A lezione di musica con Gramsci
Il nipote del grande pensatore sardo protagonista di un seminario a Ghilarza
2 MINUTI DI LETTURA
GHILARZA. La curiosità e l'interesse verso la cultura musicale dei Paesi che gravitano attorno al Mediterraneo possono fungere da innesco del processo di integrazione tra i popoli. È il messaggio che il maestro Antonio Gramsci, nipote di uno dei massimi pensatori ed esponenti politici del Novecento italiano, si è ripromesso di diffondere tra le nuove generazioni, a cominciare dai posteri nati e vissuti nella terra d'origine dell'antenato. Una lezione trasmessa per la prima volta in Italia agli allievi dell'indirizzo musicale della scuola media di Ghilarza, che stanno frequentando il seminario sulla ritmica attivato dall'istituto comprensivo anche nell'intento di ampliare la conoscenza sulla personalità più eclettica e carismatica che la Sardegna abbia mai espresso. E in effetti il Gramsci ideologo, politico e filosofo è ricorso spesso negli spazi di approfondimento. La stessa lezione impartita dall'erede è permeata dei valori etici di cui è intriso il pensiero gramsciano. «In un'Europa che sta cambiando etnicamente, culturalmente e politicamente è emerso il problema dell' integrazione, intesa come interesse genuino per le culture di altri popoli. E il mio ruolo è di mostrare ai giovani la ricchezza e la varietà della cultura musicale mediterranea, di cui la Sardegna è il centro». Nel seminario Gramsci, docente della Scuola italiana di Mosca, insegna a suonare la Darbuka applicando il sistema di notazione ritmica araba antica. «Questo sistema di trascrizione fu inventato dagli Arabi, che all’Europa hanno consegnato un grande patrimonio nel campo delle scienze e della stessa musica – ha sottolineato il maestro – con la Darbuka, un tamburo a calice diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo, si può dimostrare la grande ricchezza della ritmica del Medio Oriente, di quelle balcanica e italiana. E la mia attività ha un certo sapore politico perché insegna il rispetto per la cultura mediorientale sia ai ragazzi di origine araba sia agli europei. Suscitare la curiosità verso le culture di altri popoli spinge a conoscere meglio l'altro. Più ci sarà rispetto da parte degli europei per il Medio Oriente, più l' apprezzamento sarà reciproco: così si intensifica l'integrazione». Agli studenti Antonio Gramsci junior, figlio del secondogenito del politico e pensatore, Giuliano, ha parlato diffusamente del nonno e della storia della famiglia rivoluzionaria da cui discende. Tanti gli aneddoti rievocati davanti alla giovane platea: dal summit tra Gramsci e Lenin all'incontro con la moglie Julia Schucht, pasionaria e fine violinista, allo scambio epistolare con i figli. Il maestro, che venerdì concluderà la prima esperienza didattica in Italia con un saggio musicale, ha anche lanciato un messaggio forte ai ragazzi «Non siate indifferenti», citando il ben più famoso articolo del nonno.(mac)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
