Morto sotto il treno: fiaccole e palloncini nel ricordo di Nicola

A Santa Giusta una folla si è stretta attorno alla famiglia  La madre del ragazzo investito: «Io voglio la verità»

SANTA GIUSTA. Hanno indossato una maglietta nella quale è stata stampata la foto di Nicola Bussu e sotto di essa la frase “Sempre nei nostri cuori”. L’hanno fatto ragazzi e adulti, amici, parenti, conoscenti, che sabato sera hanno partecipato alla fiaccolata in sua memoria a poco più di un anno dall’incidente ferroviario in cui il ragazzo perse la vita. Ha voluto che fosse così Rita Salis, la madre di Nicola, «Per non dimenticare e tenere alta l’attenzione», ha detto. Una donna dolce nei modi e decisa, che ripete di «volere la verità sul proprio figlio» e di essere ottimista sull’esito delle indagini archiviate inizialmente come suicidio e per le quali ora la famiglia chiede la riapertura alla luce di numerosi nuovi elementi d’incertezza che una perizia ha fatto emergere.

«Non credo a un momento di disperazione di mio figlio», continua a sottolineare Rita Salis, e lo fa con garbo e fermezza. E, ancora fa riferimento proprio alla perizia e a quegli elementi che smentiscono la frettolosa versione ufficiale, come conferma anche il legale della famiglia Bussu, l’avvocato Samantha Baglieri.

Intanto sabato sera via Alagon dove risiede la famiglia a Santa Giusta, è stata illuminata dalle fiaccole riposte in terra e da quelle tenute in mano da decine e decine di persone che hanno sfilato coi loro ceri accesi. La lunga fila composta da parenti, amici, conoscenti e amministratori locali, che si sono stretti attorno alla famiglia di Nicola Bussu, con affetto e partecipazione, ha percorso silenziosa le strade del paese per arrivare anche al campo sportivo, un luogo amato dal ragazzo, perché Nicola adorava il calcio e faceva il portiere. Rita Salis si è detta felice per la grande partecipazione delle persone, le quali hanno voluto far sentire la loro presenza affettuosa alla famiglia in occasione della fiaccolata conclusa con il volo simbolico di decine di palloncini verso il cielo.

Adesso però gli occhi e le menti si rivolgeranno verso la procura della Repubblica. È ai magistrati che si chiedono spiegazioni, è a loro che si invoca giustizia e maggiore attenzione per i tanti dettagli trascurati dall’inchiesta chiusa troppo sbrigativamente come fosse un caso di suicidio.

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