Sartiglia, parla Castagna: ho solo dato una mano
di Simonetta Selloni
La difesa del presidente dei cavalieri, indagato per sostituzione di persona Il capo della Fondazione Bresciani: «Vogliamo sia fatta chiarezza sulle accuse»
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ORISTANO. Si dice «Esterrefatto». E aggiunge: «Non so davvero cosa dire. Comunque ho fiducia nella giustizia e sono certo che la verità verrà fuori». Francesco Castagna è il presidente dell’Associazione cavalieri della Sartiglia. Cavaliere e già Componidori, si era preso un anno sabbatico. Voleva guardare la Sartiglia in santa pace dalla tribuna, con i figli. «E avrei fatto bene a restare in tribuna. Invece ho accettato di dare una mano alla Fondazione e ai funzionari della Questura quando si è trattato di chiamare i cavalieri da sottoporre all’antidoping. Come dire, fai beni e bai in galera». Da qualche giorno il suo nome è compreso tra quello degli indagati per le presunte sostituzioni di persona ai controlli antidoping alla Sartiglia di domenica 11 febbraio. L’inchiesta della Procura di Oristano arriva così fino al cuore della giostra equestre. Anche perché, dopo una prima tranche (cinque indagati, tutti cavalieri), nella seconda c’è, oltre che Castagna, anche il vice presidente della Fondazione Sa Sartiglia Marzio Schintu. La Fondazione è l’organismo che per conto del Comune e dei Gremi dei Contadini e dei Falegnami organizza la giostra. Il suo presidente è Angelo Bresciani, il sindaco di Oristano Andrea Lutzu ne è presidente onorario. Tra gli indagati dell’ultima ora anche altri due cavalieri: si tratta di Giuseppe Catapano e di Marco Pau. Per tutti, l’accusa è di sostituzione di persona in concorso.
Marzio Schintu (ieri irraggiungibile, mentre Catapano ha preferito non rilasciare dichiarazioni) e Francesco Castagna avrebbero in qualche modo aiutato a “fregare” i controlli della Nado Italia: mandando all’antidoping un cavaliere “pulito” anziché qualcuno che avrebbe avuto da temere dal controllo. «Io posso dire quel che ho fatto. E voglio specificare che non ho sottoscritto alcun accordo con la Questura, perché l’Associazione cavalieri che tutela e rappresento giuridicamente non alcun compito istituzionale». Castagna è stato chiamato, alla Sartiglia di domenica, ad aiutare la Fondazione per individuare i cavalieri che dovevano essere sottoposti ai controlli. «Presidente e vice presidente della Fondazione e i funzionari di polizia mi comunicavano i nomi dei cavalieri che dovevano fare l’antidoping. C’era confusione, bisognava cercarli e individuarli perché comunque avevano la maschera, non era semplice. Tutto qui». Castagna non pensava che, dando una mano, si sarebbe cacciato in un guaio. «Ero talmente in buona fede che il martedì ho accettato di aiutarli ancora, visto che me lo hanno chiesto il presidente della Fondazione il questore in persona». Di aver barato nell’accompagnare i cavalieri, nemmeno l’idea. «Considerato quello che sta succedendo, questa Sartiglia avrà strascichi e non solo giudiziari. Dovremo rivedere tante cose, anche al nostro interno ».
«Non posso entrare nel merito delle indagini, ma voglio vederci chiaro», dice Angelo Bresciani, presidente della Fondazione Sa Sartiglia. Non ha ancora sentito il suo vice, Marzio Schintu. Sulle procedure di identificazione dei cavalieri: «L’Associazione cavalieri a suo tempo aveva fornito la copia della carta di identità di tutti i sartiglianti, indirizzandola alla Questura. La Fondazione ha fatto da passacarte, come anche per le autocertificazioni che riguardavano il rispetto dell’ordinanza Martini in riferimento alla sanità animale. Anche perché le autocertificazioni in campo sanitario non hanno valore».
La Sartiglia dei veleni non finisce di riservare sorprese. Ma hanno poco a che fare con le stelle da centrare e l’abilità dei cavalieri. Quelle, sembrano appartenere a una storia lontana.
Marzio Schintu (ieri irraggiungibile, mentre Catapano ha preferito non rilasciare dichiarazioni) e Francesco Castagna avrebbero in qualche modo aiutato a “fregare” i controlli della Nado Italia: mandando all’antidoping un cavaliere “pulito” anziché qualcuno che avrebbe avuto da temere dal controllo. «Io posso dire quel che ho fatto. E voglio specificare che non ho sottoscritto alcun accordo con la Questura, perché l’Associazione cavalieri che tutela e rappresento giuridicamente non alcun compito istituzionale». Castagna è stato chiamato, alla Sartiglia di domenica, ad aiutare la Fondazione per individuare i cavalieri che dovevano essere sottoposti ai controlli. «Presidente e vice presidente della Fondazione e i funzionari di polizia mi comunicavano i nomi dei cavalieri che dovevano fare l’antidoping. C’era confusione, bisognava cercarli e individuarli perché comunque avevano la maschera, non era semplice. Tutto qui». Castagna non pensava che, dando una mano, si sarebbe cacciato in un guaio. «Ero talmente in buona fede che il martedì ho accettato di aiutarli ancora, visto che me lo hanno chiesto il presidente della Fondazione il questore in persona». Di aver barato nell’accompagnare i cavalieri, nemmeno l’idea. «Considerato quello che sta succedendo, questa Sartiglia avrà strascichi e non solo giudiziari. Dovremo rivedere tante cose, anche al nostro interno ».
«Non posso entrare nel merito delle indagini, ma voglio vederci chiaro», dice Angelo Bresciani, presidente della Fondazione Sa Sartiglia. Non ha ancora sentito il suo vice, Marzio Schintu. Sulle procedure di identificazione dei cavalieri: «L’Associazione cavalieri a suo tempo aveva fornito la copia della carta di identità di tutti i sartiglianti, indirizzandola alla Questura. La Fondazione ha fatto da passacarte, come anche per le autocertificazioni che riguardavano il rispetto dell’ordinanza Martini in riferimento alla sanità animale. Anche perché le autocertificazioni in campo sanitario non hanno valore».
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