La Nuova Sardegna

Oristano

Il tesoro che aspetta il suo museo

Enrico Carta
La Pecora Paolina di Antonio Amore
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La Pecora Paolina di Antonio Amore

Le opere di Antonio Amore mai mercificate affollano la casa di Oristano dove l'artista siciliano ha sempre vissuto con la moglie Michelina Angheleddu la quale, ora, assieme al figlio Maurizio, vorrebbe dare vita al sogno di una esposizione permanente

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ORISTANO. In vita era volutamente rimasto lontano dalla mercificazione dell'arte alla quale non aveva voluto mescolare il suo nome. A dieci anni dalla morte sembra però ingiustamente finito in un angolo. Quella Oristano che aveva scelto quale sua dimora quasi si scorda di lui. Qualche mostra imperdibile in passato, l'ultima davvero meritevole di qualche mese fa allo spazio MArte di via Cagliari, e poco altro. Le tracce e persino il patrimonio lasciato in eredità da uno dei più grandi artisti del Novecento italiano sembrano essersi perse nella sabbia di una città troppo orientata verso l'identificazione tra Sartiglia e cultura.

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Eppure Antonio Amore dietro di sé, oltre che il ricordo di chi continua ad ammirare le sue opere, ha lasciato uno scrigno pieno di gioielli dal valore elevatissimo. Centinaia di opere sono custodite ancora oggi nella sua casa alla periferia della città, lontana dai rumori e dai fasti che egli aveva sempre fuggito. È un tesoro che meriterebbe un museo, magari proprio all'interno della sua dimora perché è dai primi passi nel giardino che si intuisce che quello non è un luogo banale. Ogni angolo è riempito dalle pitture, dalle ceramiche e dalle sculture - tra queste la famosissima pecora Paolina - del grande maestro, nato a Catania nel 1918 e morto a Oristano nel 2009.

Ogni cassetto nasconde disegni, bozze, manifesti cinematografici. È una vita di lavoro passata inseguendo l'arte che solo pochi occhi possono oggi ammirare. Quelli di Michelina Angheleddu, la moglie, sono i più fortunati perché ogni giorno ha davanti a sé le opere tra cui vi sono anche suoi magnifici ritratti, memorie di una vita passata insieme dal momento dell'incontro nella Sardegna che Antonio Amore aveva eletto a sua dimora dopo il periodo d'esordio in Sicilia e gli anni trascorsi a Roma, quando la porta verso la fama era ormai spalancata.È impossibile districarsi in quel labirinto di quadri e sculture. È invece facilissimo perdersi tra opere che avrebbero bisogno di un lunghissimo lavoro di catalogazione prima di essere fruibili al pubblico.

Il patto tra l'artista, la moglie e il figlio Maurizio fu sancito a parole, ma è replicato in numerosissimi lavori oggi custoditi nella casa. «Non vendere per dieci anni dalla mia morte». E vendere non significa svendere, diceva l'orgoglio dell'artista che sapeva di valere ben più del provincialismo e del regionalismo a cui molti altri artisti isolani sono rimasti inchiodati. Oggi, proprio la moglie Michelina sogna di poter avere per quel tesoro uno spazio espositivo, magari proprio in quella casa dove ancora i pennelli e gli arnesi del mestiere raccontano una storia meglio di quanto farebbe la penna di uno scrittore.

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