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Oristano

La salute parte dalle bonifiche dei siti inquinati

La salute parte dalle bonifiche dei siti inquinati

Il monito delle associazioni provinciali: «Legami con l’incidenza delle patologie neurodegenerative»

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ORISTANO. «Non chiediamo solo cure e assistenza: vogliamo prevenzione, partendo dall’abbattimento dei livelli di inquinamento dell’ambiente con la bonifica dei siti compromessi». Maria Grazia Martana, la presidente dell’Associazione parkinsoniani di Nuoro va subito al sodo. «Il legame fra le malattie neuro degenerative, quindi non solo il Parkinson, ma anche Sla e Alzheimer, solo per fare qualche esempio, e la qualità dell’ambiente non è più solo un sospetto – dice –. Ricerche scientifiche hanno confermato la maggior incidenza di queste patologie nelle aree più inquinate. La nostra associazione – prosegue – ha fatto convegni e incontri sull’argomento. Affermare che la Sardegna sia una terra più felice di altre perché con bassi livelli di inquinamento non è corretto. Ci sono aree industriali altamente compromesse, da Portovesme a Porto Torres, passando per Ottana, dove le industrie hanno spesso inquinato e poi fatto i bagagli, spesso senza preoccuparsi di fare le bonifiche. Industrie che hanno lasciato ai sardi il fardello più difficile da sopportare: perché alla disoccupazione si è aggiunto il problema dell’inquinamento. Bisogna che chi di competenza, dunque Stato e Regione, accelerino l’attuazione di piani di bonifica troppo spesso annunciati ma altrettanto disattesi».

Le malattie neurodegenerative e la loro maggiore diffusione sono un problema sociale, oltre che sanitario: «L’aumento dei casi di Parkinson è un problema per la Sardegna - continua -. Purtroppo, al contrario di altre patologie, non esiste un registro regionale che permetta di avere una visione esatta della situazione. Una rivendicazione che la nostra associazione ha posto anche di recente al direttore generale dell’Asl unica, Fulvio Moirano, senza però, almeno per il momento, ottenere risposte concrete».

Maria Grazia Martana spiega come l’assenza di un monitoraggio renda più difficile affrontare in maniera completa un problema «che nel caso di malattie come il parkinson non è unicamente sanitario, ma anche sociale. Ci sono problemi che pazienti e familiari devono affrontare quotidianamente e che si accentuano con l’avanzare dell’età del pakinsoniano, il cui destino, troppe volte, è quello di vivere gli ultimi anni nella totale solitudine. Per questo quando facciamo le manifestazioni cerchiamo di farle all’aperto, fra la gente». (m.c.)

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