«Sarò forte con l’aiuto dei compagni»
di Enrico Carta
Il componidori Antonio Giandolfi racconta le emozioni che l’hanno accompagnato in questi mesi
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ORISTANO. Le notti sono cambiate. Sono diverse e più lunghe. Quella appena trascorsa poi è stata ancora più colorata, pitturata di sogni e tempestata di suoni e voci che hanno immediatamente preso vita con le prime luci del mattino. Antonio Giandolfi coi suoi trent’anni e le sue undici Sartiglie alle spalle avrà forse pensato di rivivere i giorni di scuola prima di un’interrogazione o di un esame. Ma quella che affronta oggi è una tesi di laurea in cui va a caccia della lode. Il componidori del gremio di San Giovanni ha il sempre arduo compito di aprire le danze, salendo sul palcoscenico della Sartiglia subito dopo i figuranti e immediatamente prendendosi la scena. Oristano aspetta da un anno che i suoi cavalieri tornino in pista, attende quelle emozioni che la grande giostra regala e allora anche quel cavaliere magico piovuto da un passato lontano sale in sella per il giorno che lo inserisce nella storia.
Dal momento dell’investitura da parte di Mario Perria, s’oberaiu majori del gremio dei contadini, per Antonio Giandolfi è iniziata una cavalcata che finirà solamente stasera al termine di una giornata lunghissima. Ma quelle sono pagine di un libro ancora da scrivere, il capitolo finale di un romanzo iniziato qualche mese fa e che il capocorsa riassume così: «Ho in mente la mia Sartiglia, la rivivo continuamente come se fossi già in pista. Poi sarà inevitabilmente diversa, spero sia perfetta ma so già che non potrà esserlo e allora cercherò di fare del mio meglio con l’aiuto di tutti gli altri cavalieri per poter così ringraziare chi in tutte queste settimane mi è stato a fianco, cominciando dai miei compagni di pariglia Andrea Manias e Andrea Piroddi e proseguendo con le nostre famiglie, la mia ragazza e ovviamente il gremio».
In attesa di poterla vivere, non resta che aggrapparsi alle emozioni che si inseguono giorno e notte. «Non vedo l’ora di indossare la maschera – dice Antonio Giandolfi –, poi spero di prendere le decisioni giuste. Se ora dovessi pensare al momento più emozionante che mi attende, risponderei che forse l’uscita a cavallo dalla sede del gremio in via Aristana potrebbe essere quello più carico di pulsazioni. È il momento in cui vedrò i miei compagni di pariglia e sarà importante perché in quell’istante capirò di non essere più solo».
Servirà coraggio, servirà l’esperienza maturata in tanti anni passati in sella. E viene chiamata in causa anche la scaramanzia visto lo strano intreccio di date. L’11 febbraio del 2002 Antonio Giandolfi, Andrea Manias e Andrea Piroddi erano, nello stesso ordine, i prescelti per guidare la Sartigliedda, quella che il lunedì corrono bambini e ragazzini. Altri tempi. Allora era quasi un gioco, oggi è un altro passo nella storia secolare del carnevale più bello della Sardegna. »Bello, certo, ma chi corre non sa dire perché lo sia – conclude Antonio Giandolfi –. Lo dovete chiedere a chi, ogni anno, sta per ore in strada ad aspettare noi».
Dal momento dell’investitura da parte di Mario Perria, s’oberaiu majori del gremio dei contadini, per Antonio Giandolfi è iniziata una cavalcata che finirà solamente stasera al termine di una giornata lunghissima. Ma quelle sono pagine di un libro ancora da scrivere, il capitolo finale di un romanzo iniziato qualche mese fa e che il capocorsa riassume così: «Ho in mente la mia Sartiglia, la rivivo continuamente come se fossi già in pista. Poi sarà inevitabilmente diversa, spero sia perfetta ma so già che non potrà esserlo e allora cercherò di fare del mio meglio con l’aiuto di tutti gli altri cavalieri per poter così ringraziare chi in tutte queste settimane mi è stato a fianco, cominciando dai miei compagni di pariglia Andrea Manias e Andrea Piroddi e proseguendo con le nostre famiglie, la mia ragazza e ovviamente il gremio».
In attesa di poterla vivere, non resta che aggrapparsi alle emozioni che si inseguono giorno e notte. «Non vedo l’ora di indossare la maschera – dice Antonio Giandolfi –, poi spero di prendere le decisioni giuste. Se ora dovessi pensare al momento più emozionante che mi attende, risponderei che forse l’uscita a cavallo dalla sede del gremio in via Aristana potrebbe essere quello più carico di pulsazioni. È il momento in cui vedrò i miei compagni di pariglia e sarà importante perché in quell’istante capirò di non essere più solo».
Servirà coraggio, servirà l’esperienza maturata in tanti anni passati in sella. E viene chiamata in causa anche la scaramanzia visto lo strano intreccio di date. L’11 febbraio del 2002 Antonio Giandolfi, Andrea Manias e Andrea Piroddi erano, nello stesso ordine, i prescelti per guidare la Sartigliedda, quella che il lunedì corrono bambini e ragazzini. Altri tempi. Allora era quasi un gioco, oggi è un altro passo nella storia secolare del carnevale più bello della Sardegna. »Bello, certo, ma chi corre non sa dire perché lo sia – conclude Antonio Giandolfi –. Lo dovete chiedere a chi, ogni anno, sta per ore in strada ad aspettare noi».
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