Appello a gremi unificati per la Sartiglia
di Enrico Carta
Contadini e falegnami si incontrano e criticano i controlli antidoping: «Inopportuni e intempestivi. Salviamo la giostra»
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ORISTANO. Tutti insieme appassionatamente. E soprattutto, tutti insieme contro il questore. Mai nominato, Giovanni Aliquò è il vero destinatario del documento scritto al termine di un incontro congiunto tra i gremi di San Giovanni e San Giuseppe. Una sorta di plenum dei due massimi organismi depositari della tradizione della Sartiglia. Rieccola che spunta, semmai è uscita dagli orizzonti di questo carnevale assai duraturo sotto tutti i punti di vista.
Se nella leggenda cittadina i gremi erano quasi rivali o comunque in competizione, la riunione ha sancito che su più di una questione c’è unità di vedute, di intenti e di parole. «La riunione congiunta delle assemblee dei due gremi è di per sé un fatto straordinario, un evento di cui non si ha ricordo. Nemmeno i membri più anziani hanno memoria di un fatto simile», così esordiscono i presidenti Andrea Sanna per i falegnami e Mario Perria per i contadini prima di addentrarsi nell’intricato reticolo nel quale la Sartiglia è rimasta impigliata: «La gravità di quanto accaduto quest’anno impone un’attenta riflessione da parte dei soggetti a cui la storia affida il compito e la responsabilità di tramandare la tradizione secolare. Giudichiamo delicato il momento e siamo preoccupati per il futuro della Sartiglia».
La scelta di manifestare il proprio pensiero è considerata come una doverosa risposta alla città nonché un’imposizione del senso di responsabilità di ciascuno. «Occorre separare le responsabilità individuali senza cercare capri espiatori, salvaguardando la manifestazione», prosegue il documento. Eppure qualcuno su cui puntare il dito implicitamente c’è. Si torna, almeno col pensiero, sempre al solito punto: il navigatore satellitare indica via Beatrice d’Arborea, sede della questura da dove è partita la crociata sui controlli antidoping ai cavalieri durante la giostra che i gremi definiscono: «Inopportuni e intempestivi. Nessuno discute il diritto di un’autorità a effettuarli, ma esistono modi e tempi per farlo senza che si incida sulla liturgia della manifestazione, senza che riti secolari vengano compromessi da fattori esterni». A provocare le guerre sono sempre episodi e così questa è indicata come la scintilla che ha creato il clima di «esasperazione generale, normale conseguenza della tensione che si è creata nelle fasi salienti della manifestazione e che è stata vissuta come una incomprensibile intromissione capace di snaturare lo storico cerimoniale della Sartiglia. Quanto accaduto quest’anno non può ripetersi. Occorrono regole chiare e impegni precisi affinché secoli di tradizioni non vadano dispersi per eccesso di zelo. Le norme vanno rispettate, ma c’è il modo di farle osservare senza nuocere all’immagine della Sartiglia e di Oristano». Dai gremi per il questore, con un saluto e un ringraziamento anche per il sindaco Andrea Lutzu giudicato strenuo difensore della Sartiglia.
Se nella leggenda cittadina i gremi erano quasi rivali o comunque in competizione, la riunione ha sancito che su più di una questione c’è unità di vedute, di intenti e di parole. «La riunione congiunta delle assemblee dei due gremi è di per sé un fatto straordinario, un evento di cui non si ha ricordo. Nemmeno i membri più anziani hanno memoria di un fatto simile», così esordiscono i presidenti Andrea Sanna per i falegnami e Mario Perria per i contadini prima di addentrarsi nell’intricato reticolo nel quale la Sartiglia è rimasta impigliata: «La gravità di quanto accaduto quest’anno impone un’attenta riflessione da parte dei soggetti a cui la storia affida il compito e la responsabilità di tramandare la tradizione secolare. Giudichiamo delicato il momento e siamo preoccupati per il futuro della Sartiglia».
La scelta di manifestare il proprio pensiero è considerata come una doverosa risposta alla città nonché un’imposizione del senso di responsabilità di ciascuno. «Occorre separare le responsabilità individuali senza cercare capri espiatori, salvaguardando la manifestazione», prosegue il documento. Eppure qualcuno su cui puntare il dito implicitamente c’è. Si torna, almeno col pensiero, sempre al solito punto: il navigatore satellitare indica via Beatrice d’Arborea, sede della questura da dove è partita la crociata sui controlli antidoping ai cavalieri durante la giostra che i gremi definiscono: «Inopportuni e intempestivi. Nessuno discute il diritto di un’autorità a effettuarli, ma esistono modi e tempi per farlo senza che si incida sulla liturgia della manifestazione, senza che riti secolari vengano compromessi da fattori esterni». A provocare le guerre sono sempre episodi e così questa è indicata come la scintilla che ha creato il clima di «esasperazione generale, normale conseguenza della tensione che si è creata nelle fasi salienti della manifestazione e che è stata vissuta come una incomprensibile intromissione capace di snaturare lo storico cerimoniale della Sartiglia. Quanto accaduto quest’anno non può ripetersi. Occorrono regole chiare e impegni precisi affinché secoli di tradizioni non vadano dispersi per eccesso di zelo. Le norme vanno rispettate, ma c’è il modo di farle osservare senza nuocere all’immagine della Sartiglia e di Oristano». Dai gremi per il questore, con un saluto e un ringraziamento anche per il sindaco Andrea Lutzu giudicato strenuo difensore della Sartiglia.
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