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Oristano

Risorse idriche, lo schiaffo del Governo

Risorse idriche, lo schiaffo del Governo

Ricorso alla Consulta sulla legge regionale. I comitati: «Ce lo aspettavamo, pronti a difenderci»

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PAULILATINO. La reazione del governo centrale di Roma era stata messa in conto e nei giorni scorsi i timori si sono concretizzati. Il Ministero dell’Ambiente ha avanzato la proposta di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale che salvaguarda l’ autonomia dei Comuni sardi nella gestione dell’acqua.

Il governo nazionale rivendica quindi la gestione statale del bene acqua e pertanto non ammette la discrezionalità esercitata dalla Regione attraverso la leggina né la suddivisione in sub ambiti. I sindaci riuniti nel Gasi Comitato Acqua bene comune non sono rimasti sorpresi dal provvedimento e annunciano battaglia. «La mossa del governo non ci ha colti impreparati, ci aspettavamo il ricorso», ha dichiarato il presidente Domenico Gallus. «L’ufficio di presidenza, la segreteria e il legale del Gasi hanno esaminato il ricorso presentato rilevando una posizione centralistica del governo basata su un’interpretazione propria delle leggi, ruolo che spetta ai giudici. Presenteremo le controdeduzioni nelle sedi opportune. Siamo pronti a continuare nella lotta per il rispetto e la tutela di gestioni autonome che hanno dimostrato da sempre efficienza, economicità e qualità». Il portavoce del coordinamento dei sindaci si mostra ottimista rispetto alla possibilità di ribaltare la situazione. «Siamo convinti – afferma Gallus – che la giurisprudenza sia dalla nostra parte: c’è il precedente positivo del Trentino Alto Adige. Ora interloquiremo con la Regione per capire quali siano gli intenti del collegio difensivo».

Il dicastero presieduto da Gian Luca Galletti aveva ravvisato elementi di illegittimità costituzionale negli articoli 1 e 8 della legge 25 del 2017. In particolare ha rilevato essere privo di fondamento giuridico il presupposto secondo cui il permanere del «principio di affidamento della gestione del servizio idrico a società interamente pubbliche garantisca che l’acqua resti un servizio pubblico locale di interesse economico generale, in grado di assicurare ai nuclei familiari morosi disagiati il diritto inalienabile di un quantitativo minimo pro capite». Un assunto confutato con queste argomentazioni: «il Diritto europeo sancisce che gli affidamenti nel settore idrico siano rispettosi della disciplina in tema di tutela della concorrenza, mentre non è sancito che un Sieg per essere tale debba essere gestito con la forma dell’In-house, come erroneamente stabilito dal legislatore regionale». Il ricorso del ministero, infine, si basa sulle determinazioni del legislatore statale, che ha sancito l’unicità della gestione dell’intero Sistema idrico integrato nell’ambito ottimale concedendo la deroga per la gestione autonoma nel solo caso in cui questa sia precedente all’entrata in vigore della legge nazionale. Per la Sardegna questo non è avvenuto.(mac)

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