Sartiglia, per ripartire è ora di cambiare
La manifestazione al bivio: o si torna al passato o si tenta il salto di qualità con un manager
ORISTANO. Ha avuto successo sui social, in questi convulsi giorni di Sartiglia, il post di un cavaliere che rivendicava per la manifestazione la tradizionale dimensione di festa: «Chi viene a Oristano per la Sartiglia, viene a vedere un gruppo di persone che festeggiano». Una concezione condivisa da tanti che vivono e danno vita al carnevale oristanese. “Bisogna tornare a su connottu”, commenta qualcuno. Dove per “su connottu” si intende “ciò che è conosciuto”: ovvero un ritorno a una Sartiglia più intima.
Da molti anni, però, la Sartiglia non è più questo o, perlomeno, non è più “solo” questo. Non è più festa di paese, ma è evento globale, per certi versi (grazie al web) persino planetario. Una festa che costa 500mila euro, a cui contribuiscono la Regione e sponsor privati per la metà dell’importo.
Ora è necessario uscire dall’equivoco: festa locale e intima o grande manifestazione cattura-turisti? Perché stare in mezzo al guado espone al rischio di onde anomale come quella di domenica. La ricerca del colpevole, soprattutto in prospettiva futura, è esercizio sterile. Anche perché ciascun osservatore ne ha in tasca almeno un paio. C’è stata una concatenazione di errori e di prove muscolari che hanno portato a un risultato disastroso.
Uscire dal guado, quindi: o andando verso una sponda, quella confortevole, familiare e sicura de su connottu, della dimensione intima. O andando verso l’altra sponda, quella dell’evento internazionale e patinato. Ma se si sceglierà la seconda opzione, sempre nel rispetto delle connotazioni tradizionali, dei ruoli di figure cardine come il Componidori e i Gremi, dovrà essere abbandonata ogni connotazione hobbistica nell’organizzazione, per fare spazio a una professionalità più alta e qualificata.
La Sartiglia, in questi anni, è cresciuta grazie al contributo di tutti: Fondazione, Gremi, cavalieri, Comune. Lo staff della Fondazione si è arricchito con persone competenti o che quella competenza l’hanno acquisita nel tempo, sul campo. Però promozione, aspetti normativi, rapporti istituzionali vanno affrontati a tempo pieno, partendo dal Mercoledì delle ceneri sino all’edizione successiva.
Ai cavalieri, protagonisti principali, vanno riconosciuti rimborsi equi e tempestivi. Solo così, ai professionisti a cui verrà affidata la responsabilità, si potrà chiedere conto di eventuali blocchi del sistema. Perché a chi investe nella
Sartiglia, sia esso ente pubblico, imprenditore privato o spettatore, o al commerciante che vede per settimane il proprio negozio oscurato dalle tribune o al residente che viene quasi sequestrato in casa, con tutto l’affetto per la passione dei cavalieri o il rispetto per il ruolo istituzionale del questore, fa rabbia vedere alla fine una Sartiglia a metà.
Decidere cosa fare, quindi. E se si deciderà di crescere, la Regione e gli sponsor dovrebbero rivendicare maggiore attenzione da parte della Rai nazionale, spesso distratta sulla Sartiglia. Stare in mezzo al guado può sembrare confortevole, ma come dimostrano i fatti di domenica scorsa, è in realtà posizione precaria. Serve coraggio, serve un manager con competenze, poteri e responsabilità. Perché il gioco è diventato troppo grande.
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