Tornano in Sardegna gli aerei dell'Aeronike: nello scalo di Fenosu
Enrico Carta
È la prima mossa dei nuovi proprietari dell’aeroporto oristanese. Chiesta all’Enac la concessione ventennale dello scalo
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ORISTANO. Prove tecniche di riapertura entro l’estate. Il sole non c’entra, ma col bel tempo anche l’aeroporto di Fenosu potrebbe avere quel che da tempo attende: i cancelli aperti. Dopo il passaggio di consegne dalla Provincia e dagli altri enti pubblici ai nuovi soci, avvenuto qualche mese fa, i nuovi proprietari dello scalo oristanese iniziano a fare i conti con il futuro senza dimenticare i conti del passato che lasciano loro un’eredità di 250mila euro. Di passivo ovviamente, visto che la vecchia Sogeaor era in liquidazione dopo l’avventura dispendiosa e infruttuosa sui cieli dei voli di linea.
La nuova politica è quella dei piccoli ma importanti passi per rilanciare lo scalo oristanese e renderlo finalmente produttivo. L’obiettivo, mai mascherato di Aeronike, Nurjana Technologies e Distretto Aerospaziale della Sardegna, è di farne un polo di attrazione di un certo tipo di attività che rilancino il settore dell’aviazione generale. Alle rotte fisse e ai passeggeri ci si penserà semmai in futuro e solo se ci saranno le condizioni per renderla un’attività in grado di generare profitti. Al momento però questa ipotesi non è contemplata nell’orizzonte del piano industriale che viaggia su tutt’altre rotte.
In questi primi mesi di studio in cui sono stati avviati dei contatti con altre persone interessate all’attività di Fenosu, l’attenzione è concentrata sull’aspetto essenziale della vicenda. «La conditio sine qua non è la riattivazione della struttura – spiega il manager di Aeronike, Riccardo Faticoni –. Il primo passo che abbiamo fatto con gli altri soci è stato quello di chiedere all’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile di rinnovare per altri vent’anni la concessione per l’aviazione generale». Senza quella è impensabile qualsiasi tipo di rilancio o sviluppo della struttura, perché la parola produttivo in riferimento all’aeroporto deve per forza far rima con la parola operativo.
Il piano industriale, si diceva, è ovviamente già pronto anche perché il periodo di attesa precedente al passaggio di consegne è stato biblico. Dell’idea di creare una scuola per l’utilizzo di droni si è già detto in abbondanza, ma la prima vera novità potrebbe essere un’altra e cioè il ritorno degli aerei. Sarebbero quelli della flotta della stessa Aeronike, azienda che continua a perseguire la sua storica attività nell’ambito dell’aerofotogrammetria. Non è un caso che alcuni velivoli della flotta di quattro aerei fosse in volo nelle scorse settimane nei cieli di Puglia e d’Olanda. Al momento gli aeromobili sono di stanza a Bologna e riportarli in Sardegna dove resta la base operativa della società è l’obiettivo primario e non troppo lontano nel tempo. Ci sarebbero anche ricadute economiche immediate perché il personale della Aeronike si trova in Sardegna e ogni trasferimento a Bologna avrebbe dei costi.
Al di là di questo aspetto che riguarda l’attività strettamente aziendale, resta il nodo delle concessioni da risolvere e questo lo può fare solo l’Enac. Riccardo Faticoni è ottimista: «La speranza è che le procedure non siano eccessivamente lunghe perché abbiamo la necessità di iniziare l’attività già programmata e di portare avanti il piano industriale. Io penso che l’Enac abbia tutto l’interesse affinché Fenosu riapra perché è un ente che si occupa della promozione dell’aviazione». Visto che è tutto in regola, non dovrebbero esserci quindi ostacoli sperando che i tempi della burocrazia non allunghino ulteriormente questa fase di stallo che, tra bandi di gara, ricorsi, sospensioni e assegnazioni definitive dura da tempo.
La nuova politica è quella dei piccoli ma importanti passi per rilanciare lo scalo oristanese e renderlo finalmente produttivo. L’obiettivo, mai mascherato di Aeronike, Nurjana Technologies e Distretto Aerospaziale della Sardegna, è di farne un polo di attrazione di un certo tipo di attività che rilancino il settore dell’aviazione generale. Alle rotte fisse e ai passeggeri ci si penserà semmai in futuro e solo se ci saranno le condizioni per renderla un’attività in grado di generare profitti. Al momento però questa ipotesi non è contemplata nell’orizzonte del piano industriale che viaggia su tutt’altre rotte.
In questi primi mesi di studio in cui sono stati avviati dei contatti con altre persone interessate all’attività di Fenosu, l’attenzione è concentrata sull’aspetto essenziale della vicenda. «La conditio sine qua non è la riattivazione della struttura – spiega il manager di Aeronike, Riccardo Faticoni –. Il primo passo che abbiamo fatto con gli altri soci è stato quello di chiedere all’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile di rinnovare per altri vent’anni la concessione per l’aviazione generale». Senza quella è impensabile qualsiasi tipo di rilancio o sviluppo della struttura, perché la parola produttivo in riferimento all’aeroporto deve per forza far rima con la parola operativo.
Il piano industriale, si diceva, è ovviamente già pronto anche perché il periodo di attesa precedente al passaggio di consegne è stato biblico. Dell’idea di creare una scuola per l’utilizzo di droni si è già detto in abbondanza, ma la prima vera novità potrebbe essere un’altra e cioè il ritorno degli aerei. Sarebbero quelli della flotta della stessa Aeronike, azienda che continua a perseguire la sua storica attività nell’ambito dell’aerofotogrammetria. Non è un caso che alcuni velivoli della flotta di quattro aerei fosse in volo nelle scorse settimane nei cieli di Puglia e d’Olanda. Al momento gli aeromobili sono di stanza a Bologna e riportarli in Sardegna dove resta la base operativa della società è l’obiettivo primario e non troppo lontano nel tempo. Ci sarebbero anche ricadute economiche immediate perché il personale della Aeronike si trova in Sardegna e ogni trasferimento a Bologna avrebbe dei costi.
Al di là di questo aspetto che riguarda l’attività strettamente aziendale, resta il nodo delle concessioni da risolvere e questo lo può fare solo l’Enac. Riccardo Faticoni è ottimista: «La speranza è che le procedure non siano eccessivamente lunghe perché abbiamo la necessità di iniziare l’attività già programmata e di portare avanti il piano industriale. Io penso che l’Enac abbia tutto l’interesse affinché Fenosu riapra perché è un ente che si occupa della promozione dell’aviazione». Visto che è tutto in regola, non dovrebbero esserci quindi ostacoli sperando che i tempi della burocrazia non allunghino ulteriormente questa fase di stallo che, tra bandi di gara, ricorsi, sospensioni e assegnazioni definitive dura da tempo.
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