al Turismo guidato da Alfonso Campus. Domani mattina, visto il successo di Gioggia de Karrasegare, si replica la sfilata di gruppi e carri delle scuole, in attesa del clou storico di Martis de Karrasegare. Quando le prefiche in nero di S’Attittidu coinvolgeranno gli spettatori chiedendo “Unu tichirigheddu de latte” (un goccio di latte) per il povero bambino abbandonato dalla madre persa nei bagordi del divertimento. Appuntamento connesso ai riti dionisiaci, perché il bambolotto (sa puppa), corredo indispensabile di S’attittadore insieme a non pochi simboli fallici, è smembrato. Il tempo di tirare il fiato e dall’imbrunire, questa volta con una federa per cappuccio ed un lenzuolo per mantello, tutti rigorosamente bianchi, è la volta della caccia a Giolzi Moro.
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