La Nuova Sardegna

Oristano

«Il mio giorno sognando la stella»

di Enrico Carta
«Il mio giorno sognando la stella»

Il capocorsa di martedì Andrea Solinas pronto alla cavalcata di fronte alla folla di via Duomo

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ORISTANO. La tradizione non la si incontra per caso. Ci sono famiglie che sono la tradizione. Andrea Solinas, che martedì sarà componidori del gremio di San Giuseppe, porta un cognome che è un tutt’uno con la Sartiglia. Quarantadue anni e cavaliere dal 1997, con un doppio intermezzo per due infortuni che l’hanno tenuto lontano dalle piste di via Duomo e via Mazzini, non ha mai pensato a se stesso come capocorsa. «Ho sempre fato il tifo per gli altri, forse sono modesto e non ho pensato che arrivasse il mio turno. Eppure stavolta tocca a me. Sono rimasto sorpreso perché l’anno scorso non ho potuto partecipare, ma ora mi godo il momento», è così che racconta la sua meraviglia per essere stato il prescelto. Affiancato da Alessio Garau e Gianluca Russo in una pariglia che ha esperienza da vendere, ripercorre nella sua mente i momenti della giostra che lo vedranno protagonista. Intanto la strada che martedì lo porterà a guidare la giostra è stata piena di soddisfazioni: «Dal momento della scelta del majorale en cabo Andrea Sanna è iniziata dentro di me e attorno a me una festa che non smette di accompagnarmi ogni secondo. Ho sentito la vicinanza e la carica che sono stati capaci di darmi la famiglia e gli amici. Tutto sin qui è stato esattamente come lo desideravo». Ma il meglio deve ancora venire e nella Sartiglia che si corre oggi Andrea Solinas potrà iniziare ad assaporare quelle emozioni che martedì lo condurranno per le strade sterrate di Oristano in testa al meraviglioso corteo mascherato. «Non so davvero come potrà essere – racconta –, non immagino come mi potrò sentire nel momento in cui indosserò il vestito di chi avrà su di sé gli occhi di tutta la città e delle tante persone che arriveranno a Oristano per ammirare la Sartiglia. Il componidori non è solo un bravo cavaliere. Certo, quella è una dote, ma non basta perché servono grinta e razionalità allo stesso tempo». E poi i sogni, per sé e per gli altri: «Spero di poter infilzare la stella, spero che lo facciano i miei compagni di pariglia e ancora spero che sia una Sartiglia in cui tutti i cavalieri si possano sentire appagati». È così che i giorni passano, bruciando i secondi in attesa dell’evento senza pensare al sole o alle nuvole che martedì saranno sul cielo di Oristano che sarà comunque scintillante come il metallo di quella stella, che a guardarla da vicino sotto la maschera magica che tutto trasforma, dev’essere ancora più bella di come la vedono gli spettatori che si assiepano lungo il percorso di via Duomo. Lì, ancora una volta come accadeva secoli fa sotto regnanti sardi, spagnoli, piemontesi, italiani, resta immutato pur nelle sue trasformazioni il sapore di un rito che più di ogni altro caratterizza la città passata dallo splendore dei tempi antichi a una gloria ormai sfumata. Una gloria che solo la Sartiglia sa far riemergere dalle ceneri di un passato rigenerante.

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