Cabras, primi interventi sull’amianto a Turr’e Seu
di Piero Marongiu
Sopralluogo di verifica dell’Assl dopo la denuncia dell’associazione ex-esposti Critiche al Comune: «Inquinata un’area privata, per questo se ne lava le mani»
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CABRAS. Uno dei luoghi più belli della costa oristanese, Funtana Meiga, dove si trova l’oasi naturalistica di “Torre Seu”, un’area di 100 ettari considerati di “elevato pregio naturalistico e faunistico”. Peccato che al suo interno, oltre alla torre di avvistamento spagnola, ci sia anche un rudere fatiscente che presenta manufatti in cemento amianto sbriciolato e in pessime condizioni di conservazione, quindi estremamente pericoloso per la salute di chi potrebbe respirarne le fibre. Dopo l’ennesima segnalazione inoltrata agli enti competenti dall’Associazione regionale ex esposti amianto Sardegna, presieduta da Giampaolo Lilliu, finalmente qualcosa si è mossa. L’Assl di Oristano, Dipartimento di prevenzione–Servizio Igiene e Sanità Pubblica, ha disposto un sopralluogo tecnico nell’area in questione, al seguito del quale sono state evidenziate le condizioni di precarietà in cui versa lo stabile, il cui solaio, realizzato con lastre ondulate di amianto, è collassato mentre il resto della costruzione appare pericolante. «La situazione di pericolo determinato in quell’area dalla presenza di amianto, era stata da evidenziata in più occasioni – ha spiegato Giampaolo Lilliu – la nota del dipartimento sanitario accoglie in pieno la nostra richiesta di intervento». La risposta del sindaco Cristiano Carrus (presidente dell’Area marina protetta) e del direttore della stessa Giorgio Massaro, che evidenza l’impossibilità ad intervenire in quanto lo stabile appartiene a un privato, viene criticata in maniera molto incisiva dal presidente Lilliu, che puntualizza: «La nota del dipartimento sanitario, non solo accoglie le nostre valutazioni, ma risponde in modo chiaro alla lettera pervenuta all’associazione firmata dal direttore e dal presidente (nonché sindaco di Cabras) dell’Area marina protetta, che si dichiarano organi non competenti, lavandosi cosi le mani dalla vertenza da noi messa in atto. Ancora una volta in casi di denuncia di degrado ambientale e sanitario relativo al rischio amianto amministrazioni e società da loro partecipate, dimostrano la poca conoscenza delle normative che regolamentano la materia, nonché la scarsa sensibilità a farsi carico, per ruoli e compiti, della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. A distanza di oltre 8 anni, in un'area di immenso valore paesaggistico e di interesse turistico per l'intera comunità, la fibra killer non è stata ancora rimossa. Per questo motivo, l'associazione ex esposti amianto, proseguirà, in tutte le sedi istituzionali, la battaglia finalizzata alla bonifica dell’area dall'amianto».
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