Sartiglia e controlli antidoping, padre Paolo intimidito: era dalla parte del questore
Simonetta Selloni
Il francescano sartigliante su Fb: messo all’indice dall’Associazione cavalieri.Tra i commenti le censure: «Perché vuoi fare il paladino? O stai zitto o vai via»
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ORISTANO. Accuse, di essere una spia del questore dentro l’Associazione cavalieri dove regna il silenzio sulle questioni legate al doping e alla Sartiglia. Un’aggressione quasi fisica nel corso di una riunione dell’Associazione, conseguenze “devastanti dentro l’Associazione e non solo e pressioni e intimidazioni” per aver pericolosamente frequentato il questore Aliquò. Padre Paolo Contini ha 45 anni ed è un sartigliante. Con un gesto eclatante ha deciso di pubblicare sulla sua bacheca di Facebook un articolato intervento di vera e propria denuncia su una situazione pesante, e su quella che lui definisce «Ipocrisia generale». E lo fa «perché voglio essere un uomo libero e non voglio avere paura di nessuno, neppure di chi insulta o grida». Il punto è questo: nella Sartiglia 2018 segnata da quattro inchieste e dieci indagati, nate praticamente dalla decisione di sottoporre i cavalieri ai controlli antidoping, il sacerdote ha assunto una posizione netta. Scomoda. «Nella nostra città è arrivato un uomo, un vero uomo di Stato, che ci ha messo tutti in crisi chiedendoci di non lasciar inquinare da “alcuni" questo tesoro che è la Sartiglia di “tutti”. Io sin dall'inizio ho sposato questa linea e senza paura di essere smentito da alcuno ho sempre detto a coloro che contestavano: io sono d'accordo col questore».
Il riferimento è evidente: i controlli antidoping decisi dal questore che aveva avuto precisi segnali, come lo stesso Aliquò aveva dichiarato alla Nuova, del fatto che nell’ambiente dei cavalieri circolassero sostanze dopanti. Apriti cielo: al balletto della disponibilità a sottoporsi ai controlli, era seguito il caso della Sartiglia di domenica 11 febbraio e quello delle pariglie del post corsa del 13. Con l’inchiesta sulla sostituzione dei cavalieri, uno “scambio” tra chi aveva da temere per i controlli e chi invece non aveva nulla da nascondere.
«Ieri sera insieme ad un altro amico sacerdote ho salutato il questore che parte. Siamo andati a cena con lui e prima di andar via ho voluto fare una foto che desidero postare su Facebook, cosa per me molto insolita».
La scelta di padre Paolo ha provocato una serie di commenti. Chi lo ha sostenuto, chi ha invocato una sorta di silenzio preoccupante. Mafioso. Tra questi: «la cosa più brutta credo sia che un gruppo si dovrebbe solo tutelarsi, sorreggersi. Se permetti ognuno è libero di fare ciò che vuole e dovevi fare come facevo io allora forse...fregarmene e farmi gli affari miei...perché vuoi fare il paladino? Devi decidere o resti o vai via e non vedrai mai sfumature che a te non piacciono». Per qualcun altro, «Se non vi va bene (come non va bene alla maggior parte) o state zitti o ve ne andate». Insomma, il dissenso di padre Paolo – o di chiunque altro – non è benvenuto: ma anzi, va censurato, come se fosse tabù da non far uscire all’esterno. Almeno questo pensano alcuni dei cavalieri, basta andare a guardare nella bacheca di Facebook di padre Paolo, che è pubblica.
Il religioso ha risposto a ogni rilievo. «Ma stando alla tua logica – scrive a chi lo invita al silenzio o a farsi da parte – in Associazione vige una norma non scritta che tutela chi delinque e cerca di radiare chi dissente. E comunque io dissento circa l'illegalità e però continuerò a restare in Associazione».
Una denuncia forte. In onore di «una città bellissima e che da sempre ha avuto a cuore la legalità e l'onestà. Lo faccio anche per l'amore che ho per la Sartiglia e per il desiderio di giocare sempre a carte scoperte anche quando indosso la maschera». Infine, padre Paolo ribadisce la stima nel questore, «uomo di Stato, da cui ho imparato che la giustizia e l'onestà sono valori che meritano anche importanti sacrifici personali».
Il riferimento è evidente: i controlli antidoping decisi dal questore che aveva avuto precisi segnali, come lo stesso Aliquò aveva dichiarato alla Nuova, del fatto che nell’ambiente dei cavalieri circolassero sostanze dopanti. Apriti cielo: al balletto della disponibilità a sottoporsi ai controlli, era seguito il caso della Sartiglia di domenica 11 febbraio e quello delle pariglie del post corsa del 13. Con l’inchiesta sulla sostituzione dei cavalieri, uno “scambio” tra chi aveva da temere per i controlli e chi invece non aveva nulla da nascondere.
«Ieri sera insieme ad un altro amico sacerdote ho salutato il questore che parte. Siamo andati a cena con lui e prima di andar via ho voluto fare una foto che desidero postare su Facebook, cosa per me molto insolita».
La scelta di padre Paolo ha provocato una serie di commenti. Chi lo ha sostenuto, chi ha invocato una sorta di silenzio preoccupante. Mafioso. Tra questi: «la cosa più brutta credo sia che un gruppo si dovrebbe solo tutelarsi, sorreggersi. Se permetti ognuno è libero di fare ciò che vuole e dovevi fare come facevo io allora forse...fregarmene e farmi gli affari miei...perché vuoi fare il paladino? Devi decidere o resti o vai via e non vedrai mai sfumature che a te non piacciono». Per qualcun altro, «Se non vi va bene (come non va bene alla maggior parte) o state zitti o ve ne andate». Insomma, il dissenso di padre Paolo – o di chiunque altro – non è benvenuto: ma anzi, va censurato, come se fosse tabù da non far uscire all’esterno. Almeno questo pensano alcuni dei cavalieri, basta andare a guardare nella bacheca di Facebook di padre Paolo, che è pubblica.
Il religioso ha risposto a ogni rilievo. «Ma stando alla tua logica – scrive a chi lo invita al silenzio o a farsi da parte – in Associazione vige una norma non scritta che tutela chi delinque e cerca di radiare chi dissente. E comunque io dissento circa l'illegalità e però continuerò a restare in Associazione».
Una denuncia forte. In onore di «una città bellissima e che da sempre ha avuto a cuore la legalità e l'onestà. Lo faccio anche per l'amore che ho per la Sartiglia e per il desiderio di giocare sempre a carte scoperte anche quando indosso la maschera». Infine, padre Paolo ribadisce la stima nel questore, «uomo di Stato, da cui ho imparato che la giustizia e l'onestà sono valori che meritano anche importanti sacrifici personali».
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