La Nuova Sardegna

Oristano

Gli abitanti 

Bocche cucite nel rione «Parleremo dopo l’assemblea»

di Davide Pinna

ORISTANO. Altri 500 metri e la città finisce, lasciando spazio alla campagna, quella delle scuderie, dei binari ferroviari e delle case di Corte Baccas, frazione agricola di Santa Giusta. Via Laconi...

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ORISTANO. Altri 500 metri e la città finisce, lasciando spazio alla campagna, quella delle scuderie, dei binari ferroviari e delle case di Corte Baccas, frazione agricola di Santa Giusta. Via Laconi è una delle porte di accesso alla città, anche se non è una di quelle ufficiali, e sono tante le macchine che la percorrono. È una periferia strana: qui convivono villette bifamiliari di recente costruzione e case basse che hanno anche più di quarant'anni; macchine di fascia alta e pandini per andare in campagna. Ieri via Laconi è saltata all'attenzione degli oristanesi, a causa di un volantino che convocava un incontro col sindaco Lutzu in merito alle presunte intenzioni del Comune di installare tre moduli abitativi in legno in uno spiazzo che si affaccia sulla via. Lo spiazzo sterrato, gravato da una servitù di passaggio, è rimasto fino ad oggi inedificato e i residenti attualmente lo usano come parcheggio.

Parte di loro sembra cadere dalle nuvole, racconta di aver appreso dell’incontro la mattina leggendo il giornale o parlando con i vicini, o il giorno prima trovando il volantino nella cassetta delle lettere. Altri ammettono di sapere, ma dicono che non hanno intenzione di parlare con la stampa prima dell'incontro, previsto per oggi alle 15 in Comune. L’incontro era previsto proprio in via Laconi, nello spiazzo oggetto della contesa, ma forse lo spostamento si spiega con la volontà di mantenere una maggiore riservatezza di quanto potrebbe avvenire in un’assemblea per strada. Sarebbe stato interessante chiedere al "gruppo di cittadini" – così si definiscono nel volantino – le ragioni dell'opposizione ad un progetto che per ora non ha niente di ufficiale, ma il riserbo delle persone incontrate per strada è stato massimo, sia sugli estensori del volantino che sulla vicenda: «Quello che abbiamo da dire come residenti lo diremo domani a Lutzu, quando scopriremo di cosa si tratta», così Franco Ledda, medico e Cumponidori per il gremio dei falegnami nel 2004, residente a poche decine di metri dallo spiazzo in questione. Ieri il sindaco Lutzu ha detto che «via Laconi è solo una delle ipotesi. Si tratta di casette in legno che vorremmo utilizzare, aderendo al progetto Unrra del ministero dell'Interno, per dare un sollievo temporaneo ai cittadini oristanesi in emergenza abitativa». A quanto pare però un progetto esiste, quantomeno allo stato preliminare: almeno alcuni residenti sostengono di averlo visto. L’altro elemento che gli estensori del volantino avrebbero potuto spiegare, è come mai allora, avendo visto il progetto, si parla di «baraccopoli e rischio degrado»: tre casette prefabbricate in legno sono ben diverse da una baraccopoli. L'altra cosa che emerge è quell'utilizzo del termine “persone disagiate”, quasi a rappresentare l'equazione povertà uguale degrado, quasi dicendo che tre casette con tre famiglie che hanno perso la casa possono trasformare la zona meridionale di “Corea” – così è chiamato quel quartiere a Oristano – in un ghetto. E che il problema della casa esista lo dimostrano i dati del ministero degli Interno che parlano di 102 sfratti in provincia di Oristano nel 2016, con un aumento del 30 per cento rispetto all'anno precedente.

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