La Nuova Sardegna

Oristano

Sartiglia, per ripartire è ora di cambiare

Roberto Petretto
Un'immagine dell'ultima Sartiglia: il momento in cui i cavalieri comunicano lo sciopero
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Un'immagine dell'ultima Sartiglia: il momento in cui i cavalieri comunicano lo sciopero

La manifestazione al bivio: o si torna al passato o si tenta il salto di qualità con un manager

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ORISTANO. Ha avuto successo sui social, in questi convulsi giorni di Sartiglia, il post di un cavaliere che rivendicava per la manifestazione la tradizionale dimensione di festa: «Chi viene a Oristano per la Sartiglia, viene a vedere un gruppo di persone che festeggiano». Una concezione condivisa da tanti che vivono e danno vita al carnevale oristanese. “Bisogna tornare a su connottu”, commenta qualcuno. Dove per “su connottu” si intende “ciò che è conosciuto”: ovvero un ritorno a una Sartiglia più intima.

Da molti anni, però, la Sartiglia non è più questo o, perlomeno, non è più “solo” questo. Non è più festa di paese, ma è evento globale, per certi versi (grazie al web) persino planetario. Una festa che costa 500mila euro, a cui contribuiscono la Regione e sponsor privati per la metà dell’importo.

Ora è necessario uscire dall’equivoco: festa locale e intima o grande manifestazione cattura-turisti? Perché stare in mezzo al guado espone al rischio di onde anomale come quella di domenica. La ricerca del colpevole, soprattutto in prospettiva futura, è esercizio sterile. Anche perché ciascun osservatore ne ha in tasca almeno un paio. C’è stata una concatenazione di errori e di prove muscolari che hanno portato a un risultato disastroso.

Uscire dal guado, quindi: o andando verso una sponda, quella confortevole, familiare e sicura de su connottu, della dimensione intima. O andando verso l’altra sponda, quella dell’evento internazionale e patinato. Ma se si sceglierà la seconda opzione, sempre nel rispetto delle connotazioni tradizionali, dei ruoli di figure cardine come il Componidori e i Gremi, dovrà essere abbandonata ogni connotazione hobbistica nell’organizzazione, per fare spazio a una professionalità più alta e qualificata.

La Sartiglia, in questi anni, è cresciuta grazie al contributo di tutti: Fondazione, Gremi, cavalieri, Comune. Lo staff della Fondazione si è arricchito con persone competenti o che quella competenza l’hanno acquisita nel tempo, sul campo. Però promozione, aspetti normativi, rapporti istituzionali vanno affrontati a tempo pieno, partendo dal Mercoledì delle ceneri sino all’edizione successiva.

Ai cavalieri, protagonisti principali, vanno riconosciuti rimborsi equi e tempestivi. Solo così, ai professionisti a cui verrà affidata la responsabilità, si potrà chiedere conto di eventuali blocchi del sistema. Perché a chi investe nella
Sartiglia, sia esso ente pubblico, imprenditore privato o spettatore, o al commerciante che vede per settimane il proprio negozio oscurato dalle tribune o al residente che viene quasi sequestrato in casa, con tutto l’affetto per la passione dei cavalieri o il rispetto per il ruolo istituzionale del questore, fa rabbia vedere alla fine una Sartiglia a metà.

Decidere cosa fare, quindi. E se si deciderà di crescere, la Regione e gli sponsor dovrebbero rivendicare maggiore attenzione da parte della Rai nazionale, spesso distratta sulla Sartiglia. Stare in mezzo al guado può sembrare confortevole, ma come dimostrano i fatti di domenica scorsa, è in realtà posizione precaria. Serve coraggio, serve un manager con competenze, poteri e responsabilità. Perché il gioco è diventato troppo grande.

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