Fiaccole nella notte in ricordo di Nicola

S. Giusta, il 7 aprile il corteo. I familiari: «Riaprire l’inchiesta» Il giovane fu travolto da un treno: emersi nuovi dubbi

SANTA GIUSTA. Il 30 marzo sarà passato un anno dalla tragedia e, mentre attende ancora risposte dalla procura, la famiglia di Nicola Bussu sta organizzando per il 7 aprile una fiaccolata in ricordo del proprio figlio morto dopo essere stato travolto da un treno. In questi mesi la madre Rita Salis e il padre Giuseppe Bussu, inondati dai dubbi, hanno passato ogni secondo a cercare la verità su quel pomeriggio del 30 marzo 2017. Non volendosi arrendere di fronte alla prima ipotesi con cui in un amen era stata chiusa l’inchiesta ovvero quella del suicidio, i familiari del ragazzo morto a 23 anni stanno combattendo una faticosa battaglia per arrivare a cancellare i troppi dubbi che aleggiano sulla vicenda.

Qualche settimana fa, attraverso l’avvocato Samantha Baglieri e con il sostegno di una dettagliata perizia, era stata chiesta la riapertura dell’inchiesta. Alcuni pilastri fondanti della perizia, assolutamente contrastanti con gli elementi indicati all’esito delle indagini, erano anche stati già messi in evidenza. Si era parlato del fatto che il ragazzo non fosse stato colpito dalla locomotiva del treno diretto da Cagliari a Oristano, ma da una delle carrozze centrali; era stato spiegato che il convoglio aveva dei rostri antineve che non avrebbe dovuto avere; e ancora che nessuno dei macchinisti era stato sottoposto ad accertamenti e che la salma era stata pressoché occultata ai genitori con la scusa che il corpo fosse irriconoscibile dopo l’impatto.

Sono tutti elementi che la perizia in possesso ai familiari contesta o addirittura smentisce. E non sono gli unici perché altri particolari emergono dall’inchiesta parallela. Vi vengono evidenziate nuove inadempienze come il mancato controllo dei telefonini dei macchinisti, ma più ancora questioni riguardanti la velocità del convoglio e il fatto che le dichiarazioni dei macchinisti siano contrastanti tra loro e non trovino riscontro con gli elementi emersi dalla perizia. Così, mentre ancora ci si chiede che fine abbia fatto il mazzo di chiavi che Nicola Bussu aveva con sé e perché il padre sia stato tenuto lontano dal luogo della tragedia, più di una perplessità riguarda la velocità del treno. I macchinisti ne dichiarano una superiore a quella registrata dalla scatola nera dalla quale si avverte anche la presenza di un segnale acustico quasi a voler dire che chi conduceva il convoglio aveva avvertito la presenza di un ostacolo vicino ai binari. Perché allora dichiarare di aver visto solo un’ombra fulminea pararsi di fronte al locomotore? Altri dubbi per quello che somiglia sempre più a un tragico incidente.

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