La Nuova Sardegna

Oristano

Se viene meno il dovere dell’aiuto ai deboli

di SIMONETTA SELLONI

Sono tempi complicati. Sembra di assistere a un pericoloso scivolare a ritroso nella scala della tolleranza, dell’accettazione, del dovere non solo morale ma sociale di aiutare l’altro in difficoltà,...

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Sono tempi complicati. Sembra di assistere a un pericoloso scivolare a ritroso nella scala della tolleranza, dell’accettazione, del dovere non solo morale ma sociale di aiutare l’altro in difficoltà, quel mutuo soccorso che in lontani periodi di disagio si sarebbe cementato e che invece va sgretolandosi. A Oristano, la sola ipotesi che in un rione il Comune possa realizzare casette – moduli abitativi, così si definiscono con un brutto tecnicismo – destinate a famiglie o persone con gravi problemi economici, ha innescato una sorta di rivolta preventiva. Preventiva, perché quella di cui si parla è, per ora, solo un’ipotesi legittima, con una copertura finanziaria che arriva dal ministero dell’Interno, e destinata a interventi per “soggetti in condizioni di marginalità sociale”.

In via Laconi, i “soggetti in condizioni di marginalità sociale”, un bel giro di parole per indicare i poveri, non ce li vogliono. Non ce li vuole l’estensore di un biglietto anonimo che paventa la nascita di una baraccopoli. E invita i vicini stanziali a partecipare a un incontro con il sindaco che spiegherà le intenzioni del Comune. L’appuntamento è per oggi, alle 3 del pomeriggio al palazzo municipale.

Che dire, almeno qualcosa di buono arriva: l’invito a informarsi. Stonano i presupposti dai quali parte. E infatti bene hanno fatto lo stesso primo cittadino Andrea Lutzu, la Caritas, altre associazioni che con i poveri hanno a che fare ogni giorno, a inorridire.

L’intolleranza è trasversale, parte dal liceo Visconti di Roma dove il basso tasso di studenti “in condizioni svantaggiate, disabili e stranieri favorisce l’apprendimento”, parole della dirigente scolastica. A Oristano qualcuno mette le mani avanti, con una strisciante intolleranza preventiva, che non si può accettare. Perché è antistorica, fa a pugni con la civiltà e con i cardini sui quali una società dovrebbe fondare il suo sviluppo, ossia la capacità solidale di aiutare le componenti più deboli e prive di tutela. Servono posizioni forti, e sono già state assunte, dal sindaco prima di tutti, e politiche altrettanto forti. Che spazzino via i fantasmi, quelli sì, intollerabili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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