La Nuova Sardegna

Oristano

Un esercito di scrittori senza le luci della ribalta

di Michela Cuccu
Un esercito di scrittori senza le luci della ribalta

Cresce il numero di pubblicazioni autoprodotte lontano dalle grandi case editrici Gli autori finanziano la stampa, promuovono e si occupano anche della vendita

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ORISTANO. Se li producono da soli, nel senso che autofinanziano la stampa. A volte si occupano anche di promuoverli e venderli direttamente, anche perché non è facile inserirsi nel circuito della distribuzione. Sono gli scrittori, autori di romanzi, poesie e anche saggi. Censirli è praticamente impossibile, eppure sono tanti e sempre più entusiasti.

Di libri autoprodotti – se non sei già del settore, trovare un editore che creda nelle tue capacità, tanto da voler investire nel tuo lavoro, non è impresa esattamente facile – se ne pubblicano sempre di più. Evidentemente succede perché scrivere piace e, se ci si sente di aver qualcosa da raccontare agli altri, allora quella di “farsi” un libro è una delle strade da seguire, sempre che si posseggano le risorse economiche per riuscirci.

La conferma che ci sia un gran fiorire di scrittori, poeti e saggisti locali, arriva da gran numero di iniziative per la presentazione delle opere. In città ad esempio, le presentazioni di libri sono eventi piuttosto frequenti, che si svolgono in strutture dedicate come le biblioteche, nelle sale convegni e persino nelle aule consiliari, ma anche nelle stesse librerie, nei caffè letterari, nei circoli privati e persino nei ristoranti.

Marcello Marras è il direttore del Centro servizi culturali Unla di via Carpaccio, da sempre uno dei luoghi preferiti per la presentazione di libri. «Di presentazioni ne ospitiamo circa una quarantina all’anno – spiega –, un numero consistente molto lontano dalle richieste che ci pervengono dagli autori che sono molto superiori. Ovviamente non si presentano unicamente libri autoprodotti, i quali rappresentano una minima parte della produzione letteraria». È la conferma che anche quello oristanese sia un popolo di scrittori, ma probabilmente con pochi lettori.

«Eppure alle presentazioni i libri si vendono – dice ancora Marcello Marras – e il libro promosso con le presentazioni viene poi richiesto in prestito alle biblioteche. Il problema è che non tutti i prodotti sono di qualità, ma questa è una regola valida per tutte le arti, nel senso che tutti possono essere scrittori, registi, pittori e scultori, ma non sempre con i risultati sperati. E poi ci sono i lavori che, pur validi, ci mettono più tempo di altri per essere valutati e apprezzati».

Il pensiero di Marcello Marras è in sintonia con quello dei librai. Dice infatti Mauro Canu: «La valutazione è sempre una cosa soggettiva. Di sicuro c’è una produzione molto abbondante di pubblicazioni».

Marina Casta, libraia molto attiva anche in manifestazioni di promozione della lettura – su tutte Leggiamo ancora insieme –, spiega che «Realizzare un libro è un’impresa impegnativa intellettualmente, ma anche sul fronte finanziario. Spesso lo scrittore che stampa a sue spese ha giusto i soldi per coprire i costi di tipografia, ma non quelli per l’editing e per la correzione del testo – dice –. Può capitare ad esempio che un’opera pur valida dal punto di vista creativo, venga vanificata da svarioni ortografici. Le case editrici, se un volume ha questi difetti, lo ritirano subito dalla distribuzione perché è come un maglione bucato: non si può vendere. Cosa che invece non avviene con l’autoprodotto. Questo non significa certo che chi sente di voler scrivere non abbia diritto a pubblicare i propri lavori. Impedirglielo sarebbe ingiusto».

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