La Nuova Sardegna

Oristano

I migranti si raccontano davanti agli studenti

di Michela Cuccu
I migranti si raccontano davanti agli studenti

I ragazzi del liceo pedagogico ascoltano le storie di Mahmoud e Amadou Le testimonianza sulle loro fughe precipitose dall’Egitto e dalla Guinea

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ORISTANO. Nel 2016, Mahmoud aveva 16 anni quando dovette lasciare l'Egitto. «C’era stato il colpo di Stato, mio padre che si trovava in Arabia Saudita per lavoro era ricercato dalla polizia. Per evitare di mettere in pericolo il resto della mia famiglia anch’io dovetti fuggire. Partii da Alessandria, attraversai il deserto, poi la traversata su un barcone assieme ad altri quattrocento fuggiaschi. Furono sei giorni in mare da incubo, con alcuni di noi che purtroppo persero la vita». Quando il profugo egiziano prende la parola, nella palestra del Liceo pedagogico Benedetto Croce cala il silenzio. I 286 studenti delle quarte e quinte classi ascoltano con attenzione il racconto del giovane che nel suo paese frequentava la prima classe del liceo. Studi che ha ripreso a Macomer dove oggi vive in attesa di ottenere finalmente lo status di rifugiato.

Ora che ha vent’anni sogna di andare all’università e magari poter un giorno ritornare dalla sua famiglia, sempre che ci siano le condizioni. Mamadou ha invece 37 anni e una laurea in chimica. Anch’egli nel 2016 dovette lasciare la sua terra, la Guinea e rifugiarsi in Italia. «Il nostro è il secondo paese produttore di bauxite nel mondo. Ci sono tre multinazionali che sfruttano le nostre risorse, ma a chi vadano le imposte e le royalty che le società versano allo Stato è un mistero. Io organizzavo proteste e manifestazioni per conoscere la verità sul destino dei soldi che erano nostri ma che qualcun altro si prendeva. Per questo minacciarono di morte me e la mia famiglia. Così un giorno, dopo aver salutato il mio fratellino più piccolo, di nascosto presi la via del deserto. Un viaggio allucinante con morti e niente cibo. In Libia dovetti lavorare per alcune settimane prima di poter salire su un gommone con altri 120 disperati. Siamo stati salvati da una nave al largo di Lampedusa mentre stavamo per affondare. In Sardegna sono arrivato in un giorno di agosto. Grazie agli insegnanti del Cpa ho imparato l’italiano, indispensabile per potermi integrare. Volevo diventare giornalista ora il mio sogno è quello di potermi costruire, finalmente un futuro».

Sono state le testimonianze dei due profughi i momenti più toccanti della tappa oristanese de “La Regione incontra le scuole”. Dopo l'introduzione del preside, Salvatore Maresca, l’assessore regionale agli Affari generali, Filippo Spanu, e il sindaco Andrea Lutzu hanno discusso con gli studenti sui temi scottanti di migranti, inclusione e integrazione. Spanu ha incentrato il dibattito sulla necessità di abbattere i luoghi comuni sulle migrazioni, ma anche di affrontare problemi concreti come la necessità di migliorare il sistema di accoglienza. «I sindaci non possono essere lasciati soli», ha concluso Andrea Lutzu.

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